Tracce di luce. Personale di Tina Sgrò

24/set/2010 11.54.09 ANGELA MEMOLA GRAFIQUE ART GALLERY Contatta l'autore

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Tina Sgrò (1972 Reggio Calabria) ha conseguito i diplomi di maestro d’arte, architettura e arredamento presso l’Istituto statale d’arte di Reggio Calabria e si è diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti nella stessa città. Nelle sue opere traspare il rapporto incalzante tra immaginazione e stesura. Ogni spazio sembra sospirare confessando sogni che si celano entro le poltrone, che si nascondono nelle tende, che fluttuano nell'aria assieme a sbuffi di polvere . Il brusio di queste e di altre presenze pur invisibili riempie gli interni animosi e sentimentali, dando vita alla sua pittura lucente e umbratile, perlacea, grigia e nera e arrossata dai rosa e dai rossi d'una scolorita tenda di tulle, gonfia di vento e di ricordi. La sua è una pittura di sensazione e di virtuosismo dove affiorano reminiscenze, tradotte in monocromi abbaglianti. In occasione della sua personale a cura di Angela Memola presso lo spazio espositivo Angela Memola GrafiqueArtGallery, Tina Sgrò propone un corpo di lavori inediti sviluppando un progetto che prende ispirazione da una realtà familiare, composta da oggetti quotidiani e percorsi giornalieri. Nelle tele si cela però un’indagine diversa, un’impressione più intima della dimensione comune dell’oggetto. C’è un’attenzione trans-materiale, evocativa di un ricordo, un sogno. È come se l'artista incontrasse i suoi oggetti, i suoi luoghi e, per imprimerli, lasciasse alle sue pennellate riprendere l’istante dello sguardo. La materia viene vivificata dall’energia visiva e dai tratti di luce che accendono l’attenzione e che creano il senso dello spazio. Le sue immagini appaiono nitide e immateriali insieme, la concretezza del soggetto cede il passo alla sensazione. Il suo percorso appare come un errare quasi inquieto attraverso frammenti di mondo e si afferra l’immediatezza con la quale l’artista lascia che l’esterno si manifesti. L’attenzione è rivolta verso l’inanimato che, tuttavia, risulta essere talmente personale da raccontare un sentire. E allora l’oggetto diviene emozione.
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