Piziarte presenta Angelo Bellobono

Presso la Galleria Piziarte Viale Crucioli 75/a Teramo mostra personale di Angelo Bellobono.

23/mag/2005 12.38.52 PiziArte Contatta l'autore

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Presso la Galleria Piziarte
Viale Crucioli 75/a Teramo
mostra personale di Angelo Bellobono.
Scrive Raffaele Gavarro:

Proprio quando pensavamo di esserci lasciati alle spalle le vischiose
pesantezze della materia, finalmente liberi di involarci nello spazio-tempo
digitalizzato e virtuale, una mano tanto risoluta quanto inopportuna ci ha
ripiombato nella fisicità più drammatica e antica.

Tutto quello che la televisione e i supermedia avevano divorato - identità
dei luoghi e differenze culturali, valore della produzione e specificità dei
mercati, con quello che consegue - viene oggi ampiamente rigurgitato
guastandoci l'illusione che il più era fatto. Così quella che appena dieci
anni fa era una guerra inesistente, tanto per fare un esempio, oggi è
proprio la televisione a renderla reale in tutta la sua terribilità. Strano
poi che il luogo così come le parti in conflitto coincidano, quasi fosse
un'ironica sottolineatura di come le cose sono cambiate solo nella nostra
percezione, ma non nella realtà.

Comunque mai fidarsi troppo dei sogni dell'uomo, soprattutto di quelli che
illudono sulla capacità di poter fare a meno della zavorra del corpo e che
trattano la realtà unicamente come modello buono per l'elaborazione di
un'immagine, sia anche quella mirabile detta di sintesi. Come al solito le
sottili e sensibili antenne dell'arte hanno captato per tempo
quest'imprevedibile quanto decisa necessità di ri-materializzazione del
reale, cercando opportunità e modi per rientrare in contatto con
quest'ultimo, ma soprattutto per mostrarlo e renderlo di nuovo credibile per
quello che è.

Molto spesso, e per il momento, l'opera si pone infatti come una
certificazione di quella che è la zona di realtà in cui insiste, oppure come
la dimostrazione di un'esperienza direttamente provata e verificabile, il
documento delle sue tracce. Quest'ultimo è il caso di Angelo Bellobono.
Tutto il suo lavoro è concettualmente concentrato sulla fatica fisica, sullo
sforzo cardiaco-muscolare, che diviene un vero e proprio paradigma
esemplificativo della condizione dell'uomo. Naturalmente è un paradigma
contraddittorio nei confronti di quella che è la normale situazione
dell'uomo contemporaneo, che non ha in pratica bisogno di esercitare quasi
nessuno sforzo per procurarsi quello che gli occorre per la sopravvivenza e
oltre. Lo sport, la fatica sportiva, diviene così una sublimazione, ma anche
un memento, un residuo tangibile delle capacità di sopravvivere nel mondo
grazie alla nostra velocità, forza e abilità. La cosa che rende questo
ragionare determinante nel nostro contesto è l'esperienza diretta che
Bellobono ha della fatica fisica, essendo lui stesso un atleta, uno sciatore
per la precisione. Una vita passata sulle piste in montagna e in palestra, a
studiare nelle aule dell'Isef fisiologia e meccanica del corpo umano, a
mettere a punto programmi per sfruttare i margini di miglioramento e per
tenere in stretta connessione tecnica e talento. Scoprire i propri limiti e
raggiungerli, se possibile superarli. Questo è in sintesi il percorso di un
atleta, di una persona che fonda l'esistenza sulle capacità del proprio
fisico. Ovviamente anche in quest'ambito c'è stata l'immissione di una buona
dose di virtualizzazione, con l'utilizzo delle nuove tecnologie e dei doping
di ultima generazione che ne derivano. Un emblematico fondersi di aspetti
tra loro sostanzialmente
estrane che si trovano a
finalizzare un desiderio di distacco dell'uomo dalla propria fisicità, dai
limiti che la qualificano. Bellobono cerca di mostrare tutte queste
dinamiche dall'interno. La sua osservazione è infatti guidata
dall'esperienza, grazie alla quale dirime la sequenzialità fisica e
temporale dello sforzo arrivando ad isolarlo come momento espressivo
dell'atleta.


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