Intervista al pittore Luciano Trevisan in occasione delle mostre di Spoleto incontra Venezia

24/set/2014 10.26.26 UffStampaMilano Contatta l'autore

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Tra gli artisti in mostra a “Spoleto incontra Venezia” ci sarà Luciano Trevisan, assieme a nomi di spicco come Dario Fo, Eugenio Carmi e José Dalì. L’esposizione si terrà a Palazzo Falier, nobile dimora veneziana sul Canal Grande, dal 28 settembre al 24 Ottobre 2014, con la curatela di Vittorio Sgarbi e la direzione del manager Salvo Nugnes. Di seguito, l’intervista: 

D: Come nasce l'occasione di partecipare a questo importante evento espositivo?

R: Primo motivo: sono stato invitato. Secondo motivo: la mostra a cura di Vittorio Sgarbi è garanzia di competenza, serietà e prestigio. Terzo motivo: l'abbinamento di due Città d'Arte come Spoleto e Venezia esaltano l'iniziativa dell'esposizione dandole un valore internazionale, inoltre la mostra si svolge in concomitanza con la 14a Biennale Internazionale di Architettura. Quarto motivo: la bellissima sede espositiva di Palazzo Falier con i suoi originali liagò. Quinto motivo: l'importante adesione del Presidente della Repubblica. 

D: È la prima volta che espone a Venezia?

R: Per la 54a Esposizione della Biennale, il Prof. Paolo Levi inviò la segnalazione del mio lavoro artistico al Coordinamento Organizzativo Arthemisia Group di Roma, ma ci fu un disguido e la documentazione arrivò in ritardo. Questa è la prima volta. 

D: Quali opere esporrà e quale orientamento tematico seguono?

R: Esporrò 6 opere: Pietà (2005); Il costo del petrolio (2007); Luci di Natale (2007); Dacci oggi il nostro pane quotidiano (2014); Gaza (2014); Madre Teresa di Calcutta (2013). Per quanto riguarda l'orientamento tematico rispondo con queste parole: i miei quadri sono camere di vita. Apriamo la porta ed entriamo. Ci troviamo di fronte alla rappresentazione di una realtà che conosciamo, ma che per comodità facciamo finta di non vedere. Avvenimenti che ci richiedono delle risposte. I miei quadri sono l'agenda dove ho scritto con il pennello oltre 40 anni di avvenimenti e disattenzioni dell'uomo. 

D: Quando e come è avvenuto il suo approccio al mondo dell'arte?

R: Da bambino il mio giocattolo preferito era la matita, la superficie di marmo bianco del grande tavolo di casa è stato il mio primo foglio dove esprimere le mie emozioni. Passione che poi si è concretizzata con lo studio e il lavoro. Ho frequentato dapprima l'Istituto di Belle Arti di Vercelli, ho proseguito i miei studi a Milano alla Scuola del Castello Sforzesco, e all'Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo un'ulteriore esperienza di studio a Zurigo, sono tornato a Milano e mi sono diplomato anche come Tecnico Pubblicitario Professionista. Ho costruito immagini coordinate per centinaia di aziende leader: dal marchio alla modulistica, dal progetto di arredo di uffici, punti vendita, centri commerciali, stand, disegni industriali di prodotti, alla comunicazione pubblicitaria, ma ho sempre trovato il tempo anche per continuare l' attività di pittore. A volte lo sfrenato mondo del consumismo mi ha portato a realizzare quadri di denuncia come "I vitelli d'oro” del 1970 oppure "Natura morta" del 1971, ecc. 

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell'arte e della cultura, con fama internazionale?

R: Spoleto, una città ricca di storia, arte e cultura, conosciuta nel mondo anche per le manifestazioni  come il Festival dei Due Mondi; Venezia città lagunare unica al mondo, conosciuta non solo per le sue grandi opere d'arte, per il suo Carnevale e in modo particolare per le Biennali, esempio di ricerca culturale e innovazione nei vari settori dell'arte. L'incontro di queste due realtà culturali in concomitanza con la 14a Biennale Internazionale di Architettura, in un momento storico di incertezze e difficoltà economiche internazionali, è un grande segnale per la cultura Italiana sulla strada del Cambiamento e dello Sviluppo. 

D: È compiaciuto di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?

R: La scelta della mia partecipazione a questa mostra abbinata a illustri nomi di artisti, è motivata dalla certezza che questa iniziativa culturale verrà seguita da molte persone, così i messaggi dei miei quadri denuncia avranno modo di arrivare al grande pubblico. 

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale?

R: È complicato oggi definire la parola “arte”. Tutto è arte: in questa corsa sfrenata del nostro tempo è difficile soffermarsi e vedere, per poi pensare. Oggi un quadro viene giudicato un’icona ferma e superata. Oggi si sente il bisogno di sperimentare: reazioni visive, provocazioni, "performance", come i manichini impiccati ad un albero, dove l'artista non ha eseguito la costruzione del soggetto, né ha provveduto a collocarlo; così come il pescecane, il teschio, il letto sfatto; oggi basta avere le idee, non serve più saper dipingere o scolpire, siamo diventati tutti artisti, così ci ha insegnato la TV, e il mercato delle aste guidate. 

D: Ci sono degli artisti e/o delle correnti, che apprezza in modo particolare?

R: Certamente sono erede della pittura del ‘900, ma ogni giorno incontro gli artisti che hanno stimolato in me l'amore per l'arte; frequento visivamente le loro mostre, rileggo la storia del loro percorso. Artisti vicini al mio modo di pensare, pittori che hanno dipinto la vita, il costume, le disattenzioni del loro tempo, come: Bosch, Bruegel, Hogarth, Goya, Munch, Hopper. In modo particolare apprezzo: Giotto, Beato Angelico, Piero della Francesca, Antonello da Messina, Caravaggio, Velazquez.

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