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Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia si dichiara profondamente deluso e parzialmente sorpreso dalle parole del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano, che ha ricordato Garibaldi definendolo Ћespressione di idealitр ancora vive della democrazia italianaЛ. Quali idealitр? Quelle di sentirsi italiani solo davanti ad un piatto di pasta o ipnotizzati dal televisore ad assorbire gli ammorbanti messaggi del regime mediatico che ci ha imposto una letale identitр fittizia ed allogena? Quale democrazia italiana? Quella che in Sicilia gestisce e controlla il voto, tutt'altro che Ћpersonale, libero, segretoЛ ma invece palesemente gestito in maniera strettamente e scientificamente clientelare legandolo non alla pura espressione di volontр e pensiero, ma esclusivamente al bisogno impellente di sopravvivenza dovuto alla situazione di gravissimo degrado cui la Sicilia e i Siciliani sono costretti con la forza? Ci ha delusi il Presidente Napolitano, dopo averci incoraggiati con le sue recenti parole favorevoli all'applicazione piena dello Statuto Speciale di Autonomia per la Regione Siciliana, facendoci credere che veramente, come gli augurammo all'indomani della sua elezione, avrebbe potuto essere Ћun valido, saggio e sapiente traghettatore, l'ultimo presidente dello Stato Italiano per come lo conosciamo oggi: lo stato degli inganni, dell'alienazione culturale, della prigionia mentale, dei consumi compulsivi dell'altrui produzione, della depressione economica e produttiva, dell'ambiente negato, delle nazioni represse, lo Stato Italiano centralista, colonizzatore, assimilazionista, oppressoreЛ. Eppure il Capo di questo Stato Italiano ha intelligentemente e scientemente glissato sulla figura storica dello stesso Garibaldi, definito Ћun personaggio sul cui operato si addensano numerose ombreЛ dall'on. Reina dell'Mpa. E allo stesso partito appartiene il sen. Pistorio, protagonista di una querelle al Senato ove, secondo il regolamento, non gli ш stata data la possibilitр di esprimere la propria visione sulle Ћcontraddizioni profonde del processo di unificazione nazionaleЛ, protestando per il mancato Ћcenno al tema ancora aperto dell'unitр sostanziale del nostro PaeseЛ. Tema molto caro allo stesso Pistorio, in passato giр dichiaratamente desideroso di voler Ћpromuovere davvero l’unitр del PaeseЛ, ed al partito di cui ш membro. Ma ш chiaro che ci troviamo, da parte di personaggi che non piљ di alcuni mesi addietro non osavano porre dubbio su Garibaldi e la nascita dello Stato Italiano, di una errata individuazione tanto della Patria di appartenenza (a prescindere dal riconoscerla o meno come propria), che ш e sarр sempre quella Siciliana, quanto di una innegabile confusione, nonostante i manifesti intenti "revisionistici", circa la nascita dello Stato Italiano. Ebbene quella italiana non fu e non puђ essere considerata una "unificazione" tanto per le modalitр violente e impositive che la caratterizzarono nel suo essere una espansione territoriale (corroborata da un plebiscito non democratico di facciata) di uno stato giр esistente, quello piemontese, e non un consesso di realtр statuali liberamente unitesi, quanto per la palese inesistenza, a tutt'oggi, una "nazione italiana" storica in nome della quale compiere "ad ogni costo" la nascita dell'Italia non piљ come mera indicazione geografica della penisola italiana, ma come Stato sotto le insegne della monarchia sabauda, per la cui sopravvivenza economica la conquista del Regno delle Due Sicilie, Stato tra i piљ economicamente e tecnologicamente piљ progrediti del mondo di allora sebbene in difetto di libertр politiche nei confronti della Sicilia che giр con esso perse la propria statualitр, fu provvidenziale e necessaria. La "unificazione" o "riunificazione" non aveva ragion d'essere, nemmeno quale riedizione di quello che viene solitamente considerato il "precedente": l'Impero Romano. Che peraltro, va ricordato, venne costruito con la violenza, l'imposizione, la guerra, al pari stesso del Regno d'Italia (anche nel suo "ritorno in Sicilia" del 1944). Impero Romano che iniziђ , tra le altre deleterie politiche, il disboscamento della Sicilia i cui effetti in tema di erosione, approvvigionamento idrico, clima, si sentono forti oggi. Impero Romano che perђ non osђ annettere la Sicilia al "territorio metropolitano", ma di cui fu invece la prima Provincia, ovverosia la prima colonia extraterritoriale. Impero Romano che, nonostante l'apparente "forza", finь di esistere, come ш destinato a cessare ogni imperialismo. Compreso quello dello Stato Italiano, a cui oggi, nonostante la lettera dello Statuto Speciale che ш parte integrante della Costituzione della Repubblica Italiana, ш oggi annessa al 100% la colonia Sicilia. Invasa e conquistata brutalmente con la forza e ingenti denari dal mercenario Giuseppe Garibaldi. Del quale si suole tacere, o tutt'al piљ accennare in termini accondiscendenti, dei suoi trascorsi di schiavista e ladro di bestiame (Ћtratto negri e cavalliЛ, egli stesso affermђ), di persona incline alla delinquenza e allo stupro (cosa che gli costђ l'orecchio sinistro) o di tutt'altro che intrepido corsaro al soldo di una "repubblica delle banane", la "Republica do Rio Grande do Sul" voluta dal proprietario terriero Bento Gonчalves da Silva a partire da una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza arbitraria. Cosь come si tace dell'ampia copertura dell'Impero Britannico, che agevolђ lo sbarco dei "circa Mille" a Marsala con gli "sloops" Argus e Intrepid, da centinaia di bocche da fuoco e pieni zeppi di Royal Marines, oltre le altre imbarcazioni ove verranno corrotti i vertici militari duosiciliani. Cosь come si tace delle decine di migliaia di mercenari-macellai, in gran parte ungheresi, che fecero il "lavoro sporco" al posto dei "volontari garibaldini", inventando al loro posto la figura dei "picciotti", invero manovalanza mafiosa inviata da chi aveva "fiutato l'affare" nell'opportunitр dell'annessione piemontese, ottenendone denari, terre (promesse e mai assegnate ai contadini siciliani) che saranno la base economica della nascente mafia, e l'incarico di dare inizio all'oppressone colonialista, divenendo struttura e strumento dello Stato Italiano. E poco o nulla si dice delle stragi perpetrate con scientifica crudeltр dal luogotenente di Garibaldi, Nino Bixio, "'u cani arraggiatu", al quale anche in Sicilia sono incredibilmente intitolate strade e piazze. In tal senso, il nostro gradimento e plauso va forte all'iniziativa del Sindaco di Capo d'Orlando, Enzo Sindoni, che ha deciso di dare una svolta in direzione della veritр e della gloriosa storia di Sicilia alla toponomastica del proprio comune, iniziando da piazza Blasco Alagona, nuova denominazione della giр piazza Ruggero di Lauria, definito (al pari, aggiungiamo, dello stesso Garibaldi e dei suoi compagni di scorrerie e di altri piљ recenti e attuali personaggi tristi protagonisti degli ultimi scenari bellici) alla cerimonia di ridenominazione della piazza un Ћcriminale di guerraЛ dal Prof. Corrado Mirto, il piљ importante esperto di Storia della Sicilia medievale e in gioventљ membro della Lega Giovanile Separatista del MIS, di cui il Prof. Mirto ha piљ volte salutato con favore la attuale rivitalizzazione. Ma tali indispensabili e coraggiose iniziative non bastano perchщ si metta ancora a tacere a chi grida allo "scandalo" e alla "lesa maestр" quando si osa dire la semplice realtр fattuale su Garibaldi e sui fatti che portarono alla conquista militare del Regno delle Due Sicilie, mascherata da "liberazione" quando invece fu un autentico saccheggio, di cui, con lacrime di Coccodrillo (giacchщ egli stesso derubђ il Banco di Sicilia delle riserve auree strategiche del Regno) lo stesso Garibaldi ebbe quasi a pentirsi, dicendo Ћveggo succedere il vituperio della Sicilia mia seconda terra d'adozioneЛ, aggiungendo: ЋNon rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!Л. E a gridare alla "lesa maestр" si ш messo, alcuni mesi addietro, ad esempio il Coordinatore estero di "Italia dei Valori", Massimo Bernacconi, che ha lanciato velenosi strali contro il nostro Movimento reo di aver sottolineato quanto Garibaldi realmente fosse violento e inaffidabile, cosa confermata anche dalle parole di Vittorio Emanuele II rivolte a Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo: ЋCome avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non ш affatto cosь docile nщ cosь onesto come lo si dipinge, e come Voi stesso ritenete. Il suo talento militare ш molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che ш stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, ш da attribuirsi interamente a lui, che s'ш circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosaЛ. E Bernacconi va ad aggiungersi alla triste e lunga schiera di personaggi che, in nome delle falsitр istituzionalizzate a fini propagandistici, si oppongono al giusto corso della ricerca storica, che come ci insegna giusto il Prof. Mirto ш e deve sempre essere pronta a "rivedere se stessa" in nome della veritр dei fatti (un "revisionismo" necessario in presenza di enormi falsitр), ed alla sacrosanta rivendicazione di quei siciliani che rivendicano il diritto all'autodeterminazione ed al pieno e diretto esercizio della sovranitр per la Nazione Siciliana con l'obiettivo della piena indipendenza e in collaborazione paritaria con i popoli italici, di tutta l'Europa e del Mediterraneo. Una schiera di personaggi come Mussolini, che definь il separatismo siciliano Ћconati separatistici di spregevoli mercenari del nemicoЛ, mentre Pietro Nenni lo ritenne Ћun movimento vandeano sostenuto dalle vecchie forze fascisteЛ, con Togliatti che gli fece eco definendolo ЋfascismoЛ, quando alla Assemblea Costituente piљ volte il fondatore del MIS, Andrea Finocchiaro Aprile, venne provocato da deputati italiani con l'invettiva Ћperchщ non fece il separatismo sotto Mussolini?Л, ottenendone la risposta Ћperchщ non faceste voi la democrazia sotto Mussolini?Л, o Ferruccio Parri, che definendo il nord Ћsuperiore democraticamenteЛ al sud, intimђ ai siciliani di Ћmetter da parte ogni impazienza autonomisticaЛ, come se la naturale rivendicazione dell'indipendenza da parte di un popolo glorioso potesse o possa essere ridotta e minimizzata ad un qualunque autonomismo! E oggi la classe politica italiana non fa altro che confermare simili invettive, mantenendo questo stato di violenta colonizzazione, di tentata assimilazione, di ostinata falsificazione. E ad essa, ai suoi esponenti italiani e ai traditori siciliani al suo servizio, rivolgiamo ancora la parole del nostro grande leader Finocchiaro Aprile: ЋSi ш fatta la voce grossa in Italia contro l'indipendentismo siciliano, sorto in difesa della nostra terra; noi non siamo che le avanguardie di un popolo che ormai muove alla riscossa e che nulla piљ fermerр. Non vi opponete alle sue giuste rivendicazioni. Voi avete il dovere di evitare una catastrofe. L'indipendenza della Sicilia ш la sola soluzione del conflitto tra la Sicilia e l'Italia, e la Sicilia la conquisterрЛ. Catania, 7 Jugnettu 2007 A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S. Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Sede Riposto (Presidenza Nazionale - Segreteria Nazionale): Corso Italia, 289 - Riposto (CT) Tel. (+39) 095 934025 Fax (+39) 178 2211303 Sede S.Venerina Via Giovanni Mangano, 17 - S.Venerina (CT) Tel. (+39) 095 953464 Sede Belpasso Via Lorenzo Bufali, 2 - Belpasso (CT) Mobile (+39) 368 7817769 Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda Tel. (+39) 095 518 7777 Fax (+39) 095 29 37 230 Mobile (+39) 349 6933580 internet: www.siciliaindipendente.org email: mis1943@gmail.com Skype id: nicheja ЋNoi vogliamo difendere e diffondere un’idea della cui santitр e giustizia siamo profondamente convinti e che fatalmente ed ineluttabilmente trionferрЛ. Andrea Finocchiaro Aprile, 1944 (cc) 2007 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia - Some rights reserved (Creative Commons license by-nc-nd 2.5 it) QUESTO MESSAGGIO PUв ESSERE LIBERAMENTE E GRATUITAMENTE INOLTRATO, NELLA SUA INTEREZZA ED ATTRIBUENDONE L'ORIGINE, A CHIUNQUE RITENIATE POSSA ESSERE INTERESSATO AI CONTENUTI ESPRESSI E ALLE INIZIATIVE DEL M.I.S. AVVERTENZA PER LA PRIVACY - D.L.196/2003 I Comunicati informativi e/o stampa  del "Movimento per l'Indipendenza della Sicilia" rispettano le norme sulla privacy del Decreto Legislativo 196/giugno 2003. Essi non rappresentano "spam" ma informazione politica, culturale, sociale ed economica su argomenti di attualitр e riflessione aventi ad oggetto la Sicilia ed i Siciliani, non rientrando quindi tra le categorie di e-mail che necessitano del preventivo consenso del destinatario secondo il predetto Codice della Privacy (D.L. 196/2003). Sono inviati a coloro il cui indirizzo ш stato segnalato dagli utenti stessi, da conoscenti, dalla Stampa o da elenchi resi pubblici. NON HANNO ALCUN SCOPO DI LUCRO. Gli indirizzi non vengono ceduti in alcun caso a terze parti nщ pubblicizzati in alcuna maniera, salvo meri errori materiali. 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