Verso Bergamo. Mario Paschetta a Palazzo Furietti Carrara - Presezzo (BG) - dal 16 maggio al 6 giugno 2010

02/mag/2010 16.01.43 Bellati Editore Contatta l'autore

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VERSO BERGAMO

Mario Paschetta a Palazzo Furietti Carrara

  

Presezzo (BG)

  

  

    



  

Sede

Palazzo Furietti Carrara

via Vittorio Veneto

Presezzo (BG)

 

Tel.: 035.4376798

email: promoisola@isolabergamasca.com 

 

Titolo dell’evento:

Verso Bergamo

Mario Paschetta a Palazzo Furietti Carrara

 

Inaugurazione: domenica 16 maggio 2010, ore 10.30

 

Data di chiusura: domenica 6 giugno 2010

 

Orari di apertura:

venerdì  ore 19 - 21.30

sabato e domenica 9.30 - 12.30 e 15.30 - 19.30

 

Biglietto: ingresso gratuito

 

 

Catalogo in mostra

 

Patrocini:

Consiglio Regionale della Lombardia

Provincia di Bergamo

Comune di Presezzo

 

In collaborazione con:

PromoIsola

Credito Bergamasco

Citizen

 

Curatore: Anna Caterina Bellati

 

Artista: Mario Paschetta

  

 

                                                                                                                                                                           

 

 

 


  


Specchiarsi in un paesaggio

 

Di Anna Caterina Bellati

 

 

Nel 1992 Mario Paschetta sceglie la pittura come filtro per guardare il mondo. A dire il vero le sue mani non erano nuove a mescolare colori per buttarli sulla tela e ricavarne paesaggi. A 14 anni già gli piaceva giocare alla copia dal vero, di sicuro iniziato da suo padre, collezionista attento che amava frequentare a Milano le ultime propaggini di Corrente i cui figli ideali bazzicavano ancora il Bar Jamaica, a Brera. Ma per tre decenni il piacere di dipingere resta quasi un segreto. Poi il salto di corsia. Paschetta pianta tutto e decide che sarà artista o nient’altro. All’inizio degli anni Novanta comincia dunque la sua indagine sulla materia e i differenti materiali che si possono impiegare nel fare arte. I risultati sono lavori che risentono dell’influenza di artisti come Burri, Crippa, Mattioli. Subito si accende l’interesse intorno alle sue tele organizzate secondo i canoni dell’astrazione, mentre la sua poetica che vortica intorno a un paesaggio primordiale suscita il plauso anche di un artista come Trento Longaretti. I Landscapes di questo periodo contengono intera la struttura di ciò che produrrà negli anni a venire. Le sue convinzioni artistiche riducono all’osso la rappresentazione che tuttavia risulta a un primo sguardo riconoscibile e se a un vecchio paio di jeans inglobati nella materia pittorica, cui vengono aggiunte sabbia, malta, terra e colla, si affida il compito di raccontare gli anfratti di una collina, un solo albero impervio accennato in cima a una roccia basta a rappresentare un bosco. Riassuntivo e magmatico, il lavoro di Paschetta si nutre del sogno di una pittura capace di collegare il nascere e il morire di una foglia come di un animale, di un uomo come di una pietra. Quel che resta è comunque e sempre la terra. Nel 2001 al Museo Nazionale di Arte Moderna di Gazzoldo degli Ippoliti (Mn) comincia il decennio febbrile che lo vede protagonista in numerose personali e importanti collettive. Un percorso senza soste quasi a voler rimontare il tempo perduto altrove, lontano da pennelli e colori e da quell’inquietudine sottile che obbliga a provare e riprovare un tema fino a conoscerne ogni segreto ritaglio. Anche in questa esposizione a Palazzo Furietti le lande desolate in cui il terreno si spacca in drammatiche fenditure, dove qua e là affiorano le jute grezze dalle quali Paschetta prende l’avvio per costruire i suoi mondi, rappresentano la parte centrale della mostra. La materia addensata in luci e ombre si ammanta di verdi acquei o di marroni rossastri con addosso un barlume di tramonto. Ovunque un silenzio irrequieto fa sentire che niente è immobile e si intuisce come la calma apparente del luogo ritratto nasconda i germi di future esistenze.

Già in altre occasioni mi è sembrato importante sottolineare quanto questa pittura sia espressione del tempo presente, luogo fisico e mentale della nostra razza arrivata a un bivio, continuare a distruggere o riconciliarsi con il proprio pianeta e limitare i danni. Ma per decodificare il mondo desertificato di Paschetta bisogna tornare indietro, fino a Cézanne. L’orizzonte basso che propone le mille possibili varianti del cielo sopra la nostra testa ha a che fare con il modulo del grande francese per il quale la pittura doveva saper dire la sostanza delle cose esistenti, mediata dalla forza della natura. Dopo quasi vent’anni di lavoro senza pause, questa mostra allestita in diverse sale propone una sintesi delle ricerche di Paschetta. E non per caso si chiama Verso Bergamo. Nel titolo fondamentale non è tanto il nome della città, ma quel verso che dice bene lo sviluppo di un percorso in cui si raccontano i paesaggi, l’avvicendarsi di montagne e vallate, di case, strade, umori, incontri e sapori assaggiati per via. Così il visitatore potrà ammirare la morbidezza di certi controluce, la freschezza di certe piane illanguidite dai toni dell’alba, scorci reinventati nei quali è possibile riconoscere un luogo preciso perché un semplice tratto recupera alla memoria quel posto che ci è noto. La mostra propone inoltre i grandi monocromi bianchi e neri. La passione per i monocromi si è venuta formando con il tempo. Paschetta è partito da una pittura materica nella quale convivono molti materiali che una volta inglobati si trasformano in un’altra cosa, la cerniera di un paio di jeans può indicare per esempio un sentiero di montagna, ma oltre alla farragine materica anche il colore nei primi anni variava nella tavolozza appropriandosi della gamma dei rossi o dei verdi o dei blu. La maturazione dell’artista lo ha condotto a intraprendere un cammino a ritroso. Il tutto bianco o il tutto nero tolgono la riconoscibilità immediata delle cose ma le collocano in un mondo ideale che le rende eterne. Il profilo di certe montagne dipinto nei toni canonici dei marroni, delle terre, dei verdi assume un solo e unico significato, si tratta di quella precisa montagna, ma una volta diventata tutta bianca o tutta nera assumerà una nuova valenza temporale e sarà allora la montagna, con tutte le sue possibili storie  geofisiche, morfologiche, filosofiche, religiose. Inoltre proprio l’azzeramento del colore enfatizza due aspetti sostanziali dell’essere nel mondo, la nostra caducità rispetto alla durata della natura e il nostro bisogno di certezze. E se il colore permette di sentirsi a casa perché rispetta ciò che conosciamo di quel che ci circonda, la sua mancanza ci mette di fronte ai grandi temi della teoretica, il pieno il vuoto, la vita la morte, la presenza l’assenza, il bianco il nero. Perciò i monocromi della mostra in questione invitano a riflettere al di là dell’impatto visivo e a specchiarsi dentro quel che sappiamo o non sappiamo di noi stessi e del nostro posto sulla terra. Con in più una sorpresa. La stanza blu dedicata a Yves Klein. Dipinti, carte, oggetti d’arredo ripropongono all’osservatore l’idea di Klein che l’analisi dell’esistente si possa affrontare attraverso un’unica lente, quella del blu oltremare nel quale aveva aggiunto del nero e del rosso fino a ottenere un nuovo blu, che in arte oggi chiamiamo appunto blu Klein. L’omaggio di Paschetta non vuole essere serioso, ma un divertissement che induca il visitatore a inforcare un pio di occhiali speciali per guardare il quotidiano da un nuovo punto di vista. Quando, due anni fa, portammo questa installazione in una grande mostra collettiva a Chiavenna, un giorno un bambino di quattro anni che visitava la mostra con i compagni e la sua maestra mi disse, “Sembra proprio di stare dentro il cielo”.

 

 

Anna Caterina Bellati

Venezia, aprile 2010

 

 

 


 

 

 


  

Note biografiche

 

 

Mario Paschetta nasce a Milano nel 1949 e inizia a dipingere all’età di 14 anni: la sua è una pittura tradizionale seppure già compare una corposità materica . La frequentazione degli ambienti culturali milanesi, tra i quali il Bar Jamaica a Brera, lo porta ad entrare in contatto, sia pure come spettatore, con i numerosi artisti che lo frequentano, molti dei quali contribuiranno a scrivere pagine importanti della storia dell’arte  italiana. In seguito, nonostante l’allontanamento, per motivi professionali, dalla pratica  della pittura, continua la sua frequentazione dell’ambiente artistico e delle gallerie d’arte. Nel 1992 inizia uno studio approfondito sulla materia, sia in termini di materiali che di utilizzo, e traspariranno così sulle tele gli influssi che hanno avuto artisti del calibro di Burri, Crippa, Mattioli.

Le  opere di Mario Paschetta da subito  creano interesse sia per la tecnica che per la costruzione  pittorica, fanno discutere la sua pittura–non pittura, le originali rappresentazioni aprospettiche, la astrazione-antiastrazione.  Trento Longaretti, indiscusso maestro della pittura del nostro  Novecento, ne riconosce l’originalità, la  capacità, attraverso  un linguaggio personale, di   descrivere un mondo poetico. Nel 2001 si tiene una  importante mostra personale al Museo Nazionale di Arte Moderna di Gazzoldo degli Ippoliti (Mn) e in quell’occasione  Maurizio Sciaccaluga  evidenzia una particolarità  nell’arte di Paschetta, ovvero quella di  indurre nell’osservatore il desiderio di toccare materialmente le opere, poiché il  suo paesaggio, rappresentativo di terre lontane nel tempo, è  “paesaggio  non  raccontato ma ricreato” ed il suo linguaggio si traduce in una necessità di contatto come in “una sorte di pittura braille”. Enrico Giustacchini evidenzia un’altra particolarità e peculiarità, cioè una costruzione del paesaggio che passa attraverso una stratificazione verticale, definita “inconsueto sondaggio verticale”.  Non solo critici d’arte si interessano del lavoro di Mario Paschetta. Nel 2003 Ruggero Sicurelli, sociologo e psicologo che si occupa di  creatività artistica, pubblica un libro dal titolo Elementi di Psicoanalisi dell’Arte - Freud e la Creatività Artistica  nel quale, analizzando il lavoro di Paschetta, rileva la “metafora freudiana dell’archeologia, in forza alla quale lo psicoanalista si occupa dell’analisi stratigrafica dell’anima”.

Le opere di Mario Paschetta sono presenti in diverse collezioni private e pubbliche  e molte sono le partecipazioni alle principali mostre d’arte italiane. Importanti, nel 2003, la partecipazione alla manifestazione indetta dall’Associazione Mare Nostrum per l’inaugurazione della “Fortezza del mare” all’isola della Palmaria di Portovenere (SP) sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e, nel 2004, la partecipazione  alla Prima Biennale dell’Unità d’Italia presso la Reggia di Caserta. Le  opere di Paschetta suscitano sempre maggiore interesse anche all’estero e  nel 2003- 2004 vengono scelte dalla multinazionale giapponese Citizen quali testimonial per la  propria campagna  pubblicitaria . Segue nel 2005  a Lecco una importante mostra personale presso i Musei Civici cittadini, nella splendida cornice storica della Torre Viscontea, per poi approdare a Torino, in occasione delle Olimpiadi Invernali 2006, all’interno di una importante rassegna espositiva dal titolo I grandi Maestri del ‘900 ed i nuovi linguaggi della contemporaneità svoltasi presso il Villaggio Olimpico, che ha visto  la presenza di grandi firme del Novecento come De Chirico, Mirò, Rotella, Marini. Significativa, sempre nel 2006, la mostra personale Oltre Tannoiser tenutasi nella sede estiva di Sirmione del Garda della galleria B&B di Mantova.

Da segnalare, tra gli eventi del 2007, la mostra pubblica Nel segno della materia tenutasi presso il Comune di Valdagno, nei Civici Musei (Villa Valle).

Il 2008 si apre con l’importante mostra collettiva Traguardo nella sede del Parlamento Europeo di Strasburgo, a seguire la partecipazione alla II edizione della Biennale Arti dell’Unità d’Italia nel Centro Monumentale di San Leucio a Caserta.

Significativo l’evento Appunti di un viaggiatore lombardo curato da Anna Caterina Bellati,una mostra racconto, che vede Paschetta  alla scoperta di luoghi del territorio lombardo. Una mostra che, partendo da Valmadrea (Lc) ,presso il Centro Culturale Fatebenefratelli ,risale il lago di Como  fino a Palazzo Pretorio in Chiavenna (So) , per poi chiudersi alla Mediateca Comunale di Imbersago (Lc ) celebrando quel fiume Adda, tanto caro a Morlotti.

Nel mese di Agosto partecipa alla XI edizione di OPEN al Lido di Venezia, Mostra Internazionale di Scultura ed Installazioni in contemporanea col Festival del Cinema. Il 2008 si chiude con due eventi altrettanto importanti: il primo, dal titolo Il vuoto e le forme, a Chiavenna (So) dove dipinti, sculture ed installazioni, in parte provenienti da XI OPEN, sono collocate nelle piazze e nei palazzi pubblici della città; il secondo presso il Comune di Solza  (Bg),  ospitato nel Castello Colleoni,  dal titolo 3D landscape, inserito nel programma delle celebrazioni del 25° anniversario della Fondazione Parco Adda Nord, patrocinate dalla Regione Lombardia e dalle tre province interessate di Milano, Bergamo e Lecco.

Nel 2009, oltre alla partecipazione alle principali manifestazioni fieristiche di settore, espone a Parigi al  Palais Jena, sede dell’Assemblea Europea di Sicurezza e Difesa – Assemblea dell’Europa Occidentale, all’interno di una mostra collettiva istituzionale dal titolo Agazzi Jena  Parigi 2009. A seguire la mostra collettiva al Museo Parisi–Valle di Maccagno (Va) nel contesto del “Premio Maccagno”.

Successivamente, nel mese di ottobre, Paschetta è presente a Lugano, nella sede UBS (Unione Banche Svizzere) con una mostra personale dal titolo Percorsi, a cui fa seguito, nel mese di dicembre, nella città di Torino, un’importante mostra pubblico-istituzionale negli spazi dell’Associazione Azimut titolata Mario Paschetta IN TURIN, che si inserisce nel contesto della  XII edizione di “IO ESPONGO” sotto l’egida di Contemporary Arts Torino Piemonte, nella quale l’artista milanese è impegnato in opere di grande formato e suggestione.  Un ritorno a Torino dopo l’esperienza del 2006 alle Olimpiadi Invernali presso il  Villaggio Olimpico.

Da ricordare, inoltre, la partecipazione a due eventi di importanza nazionale: Flogisto al Palazzo dei Congressi di Roccamonfina (Ce) e Italica presso il MAUI - Museo delle Arti dell’Unità d’Italia a Teano.

Mario Paschetta lavora e abita ad Inzago, in provincia di Milano.

 

Hanno scritto di lui: Dalmazio Ambrosioni, Marco Annunziata, Paola Artoni, Gianni Barachetti, Lucio Barbera, Anna Caterina Bellati, Stefania Briccola, Daniela Bordogna, Rossana Bossaglia, Alessio Calestani, Aldo Camerini, Fabrizio Colonna, Marco Corradini, Elisa Cremonesi, Vittorio Gallo, Athos Gemignani, Enrico Giustacchini, Simona Ladu, Trento Longaretti, Fausto Lorenzo, Stefano Maffini, Antonino Minniti, Luigi Rigamonti, Enzo Santese, Anna Maria Savarino, Luca Savarino, Marta Savaris, Maurizio Sciaccaluga, Ruggero Sicurelli.

 


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