Roby Guerra, L'estetica transumanista, 2011 (Futurist Editions on line- LLF AIT)

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09/gen/2012 18.35.01 Maurizio Ganzaroli Contatta l'autore

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Roby Guerra, L'estetica transumanista, 2011 (Futurist Editions on line- LLF
AIT)

*estratto Letteratura e Dintorni

Letteratura e dintorni

Nel regno del Verbo e della Parola, sembra arduo, in Italia, per la sua storia
quasi metafisica, letteraria, mappare qualche input transumanista, nonostante
il futurismo e poi le stesse neoavanguardie anni 60/70, da Sanguineti eccetera.
Invece, come sempre, è questione di coraggio revisionista, come dovrebbero fare
gli storici, e futuribile, come anche un Eco, nel secondo novecento ha
certamente suggerito quale prassi diversa, rispetto alle amputazioni in nome di
Gramsci (ben poco rispettato...) ideologiche ben note.

Paleoumanesimo, defuturizzato - speculare quello pseudogramsciano - dalla
sempre eterna apologia crociana, reo principale, con il suo celebre parassioma
contro la scienza, bollata come mera macchina strumentale senza profondità
flosofica ed etica... Un'aberrazione già nel primo novecento in Italia, mentre
la Terra si riproduceva quasi nella società attuale tecnoscientifica!
Un'aberrazione ripetuta come in un manicomio psicotico perpetuamente e
tutt'oggi, da certa Intellighenzia e da certa Didattica, dall'asilo
all'università, nonostante lo sbarco sulla Luna, l'informatica e le
biotecnologie!

Tuttavia già i manifesti sulla letteratura futuristi, guarda guarda, e molti
poeti e scrittori seguaci di Marinetti, non solo due o tre che le antologie
scolastiche si degnano di citare, indicano un patrimonio congelato da
rianimare, embrioni se non corpi prontissimi, ne siamo certi, ad adattarsi al
XXI secolo transumanista.

Concetti come simultaneità, dinamismo, parole in libertà, senza fili,
chimismo/lirismo matematico., elettricità sessuale (tattilismo), parola o
vocabolario se non dizionario tecnico-scientifico, ecc., sono non solo poi
stati riscoperti ed ampliati dalle -nel secondo novecento- “moderne”
linguistica e semiotica, ma dalle cibernetiche tout court.

Sperimentate letterariamente non a caso dalle neoavanguardie, ancora lineari o
alineari dei vari Sanguineti, Zanzotto, Balestrini, Conte, Luzi, Ruffilli, fino
alle dislocazioni già totali di Spatola, Pignotti, Minarelli, Perfetti, poetico
visive e-o sonore cosiddette: tutte cifre letterarie o della parola, per
giocare a fare i tecnici/critici, già esplorate �“ spesso- con esiti- in senso
pretransumanista, ancor oggi più convincenti, sebbene, ovvio, con scansioni
fatalmente più intuizionistiche, che analitico-logiche o “ cibernetiche”- dai
vari Marinetti..., Palazzeschi, Govoni, Buzzi, Folgore e tanti altri, fino allo
stesso già concreto...Belloli eccetera.

E il medium messaggio sempre quello, lo zero della sonda attuale transumanista
cosiddetta: l'estetica della macchina, oggi del computer, se si vuole, in ogni
caso dell'Artificiale (Virtuale!).

Pure il miglior novecento letterario che comunque spesso attraversò il
futurismo rivela tracce, in ipotetici esami del sangue o elettrocardiogrammi
(tanto per non dimenticare il sacro Cuore ipersensibile dei letterati
nazionali), indelebili, piaccia o meno, nei vari Ungaretti e Campana, anche in
certo Montale per certa cifra glaciale, a parte certa saggistica sulla scienza,
oggi, forse più godibile e lungimìrante della sua troppo unanime esegesi
postmortem.

Si pensi invece ai pur onorati geni di Rimbaud e Baudelaire, ancora
perturbanti. Per non parlare delle controversie che �“ non per caso, persistono
su autori prossimi almeno per lo spirito a quest'ultimi, quali lo stesso
Marinetti, Pound, Celine e tutta una razza letteraria (più per le idee spesso
che per i paradisi artificali) quasi a sé, facilmente identificabile fino ai
giorni nostri.

Ebbene, Jung e la sua straordinaria teoria degli archetipi ci soccorrono
eccome nel captare, radiografare certa cifra o parola prototransumanista,
applicando con il suffisso non molto simpatico, certo principio di precauzione
così di moda...

Come nella musica, lo stesso Wagner è tacito, certa tensione, slancio
superumano, al di là del bene e del male, della vita e della morte (Vivere
pericolosamente, sfdare la morte non proclamò lo stesso D'Annunzio?) è forse
l'iper o micro (ma organico...sic!) significante, meglio simbolo, archetipo ,
vero e proprio DNA immaginario della poetica visionaria e rivoluzionaria del
novecento intero, in particolare del primo novecento, matrice futurista,
protofuturista, tardo romantica o meno.

Ecco gli esperimenti segreti primordici, persino ai poeti, transumanisti, di
potenziamento psichico ancor prima che fisico! E tutta la generazione
scapigliata dei vari Tarchetti, altro che nichilismo e pericoloso istinto di
morte, certamente altre valenze...

Quando, poi, più vicino a noi, alcuni scrittori scienziati anche d'area (ad
esempio proprio Campa) riscoprono un Ippolito Nievo futuribile, o il solito
McLuhan proclama Dante e Shakeaspeare, con inaudite amplificazioni (molto
junghiane invero) precursori l'uno dell'elettricità, l'altro addirittura di una
Cybergaia (o Internet nella sua Anima insospettabile, le parole possono
anch'esse clonarsi e reinventarsi...), ecco che certa impresa “transumanista”
nella Parola, disvela orizzonti impensabili, non circoscrivibile solo ai tempi
moderni e oggi postumani.

Tempi net-umani? Come detto in Italia i nuovi futuristi son prossimi ai
transumanisti, inclusi i cosiddetti connnettivisti, certa new wave
fantascientifica italiana. Appunto: chi scrive è almeno nell'ambiente
accreditato come il poeta neofuturista più significativo di fine secondo
novecento, inizio duemila, quasi un clone -aggiornato- neomarinettiano e
futurista storico, in modulazioni anche video e o sonora... dopo le
neoavanguardie degli anni '60, 70, 80..

E proprio Ferrara, forse, la città dell'Ariosto e di Corrado Govoni, è
microcapitale consolidata di certa letteratura neofuturista e potenzialmente
transumanista: a parte chi scrive, soprattutto Giovanni Tuzet, anche ai vertici
come critico letterario e analitico del movimento futurista, Maurizio
Ganzaroli, Filippo Landini-anche video poeti- il minimalista Riccardo Roversi,
Lorenzo Mazzoni, il dinanimista stesso Zairo Ferrante, le scrittrici Gaia
Conventi e Sylvia Forty, già anche (vedi il progetto Nuova Oggettività a cura
di Sando Giovannini, Stefano Vaj e altri) di valenza ben nazionale e
prestigiosa.

All'orizzonte ci sono inoltre i poeti con la p (ma rivoluzionaria) minuscola
nativi digitali nano o netfuturisti o postletterari: ad esempio Marco Raimondo,
Stefano Balice, gli stessi Andrea Leonessa, Dario Lapenta, Benny Nonasky, Marco
Nuzzo.

Oppure- e da decenni protagonista e oggi raro critico d'area futurista
aggiornata persino alla “teoria del tutto” postmoderna e ciberculturale estrema
e superpop, Vitaldo Conte: gli stessi ancora, extrafuturismo, postavanguardia -
ma in certa sinergia postumana, anche paradossale, urfuturistica ante litteram
Sandro Giovannini e l'ex gruppo Vertex, ... (E nomi sempre optional, in una
trottola anagrafica che �“ se l'editoria italiana non fosse un mausoleo di
pennivendoli spesso al massimo d'artigianato- domanderebbe per la mappatura
persino impronte digitali e la Polizia scientifica prestata agli storici
dell'arte...).

Tutti scrittori outsider, fuori dalle varie caste letterarie dei Premi
telecomandati. Più noti, ma messaggeri di parole meno in libertà, per le solite
autocatene ideologiche, il laser può anche illuminare certe recente generation
Wu Ming, Luther Blisset, chiunque siano... certa stessa noir erotica generation
( le celebri Isabella Santacroce, Simona Vinci, eccetera eccetera), nuovamente
il desiderio almeno inconscio di sconfiggere la morte.

Quantomeno come indizi, battiti d'ala di farfalla in dinamiche ovvio, più ci
allontaniamo dal “centro” postfuturista”, se si vuole aleatorie (ma siamo
scienziati sul campo, non geometri greci...).

Il campo, per la Parola, in certo concretissimo senso, è più vasto: la musica
elettronica che in tutte le sue variabili preme verso nuovi valori estetici
sonori del nostro tempo, è oggi di massa. La letteratura elettronica, in
Italia, neofuturistica, resta una elite, una nicchia....

ll mondo stesso nel suo divenire diventato un villaggo elettronico (o una
città planetaria, se non spaziale.... dove girano le macchine -satellliti...
bombole ad ossigeno quasi degli umani?) mette in discussione il futuro della
Parola e della Letteratura stessa, forse prima o poi sostituibili con nuove
forme di comunicazione anche orale (il binario e gli sms o le chat sono già la
lingua volgare nascente informatica e transumanista?) ed estetiche ( se non
oltre le residue liquide categorie stesse, verso magari nuove arti totali,
senza le microfrontiere di genere classiche, esito della nascente ciberciviltà
�“ come vagheggiavano...i futuristi! (e anche altre avanguardie storiche o
meno).

Tuttavia, parola e poeti narravano già prima della Civltà del Libro o di
Gutenberg o dei Letterati: si confonde in giro, in Italia, in particolare, la
morte di una macchina (sic!) Stampa e Libro con la Parola, destinata comunque,
semplicemente alla... Mutazione, a uploadarsi in altre Macchine e Medium,
elettroniche, digitali e chissà che altro. E tale processo non ricorda forse
qualcosa, certo nuovo zeitgeist transumanista?

Infine, abbiamo accennato a certa science fiction italiana recentissima,
cronaca live: ebbene, i vari Connettivisti, alcuni già vincitori del
prestigioso Premio Urania, sono interfacciati anche con i Transumanisti.
Scrivono su Divenire e partecipano ai convegni o recensiscono libri specifici o
d'area sul Corriere della Fantascienza, la più autorevole rivista del genere.

Verso, Battisti, Milani, De Matteo, Kremo Baroncinj, lo stesso Brugnoli ed
altri attestano certamente una nuova parola italiana (e al passo con il
postcyberpunk internazionale) anche transumanista.

Non ultimo hanno concretizzato almeno nel'avanguardia, finalmente, una via
italiana per la fantascienza. Consapevoli anche di certo intreccio con il
Futurismo, in contro-luce illuminano anche altri input almeno
prototransumanisti e anche prestigiosi. Tutta la matrice futurista, infatti,
era fantascienza: manifesti e opere, ad esempio Viaggio al Pianeta Marte di
Enzo Benedetto (anni 30!).

Come evidenziato dallo stesso Francesco Boco in Divenire 3, già Mafarka il
Futurista di Marinetti, proiettava vagiti che arrivano persino ai Super Robot
giapponesi, ai Transformers e Terminator... al Cyborg. Di rilievo nella
letteratura italiana di fine novecento le analisi stesse dei vari Renato
Giovannoli (del giro di Eco) o dello stesso De Turris.

Con una ciliegia finale: anche se edulcurato in mero Fantastico, un certo
Calvino �“ si veda oltre alle opere- il suo saggio tutt'oggi pre-transumansta-
Cibernetica e Fantasmi- attraversa senz'altro la nuova poetica postumana...

http://futurismo2009.myblog.it/archive/2011/12/05/l-estetica-transumanista-in-
italia-by-roby-guerra.html

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