LETTERA APERTA AL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

LETTERA APERTA AL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI LA NUOVA FRONTIERA DELLA CULTURA ITALIANA Da tempo desideravo scrivere qualche riga sull'argomento, mi sono deciso dopo aver inutilmente atteso qualche novità da questo governo, credo sia giunto il momento di esporsi e di esporre qualche motivo di seria riflessione.

25/apr/2010 14.30.29 Carlo Vighi Pittore professionista Contatta l'autore

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LA NUOVA FRONTIERA DELLA CULTURA ITALIANA

Da tempo desideravo scrivere qualche riga sull’argomento, mi sono deciso dopo aver inutilmente atteso qualche novità da questo governo, credo sia giunto il momento di esporsi e di esporre qualche motivo di seria riflessione. L’artista “non accasato” da sempre, in questo Paese, non trova alcuna collocazione stabile, essere liberi crea grossi problemi di sopravvivenza ed il rischio di un’autentica emarginazione. In Italia si sprecano risorse in attività definite culturali ma che di culturale hanno ben poco, risultano spesso contigue con materie poco assimilabili dallo spirito e molto più funzionali alle sollecitazioni dei sensi. Il degrado dilagante altro non è che la logica conseguenza di una gestione della cultura, da parte delle istituzioni preposte, a dir poco superficiale dal nauseabondo sapore populista, un falso neorealismo di bassa lega. La cultura del cittadino qualunque, spreca denari per abbuffate goliardiche, per feste paesane, per fuochi d’artificio e per tante altre manifestazioni di dubbio gusto consumistico. Se l’aspetto finanziario riveste un ruolo importante nei bilanci delle varie amministrazioni, non si capisce come l’allegra gestione sperperi denaro per attività poco edificanti che lasciano inesorabilmente il vuoto nella casella del patrimonio culturale e qualche traccia in quella elettorale. E’ il nuovo corso, la moderna politica del servire in onore al marketing più spudorato, condito con qualche ludico intrattenimento magari a luci rosse. La moderna pseudo cultura obbedisce alle leggi del marketing attraverso la più inquietante applicazione dell’analisi dei bisogni del popolo. 2.000 anni di storia hanno modificato poco il comportamento irresponsabile di chi gestisce il comparto teso principalmente alla raccolta dei consensi, spacciando per culturale qualsiasi intrattenimento gradito ai più, di basso profilo e molto disimpegnato. Non a caso al di fuori delle considerazioni politiche le trasmissioni più sensate nell’alveo della comunicazione televisiva le troviamo in orari poco urbani gestite da personaggi come Giovanni Minoli. Ergo se si vuole in diretta vedere qualcosa d’interessante su quel che resta in TV occorre passare le notti in bianco, Pazzesco! Ma quale logica etica può avvallare un sistema che abdica dal proprio ruolo al fine di non rischiare il consolidamento del potere? Non è più una questione di colori, solo di sapori intellettuali sopiti da un disimpegno a dir poco scandaloso, quei pochi non accasati come il sottoscritto sono dispersi nell’alveo del nulla, spesso derisi sottobanco, o meglio ignorati sotto l’insegna “occhio non vede cuore non duole”. Sono mesi che attendo segnali dai colleghi, ma sento e vedo solo tracce di rassegnazione e sconforto. Sono pronto come già dichiarato pubblicamente, per sedermi con altri intorno ad un tavolo politicamente trasversale per realizzare un documento condiviso, una presa di posizione chiara ed onesta, uniti solo dall’amore della cultura e dalla voglia di arginare la disarmante deriva di questa civiltà.

Nel blog.carlovighi.it l'articolo prosegue con una impietosa analisi del panorama culturale italiano.

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