Segni reversibili di Alessio Fralleone presso Whitecubealpigneto

19/ott/2011 11.51.57 whitecubealpigneto Contatta l'autore

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Segni reversibili

 Whitecubealpigneto presenta la performance pittorica di Alessio Fraellone

Tre giorni di esibizione e interazione col pubblico sul tema delle trasformazioni identitarie, poi l’esposizione dei lavori prodotti

 

Al via la prima tappa del progetto Myra/on trasformazioni “Omaggio a Gore Vidal”

 

Sessualità come metafora del potere e delle trasformazioni nei rapporti tra uomo e donna L’attualità del messaggio di Gore Vidal nelle vicende culturali e sociali della contemporaneità

 

 

Alessio Fraellone – Segni reversibili

a cura di Chiara Pirozzi

INGRESSO DELL’ARTISTA IN GALLERIA - mercoledì 26 ottobre 2011 ore 19.00

 

INAUGURAZIONE sabato 29 ottobre 2011 ore 19.00

Visitabile dal 26/10/2011 al 21/12/2011

17.30-20.30

 

 

 

 

 

 

 

 

 Traendo spunto dalla sua singolare tecnica pittorica, caratterizzata da una particolare combinazione di disegno, colore e gesto, Alessio Fralleone sarà protagonista di una performance-happening di tre giorni (26 – 28 ottobre), durante i quali vivrà e lavorerà in galleria. Come una sorta di studio in vetrina, l’artista verrà “spiato” 24 ore su 24 e contemporaneamente ispirato da chi, anche solo per semplice curiosità, entrerà nella sede espositiva.

«Attraverso un’originale figurazione ed elaborazione del corpo umano – scrive la curatrice Chiara Pirozzi nel testo critico - le opere pittoriche, realizzate appositamente in occasione della mostra-evento, presentano un doppio livello di senso sul significato di “cambiamento”».

Una volta concluso l’intervento del pubblico sull’opera, l’artista torna a essere interprete e padrone del proprio lavoro, intervenendo con successivi tagli, scritte e collage, generando così complesse stratificazioni fatte di nuovi segni e sensi espressivi.

 

ALESSIO FRALLEONE: Nel 2007 partecipa a una collettiva presso l’Auditorium Parco della Musica. Dal 2008 l’artista realizza illustrazioni per libri di poesie editi dalla Ginevra Bentivoglio Editoria. Nel 2009 è vincitore del MarteLive. Da questo momento la performance diventa un percorso di ricerca e sperimentazione, e in tale contesto l'opera raggiunge il massimo della sua potenza espressiva. Si esibisce così presso la Wunderkammern (2009), Mitreo (2009), alla RGB Gallery con la mostra CrociVisioni (2010) e alla Whitecubealpigneto Gallery con la personale Ciao Pier pà! durante la quale realizza la performance ispirata a Salò e alle 120 giornate di Sodoma (2010). Le opere di Alessio Fralleone sono state esposte, tra l’altro, nelle gallerie Sinergy Art Gallery e Sala Pintor (2010). 

Segni reversibili di Alessio Fralleone

 

Testo di Chiara Pirozzi

 

Si sarebbe potuta rivelare una sfida problematica e ancor più un’operazione critica discutibile quella di scrivere riguardo lavori non ancora realizzati, ma venire in contatto con le opere di Alessio Fralleone, visitare la casa-studio e ascoltarne gli intenti, è bastato per comprendere l’urgenza creativa celata dietro gesti apparentemente incondizionati.

La pittura di Alessio è incontaminata, pura, al pari delle polveri di pigmento di colore utilizzate per produrre i suoi corpi, perché di uomini si tratta: nessun alieno, nessun robot, nessun androide. Gli individui dipinti da Alessio sottendono un attento studio del corpo, della sua struttura muscolare e ossea. L’anatomia umana è tuttavia piegata in favore di un’elaborazione della figurazione altamente espressiva, nella quale alcune fasce muscolari vengono analizzate minuziosamente, contrariamente ad altre che sono lasciate intendere o paiono vistosamente errate. Spesso ci troviamo di fronte a corpi che ne generano altri, una gemmazione di forme e colori, un intreccio pittorico di segni e sensi. Ma il processo creativo non è ancora concluso. Alessio torna sulla carta trasparente più volte, intervenendo con stratificazioni fatte di collage, scritte e ancora colore.

Man mano che i materiali si accumulano e si sovrappongono, l’empatia frenetica che fino a quel momento aveva contraddistinto la relazione tra artista e dipinto rallenta la sua morsa, il flusso espressivo che pareva inarrestabile termina, il momento mostra e l’attenzione critica si attenuano.

É il tempo in cui la tela diviene opera d’arte, oggetto concluso e merce di scambio. Le inserzioni commerciali che fuoriescono dalle trasparenze e dagli spiragli lasciati liberi dal colore sono eloquenti, l’intento dell’autore è quello di ribadire che siamo di fronte a un prodotto finito e come tale vendibile e acquistabile. Con sottile ironia, e con una velata critica al sistema economico dell’arte contemporanea, l’artista strizza l’occhio ai papabili collezionisti, pronti a impossessarsi dell’opera d’arte e del suo valore simbolico e materiale.

Ciò che nel percorso creativo di Fralleone non si è affatto conclusa è la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi, un sentiero che conduce processualmente alla smaterializzazione del dato figurativo in favore dell’utilizzo di ampie campiture di colore puro; si tratta di una mera operazione estetica, atta a ribadire che, in fin dei conti, si tratta sempre di un prodotto scambiabile.

Quella di Fralleone è una pittura d’azione, veloce e per questo sintomatica di una creatività spontanea che consente all’artista di raggiungere un rapporto immediato e armonico con la tela. Direttamente connesso alla tecnica pittorica c’è il gesto, e in ciò ricorda le composizioni psicodinamiche di De Kooning, in grado di veicolare e organizzare il flusso di energie direttamente nel dipinto. La gestualità fortemente spinta e istintiva è quindi solo apparentemente inconsapevole, essa è frutto di un uso sapiente del tempo e del ritmo visivo che accompagna la composizione del quadro e consente il raggiungimento dell’unità formale.

La valenza del gesto in Fralleone è tale che l’artista non pone differenze tra il momento ideativo/creativo e quello espositivo, al punto che, come accade in mostra, i due tempi tendono a coincidere perfettamente.

Non è la prima volta che Alessio compie dei livepainting, ma è certamente una sperimentazione quella di vivere in galleria per tre giorni, lasciandosi stimolare dalle atmosfere, dalle suggestioni e dalla presenza del pubblico. L’artista vivrà momenti di spiccata intensità creativa durante i quali posizionerà la carta sulla parete, realizzerà il disegno preparatorio e interverrà col colore. Difficilmente questo processo sarà scandito da pause di riposo o di riflessione, i suoi gesti saranno repentini, il lavoro sarà ininterrotto.

Lo spazio che l’artista ha a disposizione non costituisce un luogo autonomo e privato, un atelier escluso agli sguardi altrui, bensì un “contesto sociale” nel quale sono fondamentali le interazioni umane. La mostra diventa luogo privilegiato per la creazione di comunità, nate spontaneamente o per volere dell’artista. L’incontro tra pubblico, opere e artista è totale al punto da azzerare completamente qualsiasi barriera tecnica e di ruolo. Il pubblico è chiamato a intervenire materialmente sulle opere in piena libertà espressiva e d’intenti, stabilendo in questo modo ciò che Nicolas Bourriaud chiamava un “incontro intensivo” e una “collettività del senso”.

La partita si gioca non solo attraverso uno scambio delle parti, ma anche all’interno di una pluralità di significati generati da reciproche influenze. Lo spettatore è protagonista dell’evento-performance al pari dell’artista ed è generatore di significati e chiarificatore dell’identità dei corpi dipinti. Con quest’operazione Fralleone produce innumerevoli piani espressivi connessi a un duplice livello di senso sull’idea del cambiamento. Se le tracce lasciate dal pubblico rappresentano lo stravolgimento delle “regole auree” del fare arte, esse sono, anche, rappresentative delle trasformazioni corporee e psichiche, vissute dall’uomo più o meno consapevolmente.

I segni impressi sulla tela sono soggetti a cambiamenti costanti, perturbabili dal volere altrui, trasformabili, generatori di significati altrettanto mutevoli e spesse volte contraddittori. Sono rappresentativi del nostro destino che non è mai scontato, come non lo è stato quello della Myra di Vidal, suscettibile agli eventi che scaturiscono dalla nostra mente e da ciò che ci circonda.

I segni impressi sulla tela sono Segni reversibili.

 

Chiara Pirozzi

È curatore e critico d’arte indipendente. Dopo la laurea in “Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale”, presso l’”Università degli Studi di Napoli Federico II”, vince una borsa di studio conseguendo il diploma di Master Individuale di II livello in “Cura critica e Installazione Museale”, a cura del Prof. Domenico Scudero e della Prof.ssa Simonetta Lux, presso l’Università “Sapienza” di Roma. In tale ambito collabora alla curatela e agli allestimenti delle mostre realizzate al MLAC e cura la Masterclass/Incontro con l’artista Gian Maria Tosatti Lo spazio come memoria personale e collettiva (2011). Da tempo collabora con il centro di Ricerca arti, comunicazione e nuove tecnologie applicate alla cultura, SUDLAB di Napoli, con cui ha curato la mostra Hayastan/Veraznunt di Lello Lopez e Antonello Matarazzo, Palazzo Zenobio per l’Arte di Venezia. Sempre al SUDLAB ha prestato assistenza alla curatela per il ciclo di mostre intitolato Mediamorfosi 2.0. Contributi alle lingue all’arterità a cura del Prof. Gabriele Perretta.

Ha realizzato ricerche e ha elaborato progetti artistici per la Galleria d’Arte Contemporanea WhitecubealPigneto di Roma.

Scrive articoli critici e recensioni di mostre per la rivista d’arte contemporanea on-line www.luxflux.net, per la rivista «Segno» e per il mensile «Inside Art».

 

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