comunicato stampa con preghiera di pubblicazione

DEL MIRACOLO DELLA FIORITURA DELLA SACRA SPINA DI SAN GIOVANNI BIANCO (BG)

26/feb/2005 19.12.23 Segreteria di redazione Contatta l'autore

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L'ARTISTA BONALDI GIOVANNI
REALIZZA LA MEDAGLIA CELEBRATIVA IN OCCASIONE DELLA RICORRENZA
DEL MIRACOLO DELLA FIORITURA DELLA SACRA SPINA DI SAN GIOVANNI BIANCO (BG)
PREVISTA PER IL VENERDì SANTO 25 MARZO 2005

Si ripete quest'anno, per la prima volta dal 1932, la particolare coincidenza
che vede cadere il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù nella data
del 25 Marzo, giorno dell'Annunciazione e del concepimento di Gesù.
Ricordando il prodigioso fenomeno del 1932, la comunità di San Giovanni
Bianco, che custodisce e venera la sacra reliquia come dono della Provvidenza,
fa voto di conversione perché ogni appariscente "fioritura"
sia segno di un rinnovato amore verso Dio e verso il prossimo.


NOTIZIE STORICHE

Nella piazza principale, l'antica piazza del mercato di San Giovanni Bianco
si erge il monumento eretto in favore di Vistallo Zignoni (nato in paese),
valorosissimo ed audace guerriero che nel 1495 durante la battaglia di Fornovo
sul Taro sottrasse ad un segretario di Carlo VIII , re di Francia e donò
al paese una Spina della Corona di Gesù. La Sacra Spina dopo essere stata
anche a Parigi si trova tutt'ora conservata e venerata nella Parrocchiale
dedicata a San Giovanni Evangelista, dove ritroviamo tracce dell'episodio
nei dipinti di Antonio Morali.
La Sacra Reliquia e' quindi da tempo segno di una profonda devozione popolare
che dura tutt'ora e che vede coinvolta oltre alla popolazione di San Giovanni
Bianco tutta la popolazione vallare che partecipa alla festa celebrata nella
Domenica di Passione che precede di 15 giorni la Pasqua. A questa festa
di carattere religioso si affianca immancabile e benvenuta la sagra paesana
in cui sopravvivono ritualità pagane, come l'annunciare della primavera
e quindi del risveglio della natura. Così la notte della vigilia si illumina
di caratteristici falò, mentre le case del paese sono disegnate dallo sfavillio
ardente dei lumini che danno un piacevole brivido lungo la schiena.... Si
finisce con gli immancabili fuochi d'artificio che richiamano migliaia di
persone in cerca di emozioni, divertimento e tradizioni.
Secondo la tradizione ogni Venerdì Santo la Sacra Spina produceva fiori
miracolosi, finché ad interrompere il prodigio venne nel 1598 il sacrilego
furto da parte di un ex filatore ed ex galeotto del paese, tal Bernardo
Archaino. La reliquia fu ben presto ritrovata, ma da allora il miracolo
non ebbe più luogo. Ciò non impedì che il culto della reliquia divenisse
quello più sentito dell'intera Valle Brembana. Ed dopo oltre 3 secoli tornò
anche la fioritura miracolosa. Parliamo di quanto avvenuto nella notte del
27 Marzo 1932, una data impressa a fuoco nella storia di San Giovanni Bianco
e delle migliaia di fedeli della Sacra Spina.
Ed eccoci dunque alla notte del 27 Marzo 1932. L'attesa era grandissima
già da alcuni giorni perché si sapeva che le Sacre Spine conservate in altre
chiese Italiane, come ad Andria e a Napoli, davano luogo a manifestazioni
prodigiose ogni qual volta il Venerdì Santo coincideva con il 25 Marzo.
Com'era il caso di quell'anno . Da mesi i fedeli di San Giovanni Bianco
si preparavano all'evento con veglie, preghiere, digiuni e penitenze.
Secondo la tradizione ogni Venerdì Santo la Sacra Spina produceva fiori
miracolosi, finché ad interrompere il prodigio venne nel 1598 il sacrilego
furto da parte di un ex filatore ed ex galeotto del paese, tal Bernardo
Archaino. La reliquia fu ben presto ritrovata, ma da allora il miracolo
non ebbe più luogo. Ciò non impedì che il culto della reliquia divenisse
quello più sentito dell'intera Valle Brembana. Ed dopo oltre 3 secoli tornò
anche la fioritura miracolosa. Parliamo di quanto avvenuto nella notte del
27 Marzo 1932, una data impressa a fuoco nella storia di San Giovanni Bianco
e delle migliaia di fedeli della Sacra Spina.
Ed eccoci dunque alla notte del 27 Marzo 1932. L'attesa era grandissima
già da alcuni giorni perché si sapeva che le Sacre Spine conservate in altre
chiese Italiane, come ad Andria e a Napoli, davano luogo a manifestazioni
prodigiose ogni qual volta il Venerdì Santo coincideva con il 25 Marzo.
Com'era il caso di quell'anno. Da mesi i fedeli di San Giovanni Bianco si
preparavano all'evento con veglie, preghiere, digiuni e penitenze. E già
il mattino del Venerdì Santo la chiesa era straripante di fedeli, provenienti
da tutta la provincia. Presenti anche il Vescovo di Bergamo Mons. Luigi
Maria Marelli e una commissione vescovile di periti presieduta dal medico
municipale di Bergamo Luciano Pizzini.
Verso le 16.00 alla presenza di sessanta persone la reliquia viene estratta
dalla campana di vetro e deposta su un tavolo della sacrestia. La commissione
la esamina attentamente e compila un verbale di constatazione da cui risulta
però che la Sacra Spina non presenta alcun fenomeno particolare rispetto
al suo stato normale. Dopo la perizia, la reliquia viene quindi ricollocata
al suo posto. La delusione nella folla che gremiva tutto il centro di San
Giovanni Bianco fu grande. Ma non per questo cessarono le preghiere e le
adorazioni pubbliche diurne e notturne. Il giorno di Pasqua alle ore 14.30
la reliquia viene esposta sull'altare ed e' un fiume ininterrotto di folla
quello che vi sfila davanti. Verso le 23.00 il parroco Don Davide Brigenti
nota nella Santa Spina qualcosa di strano ma, spossato dalla fatica, decide
di ritirarsi. Viene quindi chiamato il medico comunale, dottor Paolo Bianchi,
membro della commissione tecnica, il quale rileva sulla reliquia "una macchia
rossa sanguigna, viva ed umida che tendeva a dilatarsi visibilmente in alto,
visibile ad occhio nudo ad un metro di distanza". Il Coadiutore Don Taramelli
ne da' notizia alla folla ancora numerosa. Si, e' davvero una striscia di
colore sanguigno vivo quella che si vede, a forma di fiamma rovesciata,
dalla lunghezza di circa 10 mm e dalla larghezza di 2 mm. La voce del miracolo
si diffonde in un attimo in paese e nelle frazioni e la chiesa si riempie
di gente emozionata e commossa che canta il Te Deum, l' inno della Sacra
Spina Exite Filiae Sion e Noi Vogliam Dio.
Suonano le campane a distesa e la notizia viene subito portata da alcune
staffette a Bergamo al Vescovo Mons. Marelli, a Mons. Bernareggi e agli
altri membri della commissione. Alle 2.00 si comincia a celebrare s. messe.
All'alba l' Eco di Bergamo esce in edizione speciale portando la novella
in tutta la provincia. I treni che salgono a San Giovanni sono strapieni
e cominciano ad arrivare anche numerosi autobus. Verso le 10.00 fanno il
loro ingresso in chiesa mons. Marelli e i membri della commissione. La reliquia
viene esaminata attentamente e ripetutamente e viene stilata una relazione
dove si parla di "una macchia rosso sanguigna, di forma piramidale con l'apice
in basso. Questa macchia non si e' riscontrata nelle precedenti 2 costatazioni
ed oggi appare per la prima volta". Nel corso di quelle ore e di quei giorni,
come si può costatare anche dalle descrizioni, la macchia di sangue andò
soggetta a diverse trasformazioni. Prima a forma di fiamma, poi piramidale,
poi triangolare. Variazioni si osservano anche nel tono del colore.
Ma particolarmente insolita fu la durata del fenomeno perché l'arrossamento
fu notato ancora per diversi mesi a seguire. I fatti della sera di Pasqua
ebbero un' eco grandissima anche fuori provincia. Si calcola che nelle due
settimane seguenti alla fioritura siano arrivato a San Giovanni Bianco più
di 200.000 pellegrini, a una media di 15.000 al giorno.
La Ferrovia della Valle Brembana si affrettò ad istituire corse straordinarie,
ben 24 tra andata e ritorno nelle 2 Domeniche successive al prodigio. E
moltissimi erano anche quelli che in segno di penitenza arrivavano a piedi.
La chiesa rimase aperta ininterrottamente giorno e notte per 2 settimane,
con lunghe file di fedeli incanalati in un percorso obbligato con breve
sosta davanti al tronetto su cui la Sacra Spina era esposta.
Domenica 10 Aprile fu organizzata una festa di ringraziamento con fiaccolata,
fuochi artificiali e grandi falò, che vide la partecipazione di oltre ventimila
persone (novemila delle quali giunte in Ferrovia).
E i pellegrinaggi continuarono nelle settimane successive, provenienti da
tutta Italia: da località della Lombardia, dal Veneto, del Piemonte ma anche
da Genova, La Spezia, Firenze, Orvieto, e fin da Trapani. Un'altra festa
di ringraziamento fu celebrata il 5 Ottobre dello stesso anno. Vi partecipò
e vi tenne un discorso Mons. Angelo Roncalli, al tempo Nunzio Apostolico
in Bulgaria e poi, dal 1958 al 1963, Papa Giovanni XXIII.





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