Lino Mannocci al Museo Andersen di Roma

Mannocci Let there be smoke

06/ott/2005 16.15.29 Mercurio Arte Contemporanea Contatta l'autore

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14 ottobre / 8 dicembre 2005

Lino Mannocci – “Let there be smoke”

Museo ‘Hendrick C. Andersen’, Roma

 

Venerdì 14 ottobre 2005 alle ore 18, presso il Museo ‘Hendrick C. Andersen’ in via P.S. Mancini 20 a Roma, si inaugura “Let there be smoke”, mostra personale del pittore Lino Mannocci.

La particolare condizione dell’artista – nato a Viareggio (Lu) nel 1945, ma residente a Londra da oltre 30 anni – giustifica la sua presenza al Museo Andersen, solitamente destinato ad ospitare, per vocazione, artisti stranieri in creativa relazione con l’Italia.

Autore di oli su tele di piccola e media dimensione spesso spartiti in riquadri consequenziali, Mannocci utilizza la figurazione in modo metaforico, facendo ricorso ad elementi primigeni della natura in trasformazione, per ripercorrere luoghi della propria memoria, della storia e del mito nei quali la figura umana appare presenza ridotta ma necessaria.

La mostra è corredata di ampio catalogo con testi di Franco Marcoaldi e Vittorio Sgarbi.

Rimarrà aperta fino all’8 dicembre 2005, tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle 9 alle 19. Ingresso gratuito.

 

 Note critiche dal catalogo della mostra.

 « Già dallo stesso titolo della mostra – quel ‘let there be smoke’ che con anglofono understatement si propone come fantasiosa riscrittura del celebre fiat lux di memoria biblica – la pittura di Lino Mannocci mostra in modo inequivocabile la sua natura assieme ironica e ambiziosa ; tanto ambiziosa da apparire tragica.

E’ ironica, perché perfettamente consapevole della sua condizione postuma : il faticoso parto di un mero succedaneo del lungo tragitto di classico e moderno. Ambiziosa, e al fondo tragica, perché comunque con quella tradizione intende confrontarsi, secondo una postura pittorica che non è mai sfiorata dall’idea di potersi appagare con i semplici collages citazionisti propri della postmodernità [...] ».         Franco Marcoaldi                                                 

 

 « [...] Guardandole bene, ci accorgiamo che le opere piu’ recenti di Mannocci, siano fatte di mare, di fumo o di nuvole, siano immagine unica o in sequenze senza una vera e propria storia, siano anche diversissime l’una dall’altra, non fanno capo a entità diverse, ma hanno un solo, grande, unico protagonista che si pone un gradino al di sopra di esse: l’indefinito, assurto a valore supremo dello spirito.

Seppure concepito mentalmente, l’indefinito di Mannocci non è però un concetto trascendentale, ma immanente, immerso nella materialità del mondo. [...]

L’uomo non è qualcosa di esterno all’indefinito, ma una sua parte integrante, in quanto è solo la sua mente ad essere in grado di concepirlo. [...] Quell’uomo, dall’aspetto così eterno, capace di appartenere in egual modo alla civiltà greco-romana, a quella rinascimentale e a quella moderna, è in grado di pensare la natura, di elaborarla in un concetto mentale, di concepire altri concetti al di sopra di essa [...]».             Vittorio Sgarbi

 

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