Uccio Biondi presso Piziarte

03/gen/2006 03.06.34 PiziArte Contatta l'autore

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Dal 12 gennaio al 31 gennaio 2006. presso la Galleria Piziarte ( www.piziarte.net ) si terrà la
mostra personale dell’artista pugliese Uccio Biondi.

Uccio Biondi, per Alberto Fiz, non si pone il problema di essere moderno, ma
semmai il suo obiettivo etico, ancor prima che estetico, è quello di
liberare l'energia propria del quadro, arrivando ad una forma espressiva
totale e individuale.
'L'opera nuda consegna agli occhi e alla mente di chi guarda un magma che
scorre imperfetto e le cui radici palpitano sotterranee, pronte per essere
liberate", spiega Biondi in un'intervista dei 1999.
Nato in un paesino nei pressi di Brindisi nel 1947, Domenico Biondi, in arte
Uccio, dipinge sin dagli anni Settanta e dopo aver frequentato le tematiche
di carattere sociale, si è indirizzato verso l'informale recuperando la
tensione lirica di Afro o di Renato Birolli, ma non dimenticando nemmeno la
lezione di Alberto Burri o di Arshile Gorky. Ciò che più lo ha affascinato
della ricerca informale è stata l'opportunità di superare la distanza tra
soggetto e oggetto, secondo un'indagine che va oltre il piano della
rappresentazione per modificare dall'interno la struttura spaziale.
A questo tipo di linguaggio, dunque, Uccio Biondi è approdato intorno alla
meta degli anni Ottanta con estrema consapevolezza sapendo di trovarsi di
fronte ad un sistema linguistico ormai genericamente condiviso e, dunque,
adatto ad ulteriori manipolazioni.
I suoi primi esperimenti in questa direzione sono stati timidi, addirittura
ingenui nel loro slancio emotivo, ma ben presto l'artista ha dimostrato di
conoscere bene la sintassi della pittura informale e d avere, dunque, la
capacita d'intervenire sui codici strutturali arrivando ad un progressivo
spostamento di significati.
Non a caso, nell'ultimo quinquennio, la suo pittura, ha fatto un ulteriore
passo in avanti trasformandosi in una sorta di diario minimo dove si
compendiano elementi di diverse provenienze. I lavori recenti, sicuramente i
più maturi, denotano l'urgenza di comunicare all'interno di un impianto
complesso ma mai caotico: riporti fotografici, copiature astratte, elementi
grafici e tipografici, si addensano sulla tela nel tentativo, a tratti
disperato, di recuperare l'essenza delle cose. A dirigere l'orchestra è,
comunque, sempre la pittura che può essere lirica e armoniosa, oppure densa
e materica, ma non rinuncia mai alla suo funzione primaria. Siamo, dunque,
di fronte a "una sintassi selvaggia in apparenza, ma pura ed essenziale',
come spiega Uccio Biondi. Che prosegue affermando che "la pittura e dentro
lo stesso fare e deve sapersi immergere per consegnarsi spoglio alla
fruizione". L'artista pugliese, insomma, ci rende partecipi di un processo
formativo dove le immagini appaiono come frammenti della memoria, come
simulacri di un universo caotico e magmatico di cui non é più possibile
cogliere l'integrità.
E proprio "nel flusso ininterrotto di ciò che esiste", secondo quanto scrive
Calvino nel suo Saggio Il mare dell'oggettività, che ci è consentito
cogliere il significato di un'operazione tesa a superare gli stereotipi
ponendosi come luogo del fare; in quest'ottica l'opera si pone come
l'infinito del linguaggio in un corpo a corpo tra pittura e scrittura, tra
forma e materia, tra stereotipo e ricerca del vero individuale.
Uccio Biondi ha il merito di annullare le distanze producendo un
cortocircuito di carattere visivo, dove la parola diventa rumore e produce
vere e proprie invasioni di campo nella sfera del colore.
Ma non per questo si assiste al trionfo della globalizzazione. Uccio
mantiene una distanza critica rispetto alla società post tecnologica
dominata dalla cibernetica e dalla new economy confermando, di essere un
pittore agrario che sente fortemente il richiamo della terra. La sua vuole
essere un'opera di resistenza nell'ambito di composizioni dove la natura
accetta la sfida con l'artificio e la smaterializzazione.
Basta uno sguardo, sia pur distratto al suoi dipinti, per scorgere
improvvisi squarci di luce o colori impastati con l'argilla che rimandano,
come d'incanto, alla concretezza del paesaggio. Sono luoghi mentali, ma
anche sensazioni fisiche di una pittura dominata da cromie calde e intense.
"Sull'intonaco", ha scritto Massimo Guastella che da oltre dieci anni segue
il lavoro di Uccio Biondi, "appaiono quei graffiti che vediamo sui muri
delle cose pugliesi, forme stratificate nel tempo, che accompagnano la
presenza umana. Un incontro quotidiano col villaggio perduto, desiderato,
che nel repertorio scenico creato da Biondi sulle le tavole dipinte ritrova
la sua essenza poetica.
Collage, pigmenti, ritagli di giornali, scritte, pezzi di nylon, aderiscono
alla pelle dell'opera (A Pelle s'intitolava una mostra milanese del Gennaio
2000) diventando parte integrante di composizioni stracolme di una memoria
che si rivela lentamente allo spettatore pronto ad intraprendere un viaggio
che va oltre l'apparenza delle cose.
I suoi messaggi sono talvolta fuorvianti e ambigui come accade in un'opera
del 1999 Fragilmente, dove l'immagine di Marilyn (osservando le opere di
Uccio Biondi a tutto si può pensare, meno che alla pop art di Andy Warhol) e
simbolicamente all'apice di una sacralizzazione ironica e provocatoria.
Ma l'insistenza sulla componente religiosa non è casuale, e appare anche in
un'altra composizione del 1999 intitolata emblematicamente Ex voto in cui la
protagonista di A qualcuno piace caldo appare circondata da un cuore
irregolare che interrompe, con la violenza di uno spot pubblicitario, la
dolce cromia di un paesaggio dominato da un blu ultramarino.
Uccio Biondi, insomma, mescola le carte ma non rinuncia ad un impianto
strutturato in maniera estremamente rigorosa dove la pittura agisce
all'interno di spazi prestabiliti e la dialettica degli elementi nasce
dall'incontro-scontro tra costruzioni geometriche primarie, evidenziando i
termini di uno rappresentazione esclusivamente formale.
A ben vedere, i dipinti di Uccio Biondi sono luoghi fisici all'interno dei
quali costruisce il linguaggio nell'assoluta convinzione che il reale si
sviluppi seconda una dinamica che comprende artificio e natura, apparenza e
illusione, anima e corpo.
La visione, insomma, è dentro la pittura secondo un percorso in cui la
realtà si mostra in tutte le sue sfaccettature.
"Il mondo del pittore è un mondo visibile, nient'altro che visibile, un
mondo quasi folle, perché è completo e parziale allo stesso tempo”, ha
scritto il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty secondo un'affermazione
che si potrebbe applicare perfettamente alla ricerca di Uccio Biondi.


Galleria Piziarte
Viale Crucioli 75/a
64100 Teramo

info:

 
0861252795 --3392780866
info@piziarte.net
www.piziarte.net  

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