Naturae, opere di Massimo Innocenti a cura di Angela Sanna

Naturae, opere di Massimo Innocenti a cura di Angela Sanna Galleria Tannaz inaugura una mostra dedicata a Massimo Innocenti, a cura di Angela Sanna.

05/nov/2010 16.47.55 Galleria Tannaz Contatta l'autore

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Galleria Tannaz inaugura una mostra dedicata a Massimo Innocenti, a cura di Angela Sanna. La mostra resterà aperta dal 6 novembre (vernissage ore 18.00) al 30 novembre.
Massimo Innocenti si interessa fin da giovane alle più varie espressioni artistiche partecipando a mostre e organizzando eventi aperti alla poesia, al teatro, al disegno, alla pittura, all'installazione. Intorno alla metà degli anni 90, dopo una fase concettuale, la sua ricerca conosce una svolta riscoprendo il disegno e la pittura e scavando nell'universo del silenzio e della natura. I suoi lavori sono stati esposti in importanti mostre nazionali e internazionali e sono presenti in collezioni private in Italia e all'estero. Da alcuni anni tiene la cattedra di Pittura e dei Linguaggi delle Arti Plastiche alla LABA (Libera Accademia di Belle Arti di Firenze).
La natura, tema d'elezione della ricerca di Massimo Innocenti, non rappresenta, per l'artista, una semplice costante iconografica né un semplice modello cui attingere per la messa in atto del processo creativo. Essa rappresenta piuttosto, attraverso le sue molteplici e mutevoli manifestazioni, una miniera di riferimenti nella quale il pittore sa di poter trovare, volta per volta, quell'ispirazione profonda e quell'impulso a dipingere che lo portano a fondere, nelle sue composizioni, pittura e ambiente, poesia e sentimento, ricordo e tempo presente. Naturae, dunque, come pluralità di visioni, sensazioni e stati d'animo suscitati dall'incontro sempre nuovo con il mondo naturale. Naturae, anche, come risultato di un percorso culturale che l'artista ha intrapreso lasciandosi alle spalle una precedente fase sperimentale e concettuale alla quale si è sostituita un'indagine, più intimista, vissuta nel mondo appartato delle colline toscane. Le riflessioni critiche sui valori dell'arte e sui significati della rappresentazione hanno indotto Massimo Innocenti a riallacciare con la tradizione nell'intento di riavvicinarsi alla funzione costruttiva della pittura mediante lo studio approfondito del `mestiere' e dei grandi maestri.
La pratica costante del disegno e la messa a punto di tecniche raffinate, come la combinazione di materie pittoriche e di materiali preziosi, quali la foglia d'oro e d'argento, e di sostanze meno nobili ma non meno simboliche, come il bitume, sono all'origine di una pittura elaborata, a tratti perfino travagliata, in continua tensione tra osservazione diretta e immagine interiorizzata. Le meditazioni dell'artista sui maestri a lui cari, dai romantici tedeschi e inglesi ai paesaggisti francesi fino ai macchiaioli, si intrecciano con la lettura appassionata della poesia, disciplina che egli considera, prima che una fonte d'ispirazione per i suoi lavori, un rifugio, un diletto, un termine di confronto e una risorsa per la propria crescita esistenziale e artistica. Di qui i dipinti che vibrano di echi romantici e di suggestioni poetiche, dai paesaggi ai soggetti floreali, dove risuonano, rarefatti, i versi di poeti amati da Massimo, come Novalis, Campana, Bertolucci, Calogero, e dove le varie sfaccettature della natura risaltano attraverso una ricerca cromatica e formale sempre sobria e meditata. Sentieri alberati, orizzonti, distese di campi, mazzi di rose non sono dunque pure riproduzioni mimetiche ma presenze vive e pregnanti dalle quali emana una luce evocativa e scintillante, d'oro o d'argento, esaltata dal contrasto con le tonalità scure dei faggi, dei solchi, delle nubi.
L'artista, ci dice Massimo Innocenti, deve essere nuovamente <<capace di guardare e di fermarsi di fronte a un paesaggio, di soffermarsi lungo le sponde di un fiume ed ascoltare>>. L'invito all'ascolto equivale qui al desiderio di staccarsi dal frastuono metropolitano e di ritornare ai suoni naturali e al silenzio che l'artista esige nel dialogo con gli aspetti più semplici della vita e delle cose. La trilogia di dipinti intitolata al Lago, realizzata in tre formati differenti, ne è un esempio eloquente: l'aria brumosa e pacata si diffonde lentamente sulla superficie lacustre suscitando sentimenti di sottile malinconia; così anche i dipinti asimmetrici incentrati sulla Casa, evocazione rarefatta di un luogo lontano e denso di presagi che ci riconduce alle memorie autobiografiche dell'artista. Il dittico Gemelli, dove gli alberi costeggiano una strada nascosta e isolata che sembra simboleggiare la via per un altrove `esistenziale', ci appare a sua volta immerso in una calma luminosa ma al tempo stesso misteriosamente umbratile. L'ambivalenza delle atmosfere che il pittore riesce a evocare con viva partecipazione e maestria rappresenta forse uno degli aspetti più coinvolgenti del suo lavoro. Quiete e tempesta, avvallamenti e prominenze, luce e oscurità sembrano i corrispettivi simbolici delle dicotomie insite nella natura umana, come morte e istinto vitale, desiderio e assenza, amore e odio. E così pure la selva di sentimenti contrastanti che nei dipinti di Massimo scivolano in una dimensione visionaria per poi risalire verso una visione più lucida, come un faro nella notte, come la serenità che scioglie il tormento. Di questi contrasti possiamo individuare una traccia perfino nella resa formale dei dipinti, ora traslucidi ora densi di materia, e composti da pennellate ora impulsive e gestuali ora ordinate e composte. Anche i formati, dal più grande al più piccolo, sembrano partecipare di questa visione composita dell'ambiente naturale, quasi fossero interpreti delle numerose sfumature che possono intercorrere tra una rappresentazione epica della natura e una sua immagine tra le più umili e familiari.
Angela Sanna

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