Scatti Distratti

Si inaugura giovedì 16.6.2011 alle 19:00, c/o il Museo dell'Opera di Santa Chiara (via S. Chiara n. 49/C - Napoli), "SCATTI DISTRATTI", la personale fotografica di STEFANIA POMPILIO.

Persone Stefania Pompilio, Santa Chiara
Luoghi Naples, Ischia, Bologna, Venice
Argomenti music

13/giu/2011 10.49.42 Victoriano Papa Contatta l'autore

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Si inaugura giovedì 16.6.2011 alle 19:00, c/o il Museo dell’Opera di Santa Chiara (via S. Chiara n. 49/C – Napoli), “SCATTI DISTRATTI”, la personale fotografica di STEFANIA POMPILIO. Ingresso gratuito al vernissage. La mostra è visitabile sino al 3 luglio secondo gli orari del Museo e con il biglietto d’accesso allo stesso. Nella solenne location del Museo dell’Opera della basilica di Santa Chiara, con un allestimento agile, elegante, sobrio ed essenziale, Stefania Pompilio accoglie il suo pubblico, scortandolo in un percorso scandito da 40 tappe, di cui 33 f.tp 30x40 e 7 f.tl 61x45, 36 in bianco e nero, solo 4 a colori, tutte realizzate con camera digitale canon compatta. “Scatti distratti”, dunque, questo il titolo della prima personale della Pompilio, e che – a dire il vero – di ‘distratto’ non hanno nulla, anzi, sono l’esito di una sapiente e consapevole sottrazione di momenti e spaccati preziosi dall’oblio e dall’indifferenza di un tempo accelerato, qui scomposto in frammenti unici e irrinunciabili, grazie a una sensibilità acuta e cosciente e a un occhio attento, avvezzo all’osservazione, capace di cogliere e immortalare il frutto nascosto, il gioco più autentico, celati dietro la mera sembianza superficiale. E seppur di esordio si tratta, non sfuggendo, perciò, a qualche inevitabile, minima smagliatura tecnica, dovuta a un obiettivo ancora un po’ ‘acerbo’, la composizione d’insieme dei 40 scatti non ne risente affatto, i giochi di luce e ombre si rivelano ben calibrati, la scelta del bianco e nero raffinata ma mai di maniera, i contenuti e i soggetti delle foto preganti e di forte intensità. Scatti di viaggio, sembrano essere quelli che la Pompilio presenta in questo corpus espositivo, laddove le cornici e le ambientazioni sono diverse in una proposizione dinamica, anche se al tempo stesso, il motivo dominante dell’attesa si pone in apparente antitesti con tale dinamismo. E non è l’unica antinomia che vive nel cuore del progetto della creativa napoletana: spesso al centro dei suoi ritratti, che coprono un arco diacronico di circa due anni, campeggiano contrasti voluti. Un vecchio pescatore solitario su una banchina nelle prime luci del mattino, contraddistinto dalla classica pelle bruna, arsa dal sole, ma da una chioma canuta; i colori accesi e vivi della vetrina di un noto negozio di dolci a Berlino e l’aspetto studiatamente trasandato di un giovane passante in primo piano; la contrapposizione dei colori di due gomene abbracciate, come due amanti, in un nodo indissolubile; la nuance argentea, pura luce naturale, di due pesci bandiera, avvinghiati in una cassetta su di un molo di Ischia, e così a seguire. E se l’attesa nelle sue varie manifestazioni – come già accennato – è una delle voci più ricorrenti nella sintassi visiva della Pompilio, il mare è il controcanto. Un mare che, se non presente, è comunque evocato: nelle gomene di cui sopra, in un’improvvisata edicola votiva sulla spiaggia di Miseno, di vaga reminiscenza ‘verghiana’ per l’atmosfera, nei lungomare di Nizza, Ischia, Napoli o nei canali, nei palazzi e nelle passeggiate di un’inedita e splendida laguna di Venezia. Binomi e dicotomie negli scatti della Pompilio: da un lato, mare in perenne moto, dall’altro attesa statica, che talvolta addirittura sembra aver rinunciato all’oggetto delle proprie aspettative, come nello sguardo di un anziano clochard, protagonista di una foto ripresa a Bologna nel 2010. La nitidezza della luce di questi scatti, la composizione plastica, armonica ed equilibrata, il potere evocativo di ogni singola immagine, l’attenzione ai riflessi e ai chiaroscuri, tipici del bianco e nero, il lirismo del dettaglio strappato al tutto per divenire particolare assoluto e materia di attenzione, la spontaneità di cose semplici e di brevi momenti, elevati a elementi dotati di dignità e valore artistici. Sono tutte queste le peculiarità che segnano il modo di vedere e reinventare la realtà da parte di Stefania Pompilio. Ed è così che una luna può arrivare a specchiarsi in un vecchio tavolino rotondo di un bar, divenendo essa stessa ‘di legno’; o che un ambulante sulla spiaggia, affidando al vento i suoi parei, crei, con ombre e riflessi, una sorta di gioco fantastico; o che infine un’impalcatura, posta per necessità nella laguna veneta per l’acqua alta, si ritrovi a fungere da ‘panchina’ per una coppia di padre e figlio che, da turisti, elargiscono qualche briciola ai colombi. Sprazzi di vita, schegge di esistenza, altrimenti perdute, finiscono in tal modo nell’obiettivo della Pompilio, tessere a se stanti eppure inscindibili di un unico grande mosaico della persistenza della memoria.
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