Il Diario

10/nov/2005 21.37.05 prota ciro Contatta l'autore

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IL DIARIO DELLA RASSEGNA

 

 

             Per quest’anno l’Associazione ha programmato la 1° rassegna d’arte contemporanea sull’Isola d’Ischia, denominata

 

LUCI, COLORI e MUSICA - NEI PRESSI DELLA PIETRA ROSSA - SULLE TRACCE DI AUDEN, VISCONTI e WALTON

 

che ha avuto inizio il 04/06 u.s. ed è terminata il 30/09 ed il premio di questo anno “0” sarà assegnato, ad uno dei pittori che ha partecipato a questa prima rassegna, prescelto da una apposita Commissione che è presieduta dal pittore “Nino Ruju”, maestro della “New Art”, e composta dal Dr. Ermanno Corsi, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, dall’Avv. Enzo Collarile, dal Direttore artistico della Fondazione “Villa La Colombaia”, dal Presidente dell’Associazione stessa Dr. Ciro Prota, dal Direttore della testata “Il Golfo” Domenico Di Meglio  e da altri addetti del settore.

 Ischia di per se è luce e colore ed i pittori, con le loro opere che hanno realizzato ed hanno esposto, a questo tema si sono attenuti.

La musica anche, essendo un’altra forma di arte, è stata sempre per Ischia una sua espressione attraverso i suoi ritrovi e le sue manifestazioni. Soprattutto negli anni passati dove i maggiori cantanti e musicisti la frequentavano. Ed anche perché, negli ultimi anni a parte i fenomeni prima ricordati, nel mese di settembre ha preso consistenza la manifestazione musicale “Ischia Jazz”, quale costola diretta della più affermata a livello nazionale di “Umbria Jazz”,  a cui la  rassegna si è andata ad agganciare attraverso la pittura.

Questo in quanto il tema preferito da uno degli artisti, che ha esposto, è la rappresentazione di musicisti del Jazz.

Infatti, al Pittore Alfredo Pini, che ha partecipato alla rassegna, “Ischia Jazz” chiese di dipingere un quadro da cui ha tratto la locandina per quest’anno. Essa, dopo essere stata realizzata, è stata pubblicata sul catalogo di Umbria Jazz, che è a diffusione europea, dando così maggior lustro e visibilità alla rassegna d’arte che si è svolta.

Anche perché, tale opera è stata la “home page” dei siti di “Umbria Jazz” ed “Ischia Jazz”.

Tutta la rassegna si è svolta nello scenario  magnifico di  “Villa La Colombaia” e del suo parco. La villa, che fu di “Luchino Visconti” e che oggi appartiene alla sua Fondazione, si è prestata particolarmente all’evento fin qui descritto. Luogo di cultura e di insegnamento è ben frequentata ed assiduamente visitata. Ed è per tale ragione che l’Associazione chiese alla Fondazione di mettere a disposizione, a titolo di graziosità, le  sale per poter allestire le mostre che si sono susseguite.

             La rassegna prevedeva n.ro 6 (sei) mostre, di cui 5 (cinque) di pittura, 1 (una) di installazioni e video.

Ogni pittore che ha partecipato ha realizzato il suo catalogo/libro, non diverso l’uno dall’altro, in quanto l’Associazione nel tempo vorrà costituire una collana vera e propria. Ognuno di questi ha avuto un testo critico e per Essi hanno scritto il Prof. Vittorio Sgarbi, il compianto Prof. Tommaso Paloscia, il Prof. Gabriele Perretta, la Prof. Orietta Ponessi, il Prof. Pier Francesco Listri, il Prof.Antonio Paolucci ed il Prof. Vinicio Coppola.

 La rassegna ebbe il suo battesimo venerdì 15 aprile a Roma presso l’”OPERA CAFE’”, dove intervennero l’ideatore dell’iniziativa Ciro Prota (Presidente di Ischia Prospettiva Arte, associazione che ha organizzato l’evento), il coordinatore di quel momento Gabriele Perretta (critico e Docente di Estetica presso l’Università di Brera 2, Ordinario di Storia e Teoria della Critica alla Sorbonne) e gli artisti, che da giugno a settembre si sono avvicendati: Ciro Palumbo, Rodolfo Tonin, Lello Lopez, Moreno Bondi, Alfredo Pini.

La Rassegna “ Colori, Luci e Musica” è nata dal comune dinamismo dei soci della suddetta e dell’impegno di conferire all’Isola d’Ischia il valore di apprezzata meta non solo per il turismo, ma anche per la cultura.

Sostenere e dare impulso all’arte, come patrimonio costitutivo della società è causa prima di sviluppo culturale e poi economico. Ed è questa l’idea che dovrà qualificare le iniziative della Associazione, la quale offre un’inedita visione di Ischia dalla Prospettiva dell’Arte”.

La manifestazione ha rappresentato una “sfida” per gli organizzatori, perché consapevolmente e volutamente ha affiancato eterogenei interpreti del panorama artistico e li ha accomunati in un’arte che, pur nella diversità, ha evocato le atmosfere del territorio ischitano e le suggestioni del suo passato.

La prima edizione della rassegna dal titolo “5 Artisti nei pressi della pietra rossa - Sulle tracce di Auden, Visconti e Walton” ha coinvolto rappresentative personalità della cultura contemporanea, differenti per linguaggi, formazione ed espressione artistica, ma accomunati dal desiderio di rendere omaggio attraverso il proprio lavoro all’indimenticabile opera di Luchino Visconti.

            Ischia come patria d’elezione per i grandi intelletti” è il concetto evidenziato dall’apporto critico iniziale Gabriele Perretta, il quale dice che “la storia ed il fascino di questi luoghi passa anche attraverso le biografie nobili di personaggi importanti che qui si stabilirono nella prima metà del ‘900, instaurando un rapporto di mutuo scambio con il territorio”. Il poeta Auden, il compositore Walton, il regista Visconti: essi furono accomunati dall’amore per l’isola  e per la sua antichità (“Ischia -sosteneva il Nobel per letteratura Josef Brodsky-  è terra legata alla tradizione”). Forse in virtù di un genius loci (della possibile influenza del luogo sugli individui) ciascuno di loro ha guardato al passato, stabilendo una relazione con il presente ed evidenziando il rapporto dialettico fra analisi della realtà ed il tempo della storia e del mito.

Il mondo attuale va gradualmente smarrendo il vincolo con la tradizione (che Ischia e le sue rocce vulcaniche rappresentano), come sembra emergere dall’espressione “nei pressi della pietra rossa”  è sintomatica della nostra condizione (e posizione culturale) contemporanea a latere rispetto ad una storia che a noi non è dato vivere”.

Tuttavia anche gli uomini dell’epoca odierna possono rintracciare segni di antica memoria nelle immagini del regista, nelle musica del compositore e nelle liriche del poeta, cui questi luoghi erano familiari. Oppure cercarne i riflessi nello specchio delle opere di Bondi, Lopez, Palumbo, Pini, Tonin, Cortese i quali -ognuno a suo modo- ripercorrono le tracce e le suggestioni di Auden, Visconti e Walton.

Dopo il breafing di Roma la rassegna è stata presentata allo storico “Caffè Gambrinus” di Napoli. Dove il moderatore Dr. Ermanno Corsi, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania, unitamente al curatore del momento Prof. Gabriele Perretta, all’apporto ed agli interventi dei Pittori partecipanti presenti, ha spiegato ed illustrato lo scopo, le ragioni e gli obiettivi che l’Associazione si prefigge di raggiungere con la realizzazione di questa rassegna.

A questa conferenza partecipò anche il Direttore Artistico della Fondazione “Villa La Colombaia” di Luchino Visconti  Prof. Ugo Vuoso, il quale spiegò le ragioni del sodalizio tra la Fondazione e l’Associazione ed il comune percorso che esse intendono percorrere associando l’arte contemporanea anche al territorio ischitano ed ai suoi pittori.

Le mostre, di cui sopra, hanno avuto una cadenza di 21 (ventuno) gg. l’una dall’altra e si sono susseguite come qui di seguito riportato:

1. "Memorie e Mito" di Ciro Palumbo

 

 

04/06 > 23/06

2. "Segni Vibrati" di Rodolfo Tonin

 

 

25/06 > 14/07

3. "Post Night 1" rassegna video installazioni di Lello Lopez

16/07 > 04/08

4. "La Caduta degli Dei" di Moreno Bondi

 

06/08 > 25/08

5. "Vita/E i percorsi dell’esistenza" di Marco Cortese

 

 

08/08 > 25/08

6. "Let's Get Lost" di Alfredo Pini

 

 

27/08 > 15/09

Ognuna di esse, dopo l’esposizione nelle sale di “Villa La Colombaia”, ha proseguito il suo percorso, ancora per 21 giorni, nello spazio “Arte La Colombaia” di Ischia Ponte, appositamente voluto dalla Fondazione.

La rassegna è stata inaugurata il 4 giugno da Ciro Palumbo e dal suo più recente ciclo di pitture denominato “Memoria e Mito”, attraverso un vernissage ricco di interventi e di presenze che si è protratto fino a tarda ora sia per ammirare le opere che Palumbo esponeva, sia per il convivio che si era creato. La personale di Palumbo ha confermato lo sguardo rivolto alla storia da parte di un pittore che, suggestionato dal lavoro di de Chirico e di Alberto Savinio, stimola con rinnovata percezione a prendere contatto con degli spaccati, delle finestre che accennano ad un racconto fuori dal tempo ordinario. Accostandoci allegoricamente ad episodi dei poemi omerici, che sulle coste della Pietra Rossa possiamo ripensare e rimpiangere, Palumbo sembra impegnato a seguire la strada intrapresa negli anni ottanta dagli Anacronismi e dagli Ipermanieristi, con un particolare riferimento ad Alberto Abate. La memoria e il mito di Palumbo ci introducono alla facce degli dei, degli eroi e dei simboli, che affabilmente ci esortano ai primi contatti col mondo greco - romano e cominciano così ad allargare il campo della nostra cultura. La memoria del quadro di Palumbo sembra sostituire allusivamente l’alto monte della Tessaglia e, aiutato dalle figure di un dizionario aperto, coniuga le azioni di Adèona con i luoghi dell’incanto: monti, fiumi, laghi, mari, boschi e singoli alberi diventano delle occasioni di metafora. Tutta la natura insomma, insieme alla condotta di una leggenda, di una suggestione o di una Deifobe ci porta in mondo fantastico in cui le gesta  e le imprese rimangono congelate sul quadro, per non sfuggire dal nostro sguardo.

Il secondo appuntamento è stato contrassegnato da Segni Vibrati: una pittura dal volto mosso, nervoso, vissuto, costante che si attiva in una sorta di naturalismo maniacale e gestuale. Il tremolio di tale disegno pittorico nasce dall’osservazione della natura e dal desiderio di tradurre l’oscillazione delle foglie, degli alberi, dei paesaggi dispiegati nello spazio della superficie in una agitata sventatezza. I segni vibrati sono dedicati alle ultime poesie di Auden, quelle che avevano misurato una parola discorsiva, brillante, parodistica, piena di scatti virtuosi e di pacate sollenità.

Il 16 luglio è stato il terzo rendez vous della rassegna con “Post Night Mail 1”. Non è una storia delle teorie e delle pratiche del documentario o della video arte dell’ultima generazione, ma un resoconto trasversale sull’immagine, che dal documento e dalle tracce del realismo slitta all’immagine digitale astratta. Questo modello obliquo tiene conto di autori e di esperienze come Visconti (cinema), Walton (musica) e Auden (parola, tetro, scrittura e poesia), per capire quanto queste costellazioni, lontane fra di loro, si sono casualmente ritrovate in una galassia digitale e astratta. Chi parte dalle influenze del cinema d’avanguardia e giunge alle suggestioni meta-narrative dell’ultima riproduzione mediale, può capire quanto sia oggi efficace aver superato le vecchie divisioni tra figurazione ed astrattismo. Oggi siamo in una situazione post-fiction! In essa possiamo abitare e fruire, con un cineocchio totale, la forma e l’ambiente elettronicamente elaborato. Ciò prende spunto dal titolo del documentario di John Grierson del 1935, a cui collaborò lo stesso Auden, per poi passare a due modelli espositivi, che dadaisticamente toccano l’immagine fotografica, le grammatiche del cinema e le frequenze video. In questo contesto sono state presentate un’istallazione di Lello Lopez che sintetizza materiali, tecniche e fantasmi cinematografici.

A seguire il 6 Agosto abbiamo avuto La Caduta degli Dei . Anche questa mostra ha avuto un ricco vernissage con la presenza di esponenti della carta stampata, delle TV, della cultura e del mondo politico. Quella sera si fece tardi e nessuno voleva andare più via rapito dall’interesse e dall’ammirazione per le opere di Bondi. Ancora più ricco ed interessante, con una presenza incredibile di visitatori ed ammiratori, è stato il “vernissage” ad Ischia Ponte del 28 Agosto quando la mostra si è trasferita presso lo “Spazio Arte La Colombaia”. Il lavoro di Moreno Bondi, così come palesemente si deduce dal riferimento dello stesso titolo della mostra, è stato chiamato a interpretare il riferimento a Visconti e indirettamente all’opera più celebre di                                                                                                                                                                                                                              Shakespeare Macbeth, o addirittura a quella di R. Wagner Il Crepuscolo degli Dei (parodiata da Nietzsche come Crepuscolo degli Idoli), a cui lo stesso regista milanese si rifece nell’allestimento del suo celebre film del 1969. La Caduta degli Dei precedette La Morte a Venezia (1971) e costituisce una apocalittica metafora estetico-morale sul dissolvimento di un’epoca, l’ingresso nell’età delle barbarie e nella disputa tra ragione ordine e caos. A Visconti importa la strumentalizzazione che un regime dittatoriale ed atroce fa del capitalismo. In altri termini l’acuto regista è incuriosito da come gli Essenbeck rimangono vittime di ciò che essi stessi hanno scatenato. Quindi, se nel film di Visconti è la storia che travolge i destini individuali e la realtà smaschera la falsa coscienza, nei quadri di Bondi è la storia che travolge lo studio del passato e la ricostruzione dei tempi antichi della pittura. In maniera mitica, la figura di un Angelo, di Perseo, di un Dioniso “eroso da un vento di mare” (per citare il titolo di un lavoro pittorico del 2001) si infrange nello spazio vuoto della superficie, seguendo il percorso provocatorio di Nietzsche. Il filosofo di Rocken legge il Crepuscolo degli Idoli come l’inizio della tra svalutazione di tutti i valori e suggerisce che per raggiungere la saggezza interiore e la guarigione bisogna passare attraverso la catastrofe. Anche Bondi, per un atteggiamento di rivalsa verso l’aridità del contemporaneo è sollecitato dallo stile Anacronistico, Ipermanieristico e, seguendo la strada intrapresa negli anni ottanta dagli artisti della Memoria, ripensa in modo affilato l’intervallo artigianale della tecnica. Infatti, a differenza di Palumbo, con l’ausilio dello studio dell’opera di Caravaggio e della scultura di Michelangelo, Bondi dialoga direttamente con la tecnica dei maestri antichi e si propone di mettere radice nella storia dell’arte, facendo un lavoro di scavo archeologico, fino ad avvicinarsi con un atteggiamento salutare a quelle tecniche e a quei materiali che un tempo fecero la pittura nobile e alchemica. Per questo Bondi è diventato ben presto uno studioso dei manuali del ‘500 e del ‘600, continuando a sperimentare quegli oli, quelle resine, quei pigmenti che hanno trasformato la pittura del passato in una pratica chimica e auratica. Bondi, riprendendo la perduta tecnica del fresco su fresco, ha dato vita a lavori che si avvicinano molto allo sguardo dell’occhio prezioso di Visconti e, dietro quell’occhio, restituiscono anche una certa attenzione per l’estetica del simbolico e del decadente.

A finire il 27 agosto come quinto incontro abbiamo trovato Let’s get lost. All’origine del lavoro di artisti come Alfredo Pini non c’è un recupero della pop art ma, piuttosto, partendo dalla fine degli anni ottanta, vi è un riscatto dell’immagine introdotto dalla pittura mediale. Infatti, la pittura di Pini nasce dal rifacimento delle immagini dei rotocalchi, dall’allusione alle veline della televisione e dei film. Pini, utilizzando la moda e il cinema, sembra che conceda volontariamente alla forma del merchandising ciò che esse stesse chiedono, assorbono e traducono nell’universo della simulazione. Gli artisti della pop art erano ancora troppo puri nei confronti del costume e della spazzatura proveniente dall’industria culturale, invece qui il caso è più anomalo: anche nel come si dipinge, non si ha timore di registrare il flusso del delinquere che è dietro la pratica del post-consumatore. Nelle tele che raffigurano i jazzisti, sembra invece che Pini lasci alla riflessione sul genere musicale i tratti più caratteristici della superficialità e della leggerezza mutuata dal mondo dello spettacolo. Qui il jazz visto come un luogo di scoperta del timbro veloce, del movimento sincopato, del taglio contratto, accorciato , che mira a concedere la pausa di riflessione solo nell’andamento delle cose, nella momentaneità del flusso, quasi come se l’immagine della pittura e della musica non potessero isolarsi dal frastuono della società e dell’ambiente dentro al quale sono calati. In effetti, questo lavoro vuole rintracciare una sorta di estetica del chitarrista, del sassofonista, provando a esprimere i tratti più semplici di ciò che, attraverso il successo del disco e del film di Chet Baker, è stato chiamato Let’s get lost. Al grido “perdiamoci!” si smarrisce pure il senso stesso della pittura e la sua intenzione rappresentativa.

All’interno dell’intera rassegna s’è voluto inserire la mostra dell’Arch. Marco Cortese “VITA/E - I percorsi dell’esistenza”. Giovane pittore emergente ischitano che appassionato da sempre di arti figurative, predilige la ricerca dell’essenzialità del tratto e della scarnificazione simbologica e progressiva degli elementi concreti. Nel proprio percorso di evoluzione artistico-espressiva presceglie frequentemente materiali alternativi al canonico supporto cartaceo o alla tela, quali la cera, il legno, i metalli. Ha esposto una delle ultime produzioni, caratterizzata in prevalenza per l’utilizzo di china su carta, frutto di una ricerca semantica, volta al progressivo alleggerimento del peso pittorico dell’opera. La Sua personale s’è svolta interamente nello “Spazio Arte la Colombaia” di Ischia Ponte per tutto il mese di agosto. Il mese più affollato e frequentato per Ischia. Il suo “vernissage” è stato domenica 7 agosto, il giorno successivo all’inaugurazione della mostra di “Bondi” a “Villa La Colombaia” ed alla vista di tutti quei visitatori veniva quasi di pensare che la gente della sera prima s’era trasferita tutta ad Ischia Ponte.

Ciò sta a significare che l’Associazione e la Fondazione hanno creduto e puntato proprio su questo giovane Artista ischitano per divulgare il Loro messaggio e far conoscere ad altri la potenzialità che ha la cultura ischitana.

Questo è il diario della rassegna e la storia di chi l’ha caratterizzato.

Essa ha richiesto sforzi, di ogni tipo e da parte di chiunque vi ha partecipato. Così come s’è letto e detto da più parti e come si legge più volte anche sulle pagine del sito dell’Associazione www.ischiaprospettivaarte.org.

Ma, alla fine, nonostante quanto qui detto e le “remate contro”, ha accontentato tutti.

                       

                                                                                                L’Associazione

 

 

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