14
ottobre / 8 dicembre 2005
Lino
Mannocci – “Let there be smoke”
Venerdì 14 ottobre 2005 alle
ore 18, presso il Museo ‘Hendrick C. Andersen’ in via P.S. Mancini 20 a Roma, si
inaugura “Let there be smoke”, mostra personale del pittore Lino
Mannocci.
La particolare condizione
dell’artista – nato a Viareggio (Lu) nel 1945, ma residente a Londra da oltre 30
anni – giustifica la sua presenza al Museo Andersen, solitamente destinato ad
ospitare, per vocazione, artisti stranieri in creativa relazione con
l’Italia.
Autore di oli su tele di
piccola e media dimensione spesso spartiti in riquadri consequenziali, Mannocci
utilizza la figurazione in modo metaforico, facendo ricorso ad elementi
primigeni della natura in trasformazione, per ripercorrere luoghi della propria
memoria, della storia e del mito nei quali la figura umana appare presenza
ridotta ma necessaria.
La mostra è corredata di
ampio catalogo con testi di Franco Marcoaldi e Vittorio
Sgarbi.
Rimarrà aperta fino all’8
dicembre 2005, tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 9 alle 19. Ingresso
gratuito.
Note
critiche dal catalogo della mostra.
« Già dallo stesso titolo della mostra – quel
‘let there be smoke’ che con anglofono understatement si propone come
fantasiosa riscrittura del celebre fiat lux di memoria biblica – la
pittura di Lino Mannocci mostra in modo inequivocabile la sua natura assieme
ironica e ambiziosa ; tanto ambiziosa da apparire tragica.
E’ ironica, perché perfettamente consapevole della
sua condizione postuma : il faticoso parto di un mero succedaneo del lungo
tragitto di classico e moderno. Ambiziosa, e al fondo tragica, perché comunque
con quella tradizione intende confrontarsi, secondo una postura pittorica che
non è mai sfiorata dall’idea di potersi appagare con i semplici collages
citazionisti propri della postmodernità [...] ».
Franco Marcoaldi
« [...] Guardandole bene, ci accorgiamo che le
opere piu’ recenti di Mannocci, siano fatte di mare, di fumo o di nuvole, siano
immagine unica o in sequenze senza una vera e propria storia, siano anche
diversissime l’una dall’altra, non fanno capo a entità diverse, ma hanno un
solo, grande, unico protagonista che si pone un gradino al di sopra di esse:
l’indefinito, assurto a valore supremo dello spirito.
Seppure concepito mentalmente, l’indefinito di
Mannocci non è però un concetto trascendentale, ma immanente, immerso nella
materialità del mondo. [...]
L’uomo non è qualcosa di esterno all’indefinito, ma
una sua parte integrante, in quanto è solo la sua mente ad essere in grado di
concepirlo. [...] Quell’uomo, dall’aspetto così eterno, capace di appartenere in
egual modo alla civiltà greco-romana, a quella rinascimentale e a quella
moderna, è in grado di pensare la natura, di elaborarla in un concetto mentale,
di concepire altri concetti al di sopra di essa [...]».
Vittorio Sgarbi