Le interviste di GenomART - A colloquio con il dr Luigi Gravagnuolo < L'Arte Contemporanea oltre Napoli >


 

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Le interviste di GenomART 2005

 
Prof. Angelo Trimarco Salerno, 28 settembre 2005

"L’Arte Contemporanea oltre Napoli"

 

Intervista con il dr Luigi Gravagnuolo

Direttore Staff del Sindaco del Comune di Salerno

 

In Campania vigeva una sorta di "distrazione", una mancanza di attenzione territoriale rispetto al tema “Arte Contemporanea”, quasi che esso riguardasse esclusivamente Napoli.

In questi anni lo scenario sembra in mutamento. L’area metropolitana di Napoli assume sì una caratteristica di spazio operativo e sperimentale di valenza internazionale, ma non è più l’unico.  Noi diciamo per fortuna!

In Campania l'arte contemporanea sembra divenuto un tema di forte attrazione per molte città, ivi compresa Salerno, che si accostano all'argomento ponendolo come fattore strategico di sviluppo socio-culurale-economico (turismo?) del proprio territorio. Un innamoramento improvviso! Come mai?

 

Ne discutiamo con Luigi Gravagnuolo, manager pubblico ed esperto in comunicazione degli Enti Locali.
 

GenomART. dr Gravaguolo, come spiega questo improvviso interesse per l’arte contemporanea da parte di Comuni, anche di piccole e medie dimensioni?

 

Complesso di Santa Sofia - SalernoGRAVAGNUOLO. Non sono in verità un esperto del settore. I motivi credo vadano ricercati in diverse direzioni. Intanto la globalizzazione in corso sta spostando le attività produttive manifatturiere dal nostro continente - e dal nostro paese in particolare - verso altre aree, per cui la nostra ricchezza dipende in percentuale crescente dal nostro attuale posizionamento come paese leader mondiale nell’offerta culturale ed ambientale. In tale contesto ogni microterritorio cerca di conquistare una sua forza competitiva nell’attrazione di flussi turistici e di “consumatori d’arte”. Le città medie e piccole non si sottraggono a questo trend.

C’è poi un’attenzione crescente alla crescita del senso civico e del livello medio culturale di ciascuna comunità, che cerca di sprovincializzarsi e di confrontarsi con le altre realtà anche ospitando eventi di valore non circoscrivibile al contesto locale.

 

G - Anche Salerno ha puntato sull'arte contemporanea in questi anni. La ristrutturazione del Complesso di S. Sofia e la sua destinazione a contenitore di importanti eventi artistici ne è un segno evidente. Può trarre un bilancio?

 

LG - Molto positivo nel suo insieme. Certamente Salerno ha scontato una necessaria approssimazione in fase iniziale, non essendo tradizionalmente una città vocata a tale genere di manifestazioni. D’altra parte non è dotata di un patrimonio artistico nelle arti visive e figurative sufficiente a dar vita ad un vero museo stabile autonomo. Il che significa che non dispone nemmeno di una base patrimoniale artistica per inserirsi nella rete degli scambi intermuseali, che spesso consentono l’organizzazione di grandi mostre a costi contenuti. Insomma Salerno ha dovuto superare notevoli ostacoli per imporsi come stazione di eventi artistici “da annotare” per i fruitori nazionali ed europei come tra quelle da non perdere. Tuttavia in soli tre anni ha fatto passi da giganti, proponendo autori come Mirò, Chagall, Warhol, Picasso. La media di visitatori per ciascuna mostra si è attestata sui trentamila, che mi sembra una discreta base di partenza. E’ cresciuta nel contempo la voglia di arte da parte della popolazione locale, che oggi non accetterebbe di buon grado  se, ad es., a Natale non trovasse al Santa Sofia una proposta di buon livello.

 

G - Come dovrebbe essere per Lei un Museo di Arte Contemporanea?

 

LG - Davvero mi sembrerebbe presuntuoso da parte mia suggerire alcunché. Dico quello che mi piacerebbe come fruitore trovare in un piccolo museo di provincia di arte contemporanea: alcune opere emblematiche, rappresentative della storia recente delle arti figurative e delle sue tendenze fondamentali, al fianco delle quali alcuni monitor esibiscano on demand approfondimenti degli autori e delle tendenze stesse; un paio di sezioni dedicate a singoli autori, con un’antologia significative delle loro opere; una esibizione di artisti locali.

 

G - Utile o deleteria la competizione con Napoli?

 

LG - Siamo nell’età della competizione territoriale e non trovo in alcun caso deleterio praticare tale competizione. Tuttavia è del tutto evidente che Salerno non potrà mai proporre l’offerta museale, artistica e culturale di città come Napoli. Dovrà necessariamente trovare il suo spazio di nicchia in cui però puntare ad assumere la leadership regionale.

 

G - Lei è stato anche docente universitario a Salerno. Conosce bene il mondo accademico. Come farlo dialogare  con gli Enti e le imprese  sul versante dell'arte?

LG - A Salerno ciò avviene già, come immagino un po’ dappertutto. L’accademia è coinvolta in fase di proposta, in quella di valutazione delle proposte, nella gestione degli eventi e nell’organizzazione degli spazi di dibattito che in genere li accompagnano. Come dicevo sopra siamo a Salerno solo agli inizi, ma ci auguriamo che entro qualche anno da questa sinergia possano venire fuori anche le competenze giuste per attrezzare e gestire spazi permanenti di fruizione artistica in città.

 

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