MARIA PECCHIOLI presso Piziarte

MARIA PECCHIOLI presso PiziarteMostra personale di Maria Pecchioli visibile presso il sito della Galleria PiziArte.

14/feb/2006 12.43.05 PiziArte Contatta l'autore

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Mostra personale di Maria Pecchioli visibile presso il sito della Galleria
PiziArte. (www.piziarte.net )

Scrive Maria Antonia Rinaldi:

Maria Pecchioli nel dipingere i suoi quadri sembra cercare con pennello e
colori un'armonia perduta, quel sentimento lirico che a volte si percepisce
nei gesti quotidiani di ciascuno.
I colori s'inseguono, spostano la forma, evocano il movimento che ancora si
agita nella memoria. Una pittura fatta per sedimentazione; strati di
differenti materiali organizzano la superficie pittorica con tratti che
richiamano a volte i grandi maestri del '900, altre volte la tradizione
figurativa nordeuropea del '600 o ancora il cinema, il fumetto. Tracce,
depositi, stratificazioni materiche e storiche.
Non sono né le linee né il colore, ma la materia a dare profondità e
organizzare lo spazio pittorico, con punti di vista imprestati dalle
inquadrature fotografiche, sforzati e distorti dalla pratica pittorica.
L'artista sembra tornare a più riprese sul quadro, ad aggiungere, a
togliere, nel tentativo di disporre sullo stesso piano senso e
incompiutezza, incongruenze, contraddizioni e armonie. E' uno sguardo
intimo, non tanto per i soggetti scelti, o per la predilezione degli
interni, ma per la qualità dell'inquadratura, delle espressioni assorte,
dell'attenzione a dettagli marginali, che restituiscono familiarità anche a
luoghi sconosciuti.
Di ogni luogo, di ogni essere vivente, Maria Pecchioli sembra celebrare il
mistero intimo, le innumerevoli biografie e narrazioni che possono essere
ricondotte esclusivamente a quella persona, a quel luogo.
La pennellata, la stesura del colore rivelano una preoccupazione dovuta alla
ricerca di una struttura figurativa che riesca a restituire in forma
pittorica le complesse stratificazioni della realtà. Non si tratta di
inquietudine esistenziale, ma di un'attenta pratica artistica, come se la
tela fosse un agone, un ring dove sfidarsi ogni volta, una pittura
necessariamente dinamica per adattarsi alla metamorfosi della realtà.
La costruzione prospettica dei quadri rivela solo parzialmente la tecnica
adoperata: una porzione di stampa fotografica viene amalgamata e trasformata
in superficie pittorica attraverso la stesura di strati di colore. Le due
tecniche si fondono l'una nell'altra nonostante la materia pittorica prenda
il sopravvento, andando a costruire parti mancanti, trasformando i brani
fotografici in sedimenti fossili di spezzoni biografici.
I soggetti depositati sulle tele sfuggono alla nostra visione, ci
costringono a cambiare posizione, a non accontentarci del punto di vista
scelto. E così, i quadri più grandi sembrano concepiti per essere visti solo
se percorsi lungo la loro dimensione: il movimento si afferma come costante
intrinseca dell'immagine. Una pittura mai cristallizzata, in continua
evoluzione; i soggetti dipinti mantengono la loro originaria energia. Donne,
bambine, ragazzi, animali ogni cosa trasferita in immagini dalle prospettive
sbilanciate, paiono essere sul punto di sottrarsi alla nostra vista, di
cadere, di voltare l'angolo.
Una posizione privilegiata è inesistente, le gerarchie consuete tra
osservatore e oggetto osservato vengono annullate.
Così se è vero che l'artista, come dice Paul Valéry, "indietreggia,
s'inchina, […] si comporta con tutto il corpo come fosse un accessorio
dell'occhio", questo è altrettanto valido per il pubblico. Una felice ansia
cinetica per rimanere costantemente connessi con le infinite storie ed
esistenze che circondano autore e spettatore.

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