i Mai Visti agli Uffizi

Ciò che rende interessante questa esposizione è il piacevole "sforzo" mentale che ci viene richiesto nella commistione di tempi, dove un approccio tutto nostro da veri critici ci fa interpretare i vari influssi culturali e poetici.

04/gen/2005 21.26.08 Ilaria Duranti Contatta l'autore

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Memorie di paesaggi - Capolavori dai Depositi degli Uffizi di Ilaria Duranti

Anche quest'anno, in occasione delle festività natalizie, Firenze offre come strenna ai suoi ospiti la mostra de I mai visti, visitabile fino al 30 gennaio alle Reali Poste. Esposizione particolare che consente di vedere quelle opere conservate fuori dall'ordinaria frequentazione. Presenti nei depositi degli Uffizi e visibili solo attraverso una richiesta per motivi di studio, si tratta di opere artistiche generalmente recluse allo sguardo dei più. Ogni volta infatti la Galleria sceglie di accomunare attorno ad un unico tema alcuni capolavori.

Filo conduttore di questa quarta edizione è il tema dedicato alle Memorie di paesaggi, che come ha sottolineato Antonio Paolucci intende inserirsi nell'attualità delle questioni sulla conservazione ambientale.

L'iniziativa è organizzata dagli Amici degli Uffizi con l'importante presenza di Antonio Natali e il contributo della Cassa di Risparmio di Firenze.

E' un lungo viaggio fra colline, marine e placide lagune, un porre attenzione su una natura modellata nel corso dei millenni, dalla mano degli uomini e dalla percezione artistica.

Oggi può apparire forse quasi scontata, ma lenta e faticosa è stata l'evoluzione artistica del paesaggio e il processo che lo ha portato a sdoganarsi dalla necessaria presenza della figura umana. Dai fondi oro dei Primitivi dove è negato ogni suggerimento spaziale, ci vediamo indirizzati verso il Rinascimento, in cui la natura rimane sempre confinata su un piano mitologico, religioso o letterario. E' dal Seicento in poi che inizia a trionfare come protagonista, fino alle attuali vedute riprese anche con l'ausilio della macchina fotografica.

In questa particolare occasione il paesaggio è visto sia come soggetto accessorio che principale. E allora ci spostiamo fra autorevoli punti di vista e momenti storici, basti ricordare Botticelli, Brueghel, Poussin, Van Wittel, Guercino, Morandi e Balla...Nel breve corridoio che introduce alla sala più ampia sono esposte anche opere su carta, tutte moderne eccetto un disegno datato 1629. E poi come nella raccolta di un amatore troveremo nel centro della sala un ambiente appartato, dove sono radunate creazioni preziose, piccole e di prestigio. Simbolo della mostra è uno stendardo del Sodoma, che funge da diaframma alla Sala grande. E' la figurazione da un lato di una Madonna con Santi, entro una natura irrequieta e dall'altro di un San Sebastiano trafitto, emblema nostalgico di qualcosa di sconfitto e perso.

Ciò che rende interessante questa esposizione è il piacevole "sforzo" mentale che ci viene richiesto nella commistione di tempi, dove un approccio tutto nostro da veri critici ci fa interpretare i vari influssi culturali e poetici.

Le opere poi ci sono offerte come fossero esposte nella dimora di un collezionista, solo di tanto in tanto si notano dei nuclei tematici più omogenei, come nel caso delle vedute di Firenze.

Al cospetto di tanti scempi cui sono sottoposte oggi le nostre terre, è giusta la visione del nostro "verde" che vari artefici ci tramandano con poetica memoria.

E' un'epifania del nostro patrimonio, artistico e naturale, un'apparizione che dura il tempo di un viaggio fra questi corridoi, ma che ci fa ricordare dove eravamo e dove siamo ancora oggi. Un regalo da chi ci ha preceduto e un ricordarci che un giorno qualcuno dipingerà di noi, augurandosi che quelli siano i colori più belli per chi ci segue.


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