ARTERIA66 - Centrale Preneste

03/gen/2011 19.15.54 PRV Contatta l'autore

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Centrale Preneste Teatro

via Alberto da Giussano n. 58

 

Arteria 66

di Tiziana Lucattini e Fabio Traversa

                                 ispirato a The grapes of the wrath di J. Steinbeck

                                      3 marzo ore 18,00      4-5-6 marzo ore 21,00

con

Osvaldo Alzari, Emiliano Barbato, Valentina Bini, Marco Casu, Adele Felici, Laura Leone

Olek Mincer, Simona Parravicini, Fabio Traversa

regia Tiziana Lucattini

direzione musicale Mariano De Simone

musiche dal vivo Mariano De Simone banjo, Alessandro Garramone chitarra,

Vincenzo Appolloni violino

scene Francesco Persico - disegno luci Martin Beeretz

costumi e oggetti di scena Paola Romoli Venturi

promozione Paola Meda, Serena Amidani - info@ruotaliberateatro.191.it

 

5 marzo ore 18,30 prima dello spettacolo

seminario condotto da Sandro Portelli

 

 

Arteria 66: una messa in scena a  partire dalle suggestioni del romanzo The grapes of the wrath (Furore nella traduzione italiana) di Steinbeck, è per noi parlare del presente perché  le differenze strutturali della crisi economica degli anni trenta in America e dei problemi migratori di allora rispetto ad oggi, non nascondono le similitudini umane: sofferenza per lo sradicamento e  speranza di riscatto.

 

Fine degli anni venti, la grande depressione economica: carovane di vecchie automobili e camion trasportano lungo la Highway 66, migliaia e migliaia di emigranti. Americani ormai nomadi che si lasciano alle spalle fattorie e campi di cotone per raggiungere il lontano West. 

 

Il tema del viaggio eroico ci ha sempre appassionato fin dai tempi in cui nei nostri spettacoli la terra promessa era un Sud magico o un al di là del mare che avrebbe dovuto garantire la vita e l’abbondanza, ma  dove  nulla di salvifico però aspettava viaggiatori e  naviganti. Qui in  Arteria 66, c’è ancora una volta una terra promessa e un’ umanità ostinata nella sua idea di salvezza. “Ehi, tutti, il sole sta per nascere, è l’ora di partire.” 

 

La storia imponente ed epica di una nazione, raccontata attraverso l’epopea di una famiglia, i Joad, ci sembra parli anche della realtà di oggi, e sia riferibile anche a un passato non remoto, ma rimosso, in cui ad essere sfruttati e accusati di tutti i crimini erano gli italiani.

 

Dolore, razzismo, depressione economica, ondate immigratorie, sfruttamento della mano d’opera e degli immigrati, meccanismi economici che stritolano e lasciano impotenti, addormentati,  intontiti, come dice Mamma Joad, perché non hanno volto e nome. Un addormentamento etico e della coscienza critica.  A cui il teatro risponde con la poesia: il gesto finale di Rosa Sharon verso l’uomo che muore di fame è un piccolo e individuale gesto scopertamente perdente ma nello stesso tempo forte e vincente perché allude alla enorme ed ineludibile potenza della solidarietà per e tra gli oppressi.

 

 

 

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