Lucia Leuci
presso la Galleria PiziArte
mostra personale dal titolo:
FREE TOUR
http://www.piziarte.net/freetour.htm
a cura di
Luca Beatrice
testi di:
Luca Beatrice
Camillo Langone
Marcello Veneziani
22 ottobre - 10 dicembre 2005
Galleria PiziArte
Viale F.Crucioli 75/a
64100 Teramo
tel.
0861252795
3392780866
3394935925
http://www.piziarte.net
info@piziarte.net
Luca Beatrice
P’tit Luc
“Nella produzione eterosessuale non ci può essere porno senza donna. La
donna è l’oggetto dello sguardo e lo strumento del piacere. La carne
disponibile all’infinito che provoca l’eccitazione” (1). Il porno dunque
risulta modellato sui canoni maschili e prevede la concatenazione di
sequenze modello, dove solo accidentalmente può trovare spazio la storia,
secondo una sorta di climax ascendente: fellatio, penetrazione vaginale,
sodomia, eiaculazione facciale. Allo stesso modo, la pornografia (sia quella
cinematografica sia quella in rete) tende a replicare situazioni tipo che,
pare comprovato, corrispondono ai desideri del proprio pubblico: oltre
all’incontro tra uomo e donna sono molto gradite scene di masturbazione
femminile –con o senza oggetti- rapporti lesbici, triangoli, situazioni di
voyeurismo, talvolta S/M.
All’interno di queste regole l’hard core è noioso. Come tutti i generi
necessita di fratture, innovazioni, eccezioni che ne ribaltino la
prospettiva più scontata, introducendo quegli elementi oltre il culto della
materia e capaci, al limite, di incidere sul tessuto sociale, come è
accaduto per Deep Throat, per le porno star in tv e in parlamento (Moana
Pozzi e Cicciolina), le dive minorenni (Tracy Lords).
Interpreti principali delle novità nel campo della rappresentazione visiva
della sessualità, sia nel cinema che nell’arte, oggi sono senz’altro autrici
e attrici donne, come ha brillantemente illustrato X-Elles, il numero
speciale di ArtPress sul sesso al femminile, la cui direttrice Catherine
Millet ha scritto un ormai celebre memoriale sulle proprie (?) esperienze
senza celarsi dietro alcun pseudonimo, fatto piuttosto insolito per una
donna (2).
Nel 1999 appare sulla scena del cinema X europeo Ovidie, giovane attrice
francese che prende il nome dal personaggio di un fumetto per bambini P’tit
Luc. Ovidie, militante postfemminista, autrice dell’agguerrito saggio Porno
Manifesto (3), si propone di non sottostare alle regole del pornobiz in cui
la donna risulta un semplice oggetto dominato, insistendo invece
sull’orgasmo femminile che si traduce in espressioni sul viso di assoluto
abbandono e non di sofferenza, su una visione positiva e giocosa della
sessualità trasgressiva. Alcuni siti come www.burningangel.com,
www.suicidegirls.com, quasi interamente gestiti da donne, hanno lanciato la
moda dell’alt-porn, genere video che accosta il porno a fenomeni di moda, al
fetish e al postpunk (4) e dove le ragazze si presentano con tatuaggi e
piercing, non con le tette siliconate. In ambito di arte visiva è
altrettanto recente il fenomeno di utilizzare il corpo femminile sia oltre
il comune ruolo di sex symbol ma anche aldilà del valore sociale ed etico.
In tempi di Body Art e performance storiche sarebbe stato improbabile, per
non dire vietato, un esibizionismo che non implicasse un messaggio politico,
oggi il nudo è diventato un semplice strumento di lavoro per un artista,
come se si utilizzassero la macchina fotografica o la pittura.
Queste premesse consentono di collocare il lavoro di Lucia Leuci in un
contesto assolutamente contemporaneo, ancor più se si pensa che la sua arte
nasce in una piccola città della Puglia, non a Londra né New York. Appena
ventenne, Leuci ha fin da subito usato il proprio corpo, fotografandosi nuda
o seminuda, incurante di mettere a fuoco particolari o dettagli ma
insistendo su un effetto mosso di per sé spiazzante, se si pensa che sia
nell’arte sia nel cinema incentrati sulla sessualità ciò che conta è
soprattutto il realismo. Da circa due anni ha scelto come territorio di
indagine il rapporto tra il corpo della donna e l’immaginario erotico
maschile, tentando di rispondere con le proprie foto ad alcune domande:
quali sono gli atteggiamenti femminili che il maschio considera di
particolare richiamo sessuale? Dove si incrociano la sfera del lecito
–quella dei rapporti cosiddetti istituzionali- con il fascino del proibito,
ciò che invece viene considerato trasgressivo? “L’amante, la partner
occasionale, la prostituta sono le figure verso le quali si orienta da
sempre l’eros maschile. Ciò che le contraddistingue è il fascino della
trasgressione, non solo perché sono oggetto di incontri clandestini,
talvolta audaci e avventurosi, ma anche perché consentono di vivere,
rispetto all’eros, fantasie e desideri spesso preclusi alla coppia
ufficiale. La loro forza trasgressiva consiste infatti nell’accettare
pratiche che molti uomini, ancora oggi ritengono vietate o impossibili da
proporre alla loro compagna” scrivono Baldaro Verde e Tordella nel loro
saggio dedicato all’eros maschile (5). Se questo margine di libertà è
presente nel reale, si amplia nell’ambito virtuale ove è possibile agire
senza svelare la propria identità. Come un nickname Lucia Leuci ha
inventato una sorta di alterego, una P’tit Luc del film di Ovidie, per
muoversi a proprio agio, da giovane donna, in un territorio infido come
quello della pornografia. Apre questo nuovo ciclo Good Vibration, presentato
nella sua versione “uncensored” soltanto a Fuori Uso –Pescara 2004 (6):
oltre trecento scatti che si susseguono rapidi l’uno all’altro, dove una
ragazza inscena un teatro privato in cui sono raccolti i luoghi comuni
dell’eccitazione maschile: masturbazione, lesbismo, triangolo, voyeurismo
tutti frustrati dalla difficoltà di mettere l’immagine esattamente a fuoco,
seminascosta dall’effetto flou e dal movimento. Se questo lavoro fosse stato
realizzato da un maschio molto probabilmente il realismo sarebbe stata una
conditio sine qua non (basti pensare a Richard Kern, a Terry Richardson e ad
altri che pure hanno una visione del tutto solare della sessualità);
femminile non è tanto la frustrata percezione del dettaglio –questo semmai è
un’opera molto più impudica poiché ha comportato il calarsi, da parte
dell’artista, in una realtà non esattamente facile da maneggiare- quanto
l’impossibilità di mantenere quell’atteggiamento per cui lo strumento di
riproduzione (camera fotografica o mdp) si pone essenzialmente come il
prolungamento fallico. Leuci è dentro le sue immagini, si perde nel leggero
fruscio dei corpi, nel rosa confetto degli abiti residui e della lingerie,
in toni così stucchevoli da avvolgere ogni cosa, eliminare ogni difetto e
imperfezione, giocare sull’idealità nel nudo frammentato come in un dipinto
secentesco.
Il capitolo successivo Most Wanted è un breve divertissment, quasi un
sospiro di sollievo, comunque una pausa, dopo il difficile avvio, un giocare
con la parola FIGA de-eroticizzando così l’oggetto. Hungy Angry è, di questa
serie, l’unico lavoro a non utilizzare il sesso come finalità della visione,
rimanda bensì al rapporto tra il corpo e il cibo in una ossessiva bulimia
pop che non fa male ma risulta ugualmente nauseabonda, non traumatica come
le prime performance di Elke Krystufek –l’artista austriaca vestita da uomo
mangiava avidamente e nel frattempo si spogliava, quando rimaneva nuda
cominciava a vomitare, unendo così sesso-merce-consumo-rifiuto- ma comunque
l’unica in Lucia Leuci non usa il mosso e non sente la necessità di un
alterego.
I “teatrini” di P’tit Luc (torna a essere altro da sé) sono costruiti con il
medesimo meccanismo dei filmetti amatoriali, l’autoesibizione, l’incontro
clandestino suggerito dalla complementarietà delle opzioni sessuali. In
Looking Around l’artista cerca e ottiene il rifacimento parodistico di un
rapporto sadomaso con corsetteria e attrezzatura d’ordinanza, ma dove
strumenti di sofferenza sono banali mollette da bucato, quelle che puoi
prendere dal cesto dei panni quando la mamma è uscita per la spesa. L’ultimo
lavoro, Free Tour, è senza dubbio il più complesso e articolato e
personalmente quello che preferisco. Si acuisce qui il punto di vista
femminile, una P’tit Luc che si aggira maliziosa in tutù rosa tra coppie di
scambisti, gay, etero, S/M ecc….; gli scatti che compongono tale ciclo
insistono sulla bellezza della scena, addirittura sulla tenerezza
dell’incontro, ormai completamente avulso dal dominio maschile (l’artista
non presenta mai erezioni, eiaculazioni, peli pubici che sono elementi
tipici del desiderio virile). “Guardare il desiderio femminile diritto negli
occhi, prendere l’emozione sessuale aldilà dei clichés sui generi e della
riappropriazione del potere maschile. Valorizzare la libertà dei corpi, il
valore del fantasma, interrogare i suoi limiti e difendere il piacere
corrisposto” (7).
Lucia Leuci è l’unica artista italiana a misurarsi con la sfida di una
rappresentazione del sesso esplicito in una chiave femminile autenticamente
nuova.
Note
1) Stéphane Ruiz, Loulou, Angela, et les autres…, in X-Elles. Le sexe
par les femmes, Art Press hors série, Paris Mai 2004.
2) Catherine Millet, La vita sessuale di Catherine M., Mondadori,
Milano 2002.
3) Ovidie, Porno Manifesto, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2003.
4) Robert Lanham, Cliccami e brucerai, in D. di Repubblica, Roma 17
settembre 2005.
5) Jole Baldaro Verde, Roberto Modella, Gli specchi dell’eros maschile,
Cortina Editore, Milano 2005.
6) Storytelling, Fuori Uso, Ferrotel, Galleria Cesare Manzo,
giugno-luglio 2004 (a cura di Luca Beatrice)
7) Cfr. nota 1.
FREE TOUR
a cura di
Luca Beatrice
testi di:
Luca Beatrice
Camillo Langone
Marcello Veneziani
22 ottobre - 10 dicembre 2005
Galleria PiziArte
Viale F.Crucioli 75/a
64100 Teramo
tel.
0861252795
3392780866
3394935925
http://www.piziarte.net
info@piziarte.net