comunicato stampa Picchio (Dieter Specht) prossime mostre Montreal, Torino, New York

30/giu/2005 17.32.27 Floriana Tondinelli Contatta l'autore

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PICCHIO (DIETER SPECHT)

“Segment-Art / Installations

 

catalogo a cura di Martin Kraft

 

Tra le prossime mostre:

agosto-settembre 2005- Montreal (Canada)

ottobre 2005- Torino (Italia)

marzo 2006- New York (Stati Uniti)

 

Picchio (Dieter Specht) è uno dei più originali artisti tedeschi dell’ultima generazione operante ad Arcegno (Svizzera).

Attraverso lo studio del paesaggio ticinese Picchio (Dieter Specht) ha trovato il suo stile personale, da lui definito “stile a segmenti”, e che si è nel frattempo dimostrato quanto mai versatile. Egli conferisce una nuova dimensione a questo stile in una serie di nuovi dipinti, definiti dall’autore “Fantasie”. I segmenti costituiscono la struttura di base, ma essi appaiono ora nella nuova produzione come matrici costruttive, sovrapposte da forme liberamente geometriche, dipinte o sotto forma di collage, forme che risvegliano occasionalmente associazioni ad oggetti concreti: una rete, una sagoma, una slavina. Si crea dunque una forte tensione fra i due piani dell’immagine in contrasto fra loro, che però vengono al contempo mantenuti in coesione da una colore misurato, dominato dal bianco. E tanto più intensi, in questo contesto, risaltano i singoli, forti accenti cromatici.          

Egli ricava notevoli stimoli proprio differenziando e riproducendo in serie mediante tecniche semplificate idee pittoriche già sperimentate: più o meno l’effetto fantastico che si nota osservando il passare dei giorni e delle stagioni. Proprio all’astrazione invita la pittura di Picchio (Dieter Specht), con passaggi fluenti che fanno apparire il soggetto secondario e allo stesso tempo rendono consapevoli che, ad esempio, anche il colore blu può essere un soggetto. La spazialità è già insita nell’applicazione a spatola dei pastosi colori acrilici, che creano immagini impercettibilmente in rilievo. I colori vengono stesi puri e si combinano cromaticamente, nell’accezione del divisionismo, solo nell’occhio dell’osservatore, che in questo modo viene attratto prepotentemente all’interno dell’immagine. Così si apre la strada per la terza dimensione, verso le sculture create dall’artista unendo moduli di formato standard dipinti in vari colori in installazioni sempre nuove, che a seconda del punto di osservazione presentano uno spettacolo completamente diverso. Sono

anch’esse pittura, come le immagini dipinte ad acrilico con la spatola. E tuttavia, il supporto dell’immagine diventa il corpo dell’immagine stessa: due o più tavole in legno collegate fra loro, e in parte posizionate in diagonale, in formato unificato e modulare, prendono a prestito il principio dello stile a segmenti, della strutturazione dell’immagine a strisce, trasferendolo nello spazio. Le singole strisce, in realtà, non sono mai fisse, e nemmeno il loro effetto complessivo: camminando attorno alle sculture, esse si spostano infatti di continuo l’una rispetto all’altra, in modo da creare intersezioni formali ed effetti cromatici contrastanti completamente nuovi - effetto, questo, che viene ulteriormente e opportunamente accentuato dal gioco di luci e ombre.

Il risultato è un’installazione variabile, completamente rapportata alla condizione spaziale del caso: le singole steli, infatti - preferibilmente più di una - si possono ad esempio appoggiare ad una parete in combinazioni e inclinazioni diverse. Esse si possono muovere liberamente, possono essere capovolte, appese ad una parte, ruotate sul loro asse e, come sempre, spostate nello spazio.

Grazie a queste inesauribili possibilità di variazione, gli osservatori e gli ospiti seduti diventano anch’essi parte dell’installazione, in quanto l’artista può sì proporre una determinata disposizione, ma egli non la prescriverà in alcun caso. E, non da ultimo, in simili installazioni conta anche la dimensione temporale, che in qualsiasi momento si può modificare per sfumature, oppure del tutto. Ma le installazioni, se anche non modificate nello spazio, reagiscono con particolare forza alla luce, proprio grazie alla loro azione cromatica, in parte giocata su singoli colori. E con la loro continua, intima richiesta di riposizionarle, esse irradiano una giocosa ilarità (Martin Kraft).

 

 

Ufficio stampa: Floriana Tondinelli · Tel/fax 064744300 · Via Quattro Fontane, 128/a · 00184 Roma

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