intervista-recensione e videoclip dei wireframes

05/mar/2011 17.35.04 Maurizio Ganzaroli Contatta l'autore

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INTERVISTA ESCLUSIVA A CARLO BUCCIARELLI
Quando arrivo a Roma, cerco la casa di Carlo, ed inspiegabilmente non riesco a
trovarla, io venendo da Ferrara che è una città non troppo grande, penso che lì
intorno qualcuno lo conosca, ed invece raccolgo solo negazioni assolute e
strani racconti di un Carlo Bucciarelli, che qualcuno avrebbe conosciuto circa
duecento anni fa.
Io ovviamente non demordo, ma cerco ancora sperando di trovare qualche segno,
poi un forte rumore che mi riporta alla mente il suono che facevano i dischi
volanti dei film anni ’50, mi volto e con stupore mi accorgo che dove prima c’
era un muro di mattoni grezzi ora c’è una casetta blù di non più di 3 metri
quadri, praticamente una cabina del telefono.
Curioso, vado verso la porta e sento che dall’interno provengono dei suoni,
sintetici, quasi come se degli androidi stessero cantando (canteranno gli
androidi, poi?) comunque sia appoggio la mano sulla serratura, e vengo
risucchiato all’interno di quella che sembra in realtà una casa a quattro
piani, di almeno 800 metri quadri.
C’è qualcosa che mi sfugge, o l’interno è appena un po’ più grande dell’
esterno?
Da dietro quello che sembra un pannello di comandi pieni di fili e con un tubo
centrale grande come una colonna romanica, ripiena di liquidi blù e rossi di
diversa densità che galleggiano pigramente, mentre strane scosse elettriche li
fanno ondeggiare in un liquido amniotico, una voce risponde: c’è una certa
differenza si! Scusa se ti ho fatto aspettare ma sai, ho fatto un saltino nell’
antico Egitto, e Ramses non mi voleva lasciare andare!
Ma tu ci vai spesso là?
Chiedo io, preoccupato per la risposta.
Abbastanza spesso si! Ad Ania, piacciono molto i gioielli che fanno laggiù,
così facciamo una capatina ogni tanto!
Ancora più nell’assurdo…
Ma questa è una machina del tempo?
Certo che si! In Egitto non potrei andarci con l’aereo, almeno non in quello
di 4000 anni fa!
Capisco! Rispondo io, ripromettendomi di non bere nemmeno il bicchierino di
fine d’anno.
Sconcertato da questa presentazione procedo con l’intervista:

D. Ciao Carlo, ma quanti progetti hai? Sembri davvero inesauribile!
R. Può sembrare incredibile o semplicemente artificioso, ma vi sono
circostanze in cui vicende apparentemente casuali, frutto di momentanei
impedimenti e sentimenti diversi e spesso insensati, finiscano per generare una
sequenza di azioni ed eventi perfettamente coerenti e significativi: è il caso
di questo progetto musicale che si chiama Wireframes.
Dopo tre progetti musicali dal nome iniziante per “M”, era da subito parso
estremamente significativo il fatto d’inaugurarne uno nuovo, la cui lettera
iniziale fosse stata ribaltata per dare infine una “W”. Curioso come ciò
coincidesse anche con l’esaurimento di un inesauribile repertorio di brani ed
idee legati strettamente al passato; ancora più inspiegabile la coincidenza che
ciò si combinasse con il distacco da un numero di vecchi collaboratori, al
progressivo avvicinamento verso nuovi generi musicali, ed infine al totale
rinnovo del nostro apparato strumentale …

D. sento sfumature differenti nei tuoi progetti, come una naturale evoluzione
della tua personalità.
R. Ogni progetto segna un momento irripetibile della vita; diverse visioni del
mondo, diverse aspirazioni e diverse destinazioni. Il passaggio attuale è
talmente forte da ricordarmi la nascita dei MIRIAM, con le dovute differenze:
allora abbracciavo la tecnologia, mi sentivo un pioniere, ed ero avvolto dall’
oscurità; oggi sono una persona matura ma non certo realizzata, ed il
territorio d’esplorazione è maggiormente esteso, con un approccio tecnico ed
emotivo radicalmente opposto: un desiderio di minimalismo estremo, da portare a
migliaia di persone come un impossibile e non richiesto biglietto di viaggio,
con la velocità estrema, il ritmo incessante e lo sguardo rivolto verso lo
spazio in cambio di un solo raggio di luce.

D. in questo progetto in particolare, canti tu ed Ania in inglese, pensate di
introdurre altre lingue o credi che per questo progetto musicale in
particolare, la lingua inglese sia la più adatta?
R. In un passaggio di un nuovo brano (“Night shift”) la seconda voce ripete
alcune frasi nella lingua di Ania, il Polacco. L’idea ricorda vagamente alcuni
brani del Ladytron, cantati in Bulgaro, e mi è parsa abbastanza intrigante e
vintage, come i Ladytron stessi che sono semplicemente tra i migliori. Non
credo che ci limiteremo all’Inglese, abbiamo verso la voce un atteggiamento
agnostico; la voce è uno strumento diverso, sa essere verticale, religioso e
metafisico. Ascoltate per esempio “Ten Seconds Before Sunrise” di Tiesto, e
comprenderete il significato di voce religiosa e metafisica.
Nel nostro recente live set, abbiamo distorto e processato la voce di “Black”
all’inverosimile, proprio forse come il canto degli androidi che prima citavi,
rendendola completamente incorporea ma forse ancora più struggente che nella
realtà.
Per questa semplice ragione non porremo vincoli di lingua e stile a questo
potentissimo strumento.

D. La voce di Ania, è davvero incredibile, tagliente come il vetro e forte
come un uragano, dove vi siete conosciuti? In un’altra dimensione?
R. In un certo senso sì, visto che così potremmo definire la sua città, nel
nord della Polonia: un mondo distante anni luce dal nostro, più vicino allo
spazio siderale. Lì ci siamo conosciuti durante un viaggio diversi anni fa, e
ancora oggi quel luogo è sinonimo d’ispirazione profonda e passaggi visionari:
non è forse un caso che lì sia nato quello che è probabilmente lo scienziato
più visionario di tutta la storia, il fisico Copernico.
La sua voce è davvero singolare, e penso che in futuro proveremo a
sperimentare ancora di più; ha una base piuttosto eterea e trasparente, ma con
una corporeità fluttuante e imprevedibile, che la rendono davvero molto
interessante.

D. da dove viene l’esigenza di un nuovo progetto?
R. E’ un’esigenza che definirei imprescindibile; con il progressivo distacco
dai precedenti collaboratori, ma soprattutto con una crescente passione per le
sonorità electro e trance-progressive, l’attuale evoluzione stilistica di cui
in Wireframes sono il risultato, è un passaggio fondamentale e forse
irreversibile nel nostro modo di fare musica. Con un taglio marcatamente up-
tempo, accompagnato da sequenze ariose e cangianti, vorrei contribuire alla
definizione di un nuovo stile, verticale ed etereo ma anche fortemente
orientato al dance-floor.
Per molti anni ho considerato queste sonorità come un territorio
inaccessibile, pur amandole profondamente; fondare i Wireframes è stato come
violare un luogo inesplorato, mettendoci in discussione fino in fondo, con un
mondo ed un’audience potenzialmente smisurati.

D. questo lo definirei synthetic goth, come trovi la definizione?
R. E’ sicuramente e profondamente sintetico, nella misura in cui nessuno
strumento elettrico o acustico troverà mai posto in queste sequenze; è lo
sbocco di un percorso che ha sicuramente attraversato il goth in tutte le sue
declinazioni, senza però fermarsi ad esso ma cercando di processarlo nelle
sfumature più accattivanti e sensuali, svuotandolo da qualsiasi forma di
manierismo senza abbandonarne le principali fonti d’ispirazione. Siamo
abbastanza certo che il sound evolverà ulteriormente, alla luce del fatto che è
un progetto davvero nuovo e come tale, con moltissimo spazio per evolvere.

D. a questo punto quale pensi che sarà il futuro di Carlo Bucciarelli,
continue evoluzioni e/o esplorazioni del conosciuto?
R. In un certo senso, penso che i Wireframes siano �“ rispetto ai precedenti
progetti �“ un disegno maggiormente aperto e che ci mettano in condizione di
sperimentare ed evolvere il nostro stile musicale senza vincoli e restrizioni.
Rispetto ai precedenti progetti, il duo consente maggiore agilità e
flessibilità nell’approccio alla scrittura musicale. Il resto è frutto di una
fantastica coincidenza: l’azzeramento del precedente repertorio, il radicale
rinnovo della strumentazione, e nuovi fortissimi riferimenti artistici. Credo e
spero che questo progetto ci accompagnerà a lungo laddove i precedenti non sono
potuti evolvere.

D. dunque se mi passi la frase… “ Sempre avanti così, signor Sulu, terza
stella a destra!”
R. Proprio cosi! Se non fosse per l’immaginazione e la voglia di viaggiare, in
tutti ma proprio tutti i sensi, la vita stessa perderebbe miseramente di
significato e probabilmente non staremmo neanche qui a parlarne …

D. lo hai dedicato a qualcuno questo progetto?
R. Può sembrare strano, ma è dedicato esattamente a me stesso, con i miei
limiti, il mio egocentrismo, le mie fissazioni. Solamente andando al centro di
noi stessi avremo qualche possibilità di raggiungere gli altri: solamente con
la coerenza folle che sa credere nelle proprie passioni e nelle proprie
pulsioni più profonde, si ha la pur minima possibilità di venire riconosciuti,
al dispetto di ogni possibile compromesso.

D. ti ringrazio della disponibilità!
Esco da quella incredibile macchina che emette ora dei suoni ancora più strani
di quando sono entrato, e pian piano mi scompare da davanti, poi apro la mano
dove Carlo mi aveva messo qualcosa, dicendo di aprirla solo dopo che se ne era
andato, e così sorridendo di tutta quella pazzia, penso di essermi sognato
tutto, e apro la mano: nel palmo, riluceva una fantastico scarabeo di smeraldo,
degno di un faraone egizio.
R. Grazie a te, come sempre! Porteremo indosso lo smeraldo, come la punta di
una gigantesca meridiana solare, per ricordare sempre da dove veniamo senza
sapere mai nulla di dove stiamo andando …
www.wireframes.it






http://www.youtube.com/watch?v=NRinwk-cH18

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