Andiamo a prendere un caffé a Boboli...

IL progetto di Zanobi del Rosso prevedeva un piccolo padiglione circolare con cupola su tre livelli: la cucina al piano terra, la "stanza grande" al primo piano, il belvedere al piano alto, mentre piccoli "boudoirs" erano distribuiti nel vano della scala interna.

08/apr/2005 15.57.01 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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Tra il 1774 e il 1785 Pietro Leopoldo volle rinnovare il giardino di Boboli, costruendo nuove architetture: fu così che sulla collina posta a sinistra sorse il "nuovo casino sotto la fortezza", oggi detto Kaffeehaus, edificato proprio sotto il Forte Belevedere. Ben presto diventò il "casino di delizia", ricco di ogni comodità, in cui i granduchi e il seguito, dopo le loro passeggiate, potevano degustare la cioccolata, esotica bevanda che iniziava allora a diffondersi in Europa. IL progetto di Zanobi del Rosso prevedeva un piccolo padiglione circolare con cupola su tre livelli: la cucina al piano terra, la "stanza grande" al primo piano, il belvedere al piano alto, mentre piccoli "boudoirs" erano distribuiti nel vano della scala interna. IL disegno di questa torretta tondeggiante, originale per Firenze, si ispirava al gusto viennese, a sua volta suggerito dalle tende ottomane o turqueries diffuse nell'impero asburgico fino al 1717, quando Eugenio di Savoia li allontanò definitivamente. I terreni circostanti il "nuovo casino" furono coltivati a frutteti, anche esotici, che d'inverno venivano coperti da serre di vetro e circondati da treillages di legno tinti di verde. Scesa la duplice scalinata si poteva raggiungere un vivaio ovale pieno d'acqua con tazza marmorea che sorreggeva un "Ganimede con l'aquila", opera di Battista Lorenzi. Nel 1775-76 gli interni del "casino" videro all'opera un'équipe formata da Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Pasquale MIcheli: nacquero così scorci paesistici, vivaci boschi, fontane con putti, fiori rampicanti, graziosi uccellini. Le grandi figure muliebri ricordano da vicino qulle dipinte sempre da Giuseppe del Moro nella palazzina della LIvia in piazza San Marco, oggi sede del Circolo Ufficiali. Il Kaffeehaus ha finalmente recuperato oggi, grazie ad un sapiente restauro durato due anni, l'originaria coloritura esterna verde e bianca, molto meno vistosa dell'ultima tinteggiatura tardo-ottocentesca rosso pompeiano: il colore pistacchio tenero, lo si è scoperto di recente, era quello voluto dal granduca per tutti gli arredi del giardino ed è un colore che ben si addice al verde della vegetazione.  Anche gli interni hanno riacquistato l'aspetto del passato, con l'aggiunta di qualche tocco moderno, come le toilettes al piano terra. Nei prossimi mesi anche il pubblico fiorentino e non potrà finalmente gustare come i granduchi una tazza di fine cioccolato nella splendida cornice di un rinato Kaffeehaus, una vera "bomboniera" immersa in un parco secolare.
 
Nicoletta Curradi


Nicoletta Curradi
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