Alberi di Luce alla Sabinalbano Modart Gallery

Il talento di artigiana orafa di Maria Pia Lacorazza si è potuto così esprimere al meglio, mescolando fantasia e originalità partenopee con il fascino avito della cultura dell'America Latina, il cui seme germoglia con vigore irriducibile in ogni singola creazione, echi di gusto barocco di entrambe le tradizioni con l'essenzialità quasi geometrica del design.

14/dic/2009 11.23.30 Victoriano Papa Contatta l'autore

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Giovedì 17.12.2009 alle 19:30 inaugurazione di “Alberi di Luce”, ensemble delle nuove creazioni di MARIA PIA LACORAZZA, presso la “SABINALBANO Modart Gallery” (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, NAPOLI. Info: 081/421716, sabinalbano@yahoo.it, http://www.facebook.com/#/group.php?gid=78753560895), visitabile sino al 10.01.2010 tutti i giorni, eccetto il lunedì mattina e i festivi, dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 16:30 fino alle 20:00. Ingresso gratuito.

 

In perfetta sintonia col binomio Arte-Moda, fulcro degli intenti culturali della SABINALBANO Modart Gallery, lo spazio espositivo nel cuore di Chiaja presenta una serata all’insegna dell’incontro di diversi linguaggi artistici. Sodalizio prima di tutto fra Arte e Moda, quindi, con la mostra delle nuove creazioni di MARIA PIA LACORAZZA (circa 30 pezzi tra ciondoli, collane, bracciali, anelli e orecchini in argento laminato oro, argento brunito con lo zolfo, argento puro o con agata e quarzo) che, in una parabola diacronica che va dal 300 d.C. sino al 1600 d.C., abbracciano varie fasi di differenti ceppi della cultura precolombiana. Ma anche fusione tra tali influenze e le linee raffinate e stilizzate del design contemporaneo con esiti davvero unici. Mai dimentica dell’origine della sua creatività, peraltro, l’artista colombiana è stata in grado di accostare felicemente due realtà lontane: da una parte, Bogotà con la sua mitologia e la sua cultura e, dall’altra, Napoli, la forza eruttiva del Vesuvio e i colori della sua terra, in una perfetta sinergia di sagome, forme e luci. Il talento di artigiana orafa di Maria Pia Lacorazza si è potuto così esprimere al meglio, mescolando fantasia e originalità partenopee con il fascino avito della cultura dell’America Latina, il cui seme germoglia con vigore irriducibile in ogni singola creazione, echi di gusto barocco di entrambe le tradizioni con l’essenzialità quasi geometrica del design. La spirale, così come il serpente, motivi ricorrenti, assurgono in tal modo a simbolo di dinamismo, movimento vitale, crescita, ciclo circolare di nascita-morte-rinascita. Alla stessa maniera, la rana, altro leitmotiv dei monili di Lacorazza, richiama l’idea dell’acqua, e quindi dell’abbondanza, della fertilità, con anche una funzione apotropaica. Accanto a questi, il sole, spesso presente, se non sotto forma di icona, almeno di luminosità, specie nei pettorali: gli Indios usavano abbellire i rami degli alberi con ciondoli dorati per catturare la luce del sole e rifrangerla in mille direzioni. E non meno sfavillante sarà l’allestimento pensato per la SABINALBANO Modart Gallery. Su di un tavolo al centro dell’open space una serie di alzatine coperte da campane trasparenti mostrerà al pubblico i gioielli, al pari di ideali ‘offerte votive’ agli dei da parte degli Indios. E ancora, microsculture e piccole installazioni, come nel caso dei due candelabri, che su ogni loro braccio avranno un cumulo di sabbia bruna del Vesuvio con su adagiati i gioielli dalle nuance dell’oro e dell’argento. Brocche panciute o dal collo più slanciato – tipiche dell’artigianato precolombiano – faranno da porta-collane; una vetrinetta accoglierà altre creazioni e, infine, mentre sei giovani indossatrici di Gaylord&You sfileranno, facendo ‘vivere’ questi preziosi, un’altra scultura (una struttura irregolare di cartone pressato, colla, sabbia vulcanica e residui pseudo-lavici che ricordino i lapilli) ospiterà creazioni in argento e pietre dure, come il quarzo sudamericano (di colore lattiginoso) e l’agata, dal significato mistico e taumaturgico, che le popolazioni precolombiane esponevano ai raggi della luna piena per assorbirne la luminescenza. Si susseguiranno simboli delle culture nariño, tairona, quinbaya, tolima, calima, sinu, muisca con icone antropomorfe e zoomorfe: del capo tribù, del sole e di figure stilizzate e allungate dalle vaghe reminiscenze modiglianesche. Alle pareti mante di fondo nero con su fasce e geometrie rosse, emblema della casa e della famiglia nella cultura precolombiana, accanto a disegni mitologici realizzati con colori vegetali su corteccia d’albero.

 

MARIA PIA LACORAZZA è nata e cresciuta a Bogotà, capitale della Colombia. Attualmente vive e opera a Napoli. Ha iniziato a esporre le sue creazioni nel ’93 a Milano, nel ’99 è stata alla Fiera del Levante di Bari, nello spazio aperto all’arte. Dal 2003 a oggi ha partecipato a numerose mostre e ai principali eventi del settore orafo-artistico e di alto artigianato a Napoli, Firenze, Londra, Canada, New York e Dubai.

 

 

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