Mostra: Nancy Poltronieri - Pietro Scarnera

A traghettarci attraverso fantastici non-luoghi ci attende l'epico, instancabile visualizzatore di profili virtuali, che saltando tra una pagina e l'altra ci scaraventa dentro vignette che si aprono come pop-up.

05/apr/2011 20.29.41 giada lomi Contatta l'autore

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Doppia personale di
Nancy Poltronieri
Pietro Scarnera



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Michele Acciali
Francesco Prati

classe V B sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


15 aprile - 15 giugno
 
 
a cura di 
Caterina Morelli

Inaugurazione 
venerdì 15 aprile ore 18.30





un progetto di 
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia 
 Agenzia Generale Bologna Centro 

Via de' Pignattari, 3  Bologna
Telefono: 051 6405217
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Comunicato

 

 

 

 

State pronti, si parte. Nancy dispiega gli ultimi angoli della barchetta, e la spinge su di un mare d'inchiostro. A traghettarci attraverso fantastici non-luoghi ci attende l'epico, instancabile visualizzatore di profili virtuali, che saltando tra una pagina e l'altra ci scaraventa dentro vignette che si aprono come pop-up. Avvolti nel fumo dei camini milanesi, tra un coff-coff e un caugh scorgiamo le maleodoranti latrine della città, dove la matita ha smutandato la dura lex economica e ha nascosto le caprette salutanti dietro tazze e scopini. Qualche supereroe intimidito ciondola le gambe villose dalla tazza, beandosi nel fumo lassativo, e qualche ragazzotta siede fiera e sicura del suo portamento da toilette. Col naso turato e le orecchie indolenzite dal ritmare degli sciacquoni precipitiamo sui sedili di una decappottabile, a tutto gas nel deserto asfissiante, dove l'abito immacolato che abbiamo indossato s'è presto insabbiato e maculato di chiazze di sudore. Alle spalle ci siamo lasciati bele madunine e caotici tran-tran suburbani. Ma dov'è che siamo ora, con precisione? Il tempo s'è liquefatto impregnando di minuti persi le tavole di Nancy, che ci spinge dispettosa dentro un labirinto di numeri minacciosi. Il tre, il cinque e l'otto dalle pance gigantesche tuonano ostili che è ora d'andarsene, che il viaggio al termine del non-luogo sta per conludersi, è finito. Ma non prima di tuffarci nell'abisso avvinghiati ai tentacoli di Octopus: uno splash, pinne e boccaglio, e via sotto i mari. Perchè dentro il blu il ritmo dell'immagine si fa differente. Movenze dolci, curve armoniche, atmosfere sospese. E infine, il luccichìo di una perla che si coltiva dentro un'ostrica, miracolo economico scampato alle grinfie gioielliere.

 

 

Sara Dragani

 

 

 

 

 

Se il fumetto, come si dice da alcuni anni, è la vera cronaca dei nostri tempi, allora sicuramente oggi Pietro Scarnera è cronista d’eccezione di questa Italia. Da quando la bande dessinée ha smesso di essere un passatempo per bambini e adolescenti, ed è uscita con la graphic novel dal campo delle “arti minori”, anche nel nostro paese si è avuta una fioritura di autori “neorealisti” che spesso raccontano meglio di quotidiani, tv e cinema la realtà del 21esimo secolo e del suo uomo schizoide. Nel caso di Scarnera, come per molti suoi coetanei, nel racconto prevale una dimensione intima che si collega quasi inevitabilmente a quella collettiva, toccando argomenti anche drammatici come gli stati vegetativi, con tutti gli annessi e connessi del ruolo della politica e della religione nella sfera più personale delle nostre vite. Ma la dimensione intima consente all’autore anche di descrivere luoghi e persone con una leggerezza inattesa, anche quando gli argomenti leggeri non sono, e con una poesia del quotidiano che in fondo è un po’ la cifra migliore di questi tempi. In fondo, internet a parte (ma anche in legame con questo) il fumetto è il medium che più è cambiato in questi anni, ed è stato lo stesso Scarnera ad affermare che può “affron tare in modo effi cace qua lun que argo mento, dall’Olocausto (Maus) alla malat tia (Il grande male), riu scendo in molti casi a dire qual cosa in più rispetto ad altre forme d’espressione”.

 

Filippo Pala

 

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