Fwd:Mostra CERP Perugia

22/apr/2005 02.16.59 presspg Contatta l'autore

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Riceviamo e volentieri diffondiamo


FONDAZIONE ACCADEMIA DI BELLE ARTI 'PIETRO VANNUCCI’ -PERUGIA
PROVINCIA DI PERUGIA

COMUNICATO STAMPA
con preghiera di diffusione e pubblicazione


LUOGO: CERP - Centro Espositivo Rocca Paolina - Perugia
DATA: inaugurazione sabato 23 aprile alle ore 17,30
DURATA: 8 maggio 2005
MOSTRA: LIBERTÀ RESISTENTE - DIECI ARTISTI ALLA ROCCA PAOLINA
ARTISTI: Nicola CARRINO, Paolo ICARO, Carlo LORENZETTI, Eliseo MATTIACCI, Vittorio MESSINA, Agapito MINIUCCHI, Hidetoshi NAGASAWA, NUNZIO, NUVOLO, Loreno SGUANCI.
ORGANIZZAZIONE : ASSESSORATO ALLA CULTURA DELLA PROVINCIA DI PERUGIA E FONDAZIONE ACCADEMIA DI BELLE ARTI PIETRO VANNUCCI - con il patrocinio e la collaborazione dell’Assessorato alle politiche culturali e giovanili del Comune di Perugia

La mostra è inserita all’interno della manifestazione ‘Idee di Libertà’ (23-25 aprile) prevista dalla Provincia di Perugia per celebrare il sessantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal fascismo.

LIBERTÀ RESISTENTE - DIECI ARTISTI ALLA ROCCA PAOLINA nasce da un’idea dell’artista Nino Caruso, direttore dell’accademia di Belle Arti di Perugia, di onorare la ricorrenza con una mostra che dia un panorama esemplificativo dell’arte contemporanea attuale. La scelta degli artisti è stata dettata dalla volontà di privilegiare percorsi che abbiano posto l’accento sulla condizione della libertà del fare arte in un panorama attuale nel quale spesso la produzione artistica si è dovuta confrontare con i grandi temi del politico e del sociale intesi a volte come condizione anarchica ed eretica dell’arte. Le opere scelte hanno un forte impatto spaziale ed utilizzano linguaggi differenti che riprendendo l’idea dell’opera, intesa come materia e tridimensionalità, danno forma ad un pensiero forte e complesso. Il confine tra pittura e scultura è sempre labile nella contemporaneità e deve essere definito nell’opera che vive un coinvolgimento spaziale che dalle riflessioni heideggeriane giunge fino ai necessari confronti con i nuovi mezzi di comunicazione, difendendo una tradizione contrastata dalla ‘facilità’ della maggioranza delle proposte artistiche che spesso il mercato e la critica propongono.

I dieci artisti invitati sono: Nicola CARRINO, Paolo ICARO, Carlo LORENZETTI, Eliseo MATTIACCI, Vittorio MESSINA, Agapito MINIUCCHI, Hidetoshi NAGASAWA, NUNZIO, NUVOLO, Loreno SGUANCI.

All’interno dell’esposizione un gruppo di studenti della cattedra di Pittura del prof. Sauro Cardinali ha realizzato un apposito lavoro dal titolo PUNTI DALLE API.
In mostra anche i bozzetti del Logo della manifestazione ‘Idee di Libertà’ realizzati da studenti coordinati dal prof. Davide Vasta.


Per Informazioni:
Provincia di Perugia- Servizio Attività Culturali, Artistiche e Sportive
Ufficio Promozione Eventi e Gestione Eventi Espositivo - Museali
Tel. 075 3681 218 - 405 - 620 - 792
Ufficio Sviluppo Circuiti Artistici e Culturali tel. 075 3681 226 - 607 - 526

Fondazione Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’-
piazza San Francesco al Prato 5, 06123 Perugia www.abaperugia.org
tel. 075 5730631 fax 075 5730632 segreteria@abaperugia.org

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PUNTI DALLE API

All’interno della mostra Libertà Resistente un gruppo di studenti della cattedra di Pittura del Prof. Sauro Cardinali ha realizzato un lavoro specifico dal titolo Punti dalle Api. Si tratta di un’installazione in cui spiccano una serie di elementi stampati (una sorta di bandiere) sui quali all’immagine del volto dello studente è associato il nome di un artista o di un uomo di pensiero. Il lavoro può essere visto come metafora di un’alterazione che si subisce nell’esporsi ad un’esemplarità riconosciuta come tale. Anche il titolo che è stato posto indirizza in tale senso facendo riferimento alla società degli insetti (esemplare per struttura geometrica, gerarchica e proporzionale) come ipotetico rispecchiamento del mondo dell’arte. La puntura, e quindi il gonfiore e l’alterazione, è il rischio, anche benefico, che l’esporsi a tale mondo comporta ma può essere anche inteso come pungolo di un’esemplarità che stimola il pensiero critico delle nuove generazioni in un momento nel quale tutto sembra invece portare all’omologazione verso schemi decisi all’esterno dell’arte. Anche in questo caso un esercizio costruttivo di riaffermazione di una storia, di un’appartenenza ad una comunità e di un’elaborazione continua di un pensiero di libertà.

BOZZETTI DEL LOGO E VIDEO DELL’ATTIVITÀ DELL’ACCADEMIA

La Provincia di Perugia ha commissionato all’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ la realizzazione del logo della manifestazione ‘Idee di Libertà’ per le celebrazioni del sessantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal fascismo. I bozzetti, esposti all’interno della mostra sono stati realizzati da un gruppo di studenti coordinati dal prof. Davide Vasta, docente di Computer Graphic.
In mostra anche un video che mostra l’attività espositiva degli ultimi anni dell’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia. Esso è stato realizzato, con l’ausilio degli studenti del corso, dal prof. Massimo Rossi docente di Progettazione Grafica al Computer.


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Nicola CARRINO

Nato a Taranto nel 1932, dopo aver intrapreso ricerche plastiche e pittoriche, nel 1962 fonda, insieme a Gastone Biggi, Nato Frascà, Achille Pace, Pasquale Santoro e Giuseppe Uncini, il Gruppo 1, esemplare esperienza della cultura artistica italiana. Interessato alle problematiche inerenti la dialettica relazione con il sociale e il politico alla fine degli anni Sessanta esplora le condizioni plastiche di una scultura che tenga presente il rapporto tra autore, opera e osservatore. I suoi Costruttivi Trasformabili, moduli metallici dalle forme serrate e minimali, vengono accostati e sovrapposti gli uni agli altri, in modo da determinare nuove forme scultoree modificabili, sia dall’autore che, eventualmente, dal fruitore. Negli anni Ottanta si interessa alle possibilità artistiche e sociali del rapporto estetico e funzionale tra arte e città., non interessato al concetto di intervento inteso quale violenza e intromissione nel territorio piuttosto al valore propositivo di mutamento che ha l’arte sul dinamico tessuto urbano che a sua volta relazionandosi con essa modifica l’opera. Essa non viene intesa in una sua immutabilità ma come adattamento e interscambio con la condizione spaziotemporale in cui è posta. L’impiego di una metodologia che vede nell’applicazione di una logica modulare nel rapporto con il mondo si arricchisce di inedite dinamiche e stimolanti proposte. Le sue opere, oltre che essere esposte in importanti musei italiani ed esteri, è spesso collocata in spazi urbani pubblici come a Tortoli, Taranto, Roma. Vive e lavora a Roma.

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PAOLO ICARO

Paolo Icaro Chisotti nasce nel 1936 a Torino. Dopo studi musicali e letterari inizia nel 1958 l’apprendistato presso lo scultore Umberto Mastroianni, Due anni dopo si trasferisce a Roma dove tiene la sua prima personale presso la Galleria Schneider e dove rimane, tessendo interessanti relazioni sia con i maestri della precedente generazione sia con i coetanei futuri protagonisti della stagione poverista, fino al 1965 quando decide il trasferimento a New York. Le opere di questi anni riflettono l’esigenza di giungere, attraverso una logica maggiormente minimalista, a nuove soluzioni spaziali con l’impiego di materiali quali la terracotta, il cemento e l’acciaio smaltato. Le Gabbie del 1967 introducono una ricerca particolare della tridimensionalità che si articola prima con opere come Cuborto (1968) o Site of lines (1972) e poi verso aspetti legati a tematiche concettuali e autobiografiche con misurazioni del proprio corpo o degli spazi espositivi. Nelle sculture degli anni seguenti introduce una maggiore manualità e ricchezza formale mediante l’uso del vetro, del legno del ferro e soprattutto del gesso che diviene in seguito uno degli elementi caratterizzanti la sua opera. La perfezione formale e l’intensità compositiva è raggiunta mediante l’equilibrio tra velocità esecutiva e una profonda e continua riflessione sugli statuti fondanti la scultura e l’arte contemporanea e sulla condizione spaziotemporale dell’opera. Presente nelle più importanti collezioni private e pubbliche e nelle rassegne di arte contemporanea la sua opera è stata oggetto di mostre e ampie antologiche come quella presso la Galleria Civica di Modena nel 1987 e quella presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento.Vive e lavora a Pesaro.

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CARLO LORENZETTI,

Nato a Roma nel 1934 si impone all'attenzione della critica fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta, con i suoi rilievi in ferro sbalzato, che gli valgono il premio nazionale per la giovane scultura assegnato dalla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Giovane protagonista di una nuova storia della scultura contemporanea che tende in quegli anni ad attuare un superamento degli accademismi e del puro sperimentalismo, Lorenzetti contraddice la concezione di una scultura come massa per un’ideo dello spazio flesso nel quale i piani di ferro o altri metalli definiscono differenti tridimensionalità. Nel 1962, dopo la sua prima personale a Roma, viene invitato da Carandente alla storica "Sculture nella città" a Spoleto. Le sculture degli anni seguenti, superando precedenti e interessanti echi brancusiani e costruttivisti, mostrano la lastra metallica come costante piano di invenzione di forme che si relazionano per dimensione e colore. Sempre di più l’interesse per soluzioni di ampio respiro formale conducono l’artista a maggiori e interessanti coinvolgimenti spaziali. Tra le numerose antologiche si ricordano quelle ad Anghiari nel 1972, a Gubbio nel 1986, a Modena nel 1992 e a Ferrara nel 1996.Numerosissime sono le partecipazione a prestigiose mostre internazionali dalle Biennali di Venezia, 1970, 1972 (con sala personale), 1976, 1986, alle Quadriennali di Roma. 1965, 1973 (con sala personale), 1986, 1999, alle esposizioni nei musei di tutto il mondo. Nel 1988 gli è stato assegnato dall'Accademia nazionale dei Lincei il premio "Antonio Feltrinelli" e nel 2004 il premio “Presidente della Repubblica” dall’Accademia di San Luca. Vive e lavora a Roma.

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ELISEO MATTIACCI

Nasce nel 1940 a Cagli e nel 1961 vince il primo premio per la scultura alla collettiva dedicata ai giovani artisti della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Dal 1964 è a Roma dove frequenta il vivace ambiente artistico intrecciando amicizie con gli artisti della sua generazione e frequentando quelli della precedente. Nel 1967 nella prima personale alla galleria La Tartaruga presenta l'opera ‘Tubo’, esposta anche a Foligno a Lo spazio dell’Arte, elemento giallo di 150 metri di produzione industriale che si articola e si struttura nello spazio nel quale viene collocato, definendo una nuova concezione della scultura; nello stesso anno espone con Pino Pascali alla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Negli anni successivi realizza opere-azioni in sintonia con il clima 'poverista' internazionale iniziando una stagione nella quale la sua ricerca si sostanzia in opere realizzate in materiali inediti ed eterogenei: terra, fotografia, suoni registrati, alfabeti antichi, lamiere, ed eventi artistici Negli anni Ottanta il lavoro si specifica in ambiti più propri della tradizione scultorea con l'individuazione di elementi primari che aggregandosi e generando forme mantengono attivo l'equilibrio tra le forze cosmiche e magnetiche presenti anche se invisibili in essi. Nel 1986 realizza e presenta a Perugia, nella stagione che lo ha visto docente presso la locale Accademia di Belle arti, la scultura Carro Solare del Montefeltro nella quale l'antica tradizione artistica italiana si rinnova in nuove formulazioni spaziali e inaugura nel lavoro dell'artista una nuova stagione feconda di realizzazioni a grande dimensione nelle quali sembra potersi rinnovare l'equilibrio plastico formale tra gli elementi e i materiali. Invitato nelle rassegne collettive internazionali più importanti realizza esposizioni in spazi espositivi pubblici italiani ed esteri tra le quali più recenti si ricordano le personali presso PradaMilanoArte, Ancona (Premio Marche) e Parigi nel 1993, al The Hakone Open Air Museum di Tokyo (Special Prize) nel 1995
e lavora a Roma e Pesaro.

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VITTORIO MESSINA

Nato a Zafferana Etnea nel 1946, appartiene alla generazione di artisti italiani che collocandosi temporalmente tra arte povera e transavanguardia elabora soluzioni personali con rapporti e lontananze con l’uno e l’altro movimento. Dopo essere stato allievo di Gastone Novelli al Liceo Artistico di Roma compie eterogenei studi che lo vedono interessato oltre che all'arte all'architettura; nel 1979 presenta a Roma nella sua prima mostra personale ‘La Muraglia Cinese’, un'opera in cui al linguaggio letterario si coniuga il segno che registra la condizione instabile e profonda della cultura contemporanea. Le opere successive impiegano sia materiali tradizionali della scultura quali la pietra, il ferro e il piombo sia nuovi materiali del linguaggio contemporaneo della scultura quali il cemento e la luce delle lampade al neon. A questo percorso che le opere tracciano si affianca la parola scritta o evocata tramite lucide affabulazioni che si avvalgono di echi linguistici che spaziano dall’antica Grecia alle lontane culture orientali. Negli anni più recenti le opere tendono alla composizione di ‘siti’, luoghi, celle, nicchie o sacelli nei quali vi è un maggiore uso di materiali desunti dall'industria edilizia quali pannelli prefabbricati, materiali plastici, articolati tra loro in un interessante nuovo linguaggio della scultura nel quale convivono provvisorietà laboratoriale, spaesamenti, colte ironie e riferimenti ad ambiti culturali contigui. Presenta il proprio lavoro in importanti personali e collettive in spazi espositivi pubblici internazionali tra le quali si ricordano le personali al Kunstverein di Dusseldorf e a Villa delle Rose di Bologna nel 1994 e allo studio Henry Moore di Halifax e alla GAM di Torino del 1999 o la recente personale al Maschio Angioino e Castel dell’Ovo di Napoli. Vive e lavora a Marcellina nelle vicinanze di Roma.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------AGAPITO MINIUCCHI

Nato a Rieti nel 1923, esordisce negli anni Cinquanta in un contesto artistico dominato da linguaggi di marca informale non privi di radici surrealiste. Le sue sculture negli anni seguenti si caratterizzano per una costante ricerca di determinare una forma per il concetto di infinito e per la ripresa di materiali e modalità tradizionali. Tangente a poetiche di marca poverista o della scultura statunitense del dopoguerra, le sue opere tendono a un lirismo che si formalizza tramite l’arcaismo di un incontro, spesso realizzato tramite armonie e contrasti, di materiali quali legno, ferro, pietra, piombo e colore, che vengono piegati alle volontà dell’artista o assecondati secondo le peculiarità e tensioni a loro proprie. Negli anni Settanta le traversine ferroviarie divengono sostegno di nuove iconografie tridimensionali dal sapore astrattamente totemico. Negli anni Ottanta si assiste ad un ritorno del colore in terracotte e pietre, smaltati, colorati o accostati a raggrumi di piombo fuso. Accanto alla produzione scultorea è cospicua quella della calcografia e del disegno nei quali appare più evidente una vicinanza a poetiche della grande stagione artistica internazionale dell’astrattismo gestuale. Negli anni recenti le sue opere si definiscono maggiormente attraverso forme nelle quali il rapporto tensionale tra i veri elementi determina una maggiore libertà compositiva. Presente in numerose e internazionali rassegne di scultura i suoi lavori sono spesso visibili nei contesti pubblici di numerose città come Perugia, Brufa, Fossato di Vico, Pesaro, Spoleto, Terni, Fano e Ghibellina. Vive e lavora nei dintorni di Narni.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------HIDETOSHI NAGASAWA

Nato nel 1940 a Tonei, in Manciuria, nel 1967 giunge in Italia in bicicletta dal Giappone e a Milano, che negli anni '60 era un centro culturale tra i più attivi, stringe un sodalizio intellettuale ed artistico con un gruppo comprendente, tra gli altri, Castellani, Fabro, Nigro e Trotta. La prima fase del suo lavoro è mette in evidenza i nodi concettuali del fare artistico ed è legata a una nuova riflessione dell’azione e del corpo dell’artista Esordisce nel 1969 alla Galleria Sincron di Brescia e dal 1972 i lavori si caratterizzano maggiormente nell’uso di materiali scultorei intorno al concetto di ‘barca’ e di fluire; negli anni Ottanta crea installazioni che si collocano sull’esile confine fra scultura e architettura. Il recinto realizzato con materiali naturali o elementi scultorei diviene simbolo di luogo emblematico del rapporto uomo-natura con forti riferimenti al concetto di giardino sia orientale che occidentale. Egli fa sempre dialogare la scultura con l'ambiente che la ospita sia esso lo spazio espositivo chiuso che l’ambiente naturale aperto. Partecipa a numerose esposizioni di importanza internazionale, tra le quali si ricordano cinque edizioni della Biennale di Venezia, Documenta IX a Kassel nel 1992, le personali al PAC di Milano nel 1988, a Villa delle Rose di Bologna e a Mito in Giappone nel 1993, alla Fondazione Mirò a Palma di Maiorca nel 1996 e all'Ex Cartiera Latina a Roma nel 1998. Vive e lavora a Milano.

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NUNZIO

Nunzio di Stefano nasce a Cagnano Amiterno in Abruzzo nel 1954. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma come allievo di Toti Scialoja. I lavori dei primi anni Ottanta denunciano l'esigenza dell'artista di definire, all'indomani della stagione 'poverista' e concettuale, nuove modalità linguistiche attraverso una proficua riflessione sulle modalità scultoree della migliore tradizione italiana. Già nella prima fortunata personale a Bolzano nel 1981, elementi di gesso dipinto a tempera vengono collocati nello spazio di una parete a sottolineare l'esigenza di un coinvolgimento pluridimensionale dell'opera e di un superamento di distinzioni formali tra discipline contigue. Nel 1984 partecipa, quale attivo membro all'interno della cosiddetta 'nuova scuola romana', alla mostra ‘Ateliers’ in cui venivano aperti gli studi degli artisti risiedenti nell’ex Pastificio Cerere nel quartiere S. Lorenzo a Roma. L’artista si rivolge sempre più spesso verso il materiale ligneo combusto componendolo formalmente e cromaticamente in inedite soluzioni spaziali in cui l'arcaica idea di scultura si definisce nuovamente in rarefatte composizioni ove compaiono abbinamenti con materiali differenti come il piombo ed elementi di un personale universo segnico. Presente in importanti personali e collettive in spazi espositivi pubblici internazionali, nel 1995 e nel 2000 è tra i premiati alla Biennale di Venezia, e realizza importanti personali nel 1995 a Villa delle Rose a Bologna, nel 2001 alla Galleria Civica di Modena e nel 2005 al MACRO di Roma. Vive e lavora a Roma e Torino.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------NUVOLO

Giorgio Ascani nasce a Città di Castello nel 1926. Dopo la guerra di liberazione nella quale assume il nome di Nuvolo, si reca a Roma su consiglio dell'amico e conterraneo Alberto Burri. Nella capitale entra in relazione di amicizia e di lavoro con Edgardo Mannucci, Ettore Colla, Corrado Cagli, Mirko e Afro Basaldella. Il poeta Emilio Villa presenta per la prima volta il suo lavoro sulla rivista Arti Visive e poi nella prima personale a Roma nel 1955; le sue opere sono caratterizzate da una singolare ricerca sul segno e sulla forma astratta che, privata dagli echi gestuali informali e sperimentali, è ricca di poeticità e lirismi e si avvale di un rigoroso e sapiente uso della tecnica serigrafica per la prima volta impiegata da lui in ambito propriamente artistico. Presente all'interno del dibattito culturale italiano entra in contatto con la realtà dello spazialismo e dei nuovi gruppi milanesi ed è presente in importanti rassegne d'arte internazionale e i suoi lavori acquisiti in collezioni museali pubbliche europee e statunitensi. Negli anni Sessanta affianca all'attività artistica l'impegno didattico che culminerà con l'insegnamento di Pittura e la direzione presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia negli anni Ottanta. La sua opera si può differenziare in ampi cicli: gli Scacchi degli anni Cinquanta, i Bianchi, i Cuciti a macchina e i Daini degli anni Sessanta o gli Oigroig dei Settanta La sua pittura più recente si caratterizza per un uso libero dei mezzi e dei linguaggi tecnologici, come il video e il computer, che vengono usati per verificare nuove modalità formali del rapporto tra pensiero umanistico e pensiero scientifico. Gli Aftermandelbrot rielaborano le teorie dei frattali e il ciclo Genesi propone solo in video un personale sguardo pittorico. La Regione Umbria gli dedica nel 1993 un’ampia antologica a Perugia al Cerp e a Palazzo della Penna e a Città di Castello a Palazzo Vitelli. Vive e lavora a Città di Castello (Pg).

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LORENO SGUANCI

Nasce a Firenze nel 1931 e in quella città si diploma in Scultura all’Istituto d’Arte. Nel 1952 si trasferisce a Pesaro che diviene la sua città d’adozione; nel 1962 realizza la sua prima personale alla galleria “L’Obelisco” di Roma. Fin dagli anni Cinquanta la sua opera si misura con le problematiche inerenti il rapporto tra monumento e architettura contribuendo alla costruzione di una nuova coscienza artistica dell’intervento urbano che spazia dal confronto politico ai temi sociali più vasti. La sua scultura propone interessanti e inedite modalità espressive, vicine all’astrattismo geometrico e all’arte cinetica, all’interno di un percorso di rinnovamento non solo linguistico ma anche operativo consapevole della preziosa tradizione italiana classico-rinascimentale con differenti materiali quali pietra, metallo, plastica, terracotta e soprattutto legno . La luce diviene elemento determinante nella definizioni superfici che assumono quasi valore tattile. Con le opere monumentali, come la Porta del mare a Pesaro o le grandi sculture di Ancona, Cepagatti, Fermignano, l’artista si fa carico delle problematiche sociali e di riqualificazione urbana definendo spazialità non solo fisiche ma che pongono in essere i meccanismi della memoria storica e i sentimenti dell’appartenenza. Presente nel panorama internazionale con numerose mostre personali e innumerevoli collettive quali varie edizioni della Quadriennale di Roma, la Biennale dei Giovani di Parigi, Alternative Attuali dell’Aquila, Biennale del Bronzetto di Padova, “Volterra 73”, Biennale di Gubbio ed altre. Vive e lavora a Pesaro.


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