Aracne e Penelope

L'Arte Tessile assume la tecnica come stratagemma, è ingegno dotato di autonomia operativa e di significato, le cui opere sono perseguite con materiali disparati in tutte le sue accezioni, dal naturale al sintetico, dal tessuto al non tessuto, da grovigli di acciaio ed alluminio, dal feltro alla lana, da plastiche applicazioni, da ornati di pezza ed organza, di lino e di corda, di stoffe e di filati, da materiali di recupero che dialogano ibridi tra il tramandato folclore e le tecniche innovative.

20/apr/2011 21.56.35 giada lomi Contatta l'autore

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Aracne e Penelope


Eva Basile
Antonella Guidi
Donatella Lombardo


25 aprile - 1 maggio
 
 
a cura di 
Jessica Forlai e Caterina Morelli





Inaugurazione 
lunedì 25 aprile ore 16.00






Nuovo Centro Sociale Montanari 
 Sala Renzo Imbeni 

Via di Saliceto, 3/21 (Parco della Zucca)  Bologna
Telefono: 320 5785787
E-mail: info.caterinamorelli@gmail.com
Orari: lunedì-domenica 14.00-18.00
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Comunicato


Belone, inventore dell’ago, facendone consegna al mondo, diede origine alla storia del cucito e della tessitura.  L’ago è il filo conduttore, la trama il suo percorso, l’opera la sua evoluzione, un gomitolo intricato in lungo ed in largo, matassa di un genere consacrato alla liturgia di pochi eletti: l’Arte Tessile. Questa maestranza si concentra su gesto e manualità, dove tessere e filare sono all’unisono, dove l’intreccio è diplomazia data dalla corda che trama, che lega fili pari a quelli dispari dell’ordito, in un universo di licci altrimenti inconciliabile, che di opposti è formato e di opposti si nutre. L’opera non è solo prodotto di abilità manuale, ma operazione mentale che ne  plasma la trasformazione. La tela è supporto dove fare e disfare, distruggere e creare, dove aggiungere e sottrarre è operazione metamorfica, multiforme espressività. L’Arte Tessile assume la tecnica come stratagemma, è ingegno dotato di autonomia operativa e di significato, le cui opere sono perseguite con materiali disparati in tutte le sue accezioni, dal naturale al sintetico, dal tessuto al non tessuto, da grovigli di acciaio ed alluminio, dal feltro alla lana, da plastiche applicazioni, da ornati di pezza ed organza, di lino e di corda, di stoffe e di filati, da materiali di recupero che dialogano ibridi tra il tramandato folclore e le tecniche innovative. L’artista dispone di arnesi ed attrezzi da cucito, la spola e l’arcolaio, il mulinetto ed il fusello, mentre Penelope riprende a tessere ancora rapita dal mitico telaio.


Lucas De Laurentiis


Eva Basile. Tessere l’arte.


Mi siederò meditativa davanti al mio telaio. Come Moderno Demiurgo dell’intreccio, lavorerò le idee che pulsano nelle mie vene come fossero filo. Mi riapproprierò di un’arte così antica, per ricomporre i miei pensieri in asimmetriche geometrie;

per riordinare le emozioni donando loro un linguaggio puramente tessile; per fare di una tecnica sapientemente tramandata, nient’altro che arte.


Antonella Guidi.  Cuciture e ricami, immagini e parole.


Sono legata alla mia arte con un cordone ombelicale di cotone: nasce dal ventre mio ogni parola e si sparge a ricamo, per riunire i frammenti che mi circondano, per rendere le mie emozioni un dettaglio cromatico, per disegnare a filo sezioni di me, intrappolandomi e lasciandomi andare, spersa e sparsa nell’universo mio interiore che vi voglio comunicare.

Le tracce del mio DNA sono edera a spirale e le trascrivo sui muri, sulle tele, sulle fotografie, donandovi così il patrimonio della mia anima,  casa che scendo e salgo, per osservarmi ed osservarvi in ogni mutazione sensibile.


Donatella Lombardo. Filare la memoria.


Cerco, in questa mia arte, di definire le mie memorie, percorrendole a filo colorato, intrecciandole, srotolandole; sarta dei colori, mi muovo sulla tela come fossi un ago, tentando di non pungere, ma di ricongiungere i sentieri perduti su cui camminano i miei ricordi. Armandomi di stoffa e cotone, tendo a catturare i frammenti materici che l’orologio del tempo vuole congelare, confinandoli in un ordine emotivo e non grafico, spargendoli in un tracciato di cose semplici, ricche di povertà, che fanno della mia storia, una metafora del dettaglio. Ed è così che mi ri-trovo, ricamandomi senza troppi merletti, sfogandomi bambina nei giochi infantili e riappropriandomi del mio presente di donna, filando delicatamente il mio passato.


Stefania Benizzi


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