Mostra personale di Tobia Ravà

22/ott/2005 09.58.46 Radar Arte Contatta l'autore

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Parlare di Tobia Ravà significa prendere in considerazione la sua pluridecennale produzione artistica, le sue innumerevoli esposizioni, i suoi successi, le lodi intessute dai molti che su di lui hanno scritto. Artista coltissimo, fa propria la lezione newyorkese del graffitismo, soprattutto in alcune sue produzioni degli anni ottanta; da allora, con spirito ludico e ironico, ricopre di numeri qualsiasi oggetto gli capiti a tiro: quadri, cornici, oggetti incoerenti tra loro (apparecchi televisivi, macinini da caffè, ferri da stiro, vecchie radio e telefoni). Ognuno dei segni numerici o alfabetici, ogni monade, possiede il suo preciso senso che muta in relazione al suo inserimento nel contesto dell’opera e in base alle monadi vicine.

 

I lavori pittorici di Ravà sono costituiti, in primis, da visioni quasi illuministiche di architetture pure, che acquistano ulteriore senso nel reticolo di lettere e numeri che li compongono: nel loro gioco intellettualistico si delinea così la necessità, da parte di chi voglia approfondirne il significato, di consultare alcune tavole sinottiche, alcune tabelle (pubblicate nei cataloghi più recenti) che si rifanno alla tradizione ebraica della Ghematrià, secondo cui ogni lettera dell’alfabeto ha valore numerico e viceversa. Una sorta di consultazione dell’oracolo le cui frasi vanno anch’esse interpretate; per non parlare dei titoli che Ravà propone, talvolta esplicativi, altre volte stranianti.

 

In occasione della mostra verrà inoltre presentata un’opera a quattro mani, dal titolo Messaggero mediterraneo, eseguita insieme all’artista algerino Abdallah Khaled. L’opera si pone come segno di confronto e dialogo tra due culture -quella ebraica e quella musulmana- solo apparentemente distanti tra loro: l’arte si dichiara in tal modo terreno di incontri sociali e di scambi culturali che prescindono dalle diverse tendenze religiose. La collaborazione artistica dei due autori risale al 2002, anno in cui l’agenzia pubblicitaria americana DDB li invita a realizzare un’opera di grafica a quattro mani che diventò poi soggetto di proprietà dell’ONU e dell’UNESCO. Quell’opera fu battezzata con un titolo ambizioso, Scoppio di pace, e venne proposta come immagine apotropaica, portatrice di positività ed energia salvifica. La stessa valenza è presente in Messaggero di pace, in cui la forza del segno, carico di materia e di riferimenti tipici della cultura nordafricana, incontra la cifra simbolica ebraica di Ravà. Ne risulta un’immagine densa di significati ideali: in tal modo il confronto potrà continuare in un ulteriore dialogo, nella spirale di un’arte rivelatrice di sensi e approfondimenti.

 

 

 

 

 

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