Il Vuoto e le forme 2012 - 3. Esposizione Internazionale di Sculture, Installazioni e Dipinti. Cantico, dedicata a San Luigi Guanella. Chiavenna (Sondrio) – 6 aprile - 6 maggio 2012

11/mar/2012 16.16.41 Bellati Editore Contatta l'autore

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Il vuoto e le forme 

 

3. Esposizione Internazionale di Sculture Installazioni e Dipinti 

 

CANTICO

dedicata a San Luigi Guanella

 

Chiavenna (Sondrio) - Italia

 


 

 

Un progetto di Anna Caterina Bellati

 

 


 

Sedi

• ex Convento dei Cappuccini (chiesa, chiostro, salone coperto, refettorio)

• Palazzo Pretorio

• Palazzo Pestalozzi

• piazza Bertacchi

 

 

Inaugurazione

giovedì 5 aprile 2012, ore 17.30

 

La mostra resterà aperta al pubblico dal 6 aprile al 6 maggio 2012

 

Orari di apertura

da martedì a domenica

10.30 > 12.30 • 14.30 > 17.30

chiuso il lunedì

 

Ingresso libero

 

Informazioni

email: info@bellatieditore.com

web: www.bellatieditore.com

 

Curatore

Anna Caterina Bellati

 

Patrocini

Città di Chiavenna

Comunità Montana della Valchiavenna

Museo della Valchiavenna

 

 

Organizzazione

B٠E٠L٠L٠A٠T٠I  E D I T O R E

 

 

 


 

 

Artisti

 

Mauro Benatti

Rolf Bienentreu

Gianluca Capozzi

Domenico Di Genni

Donato Frisia jr

Trento Longaretti

Monica Marioni

Mario Paschetta

Ugo Riva

Alessandro Spadari

Marialuisa Tadei

Barbara Toffano

Romano Trojani

 

 


 

 


 

La 3. Edizione de IL VUOTO E LE FORME si intitola Cantico perché in filigrana rilegge Il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi. In questa laude di estrema semplicità e rara bellezza la preghiera indirizzata al Creatore riguarda tutto ciò che esiste riconoscendo a ogni componente del nostro mondo la medesima importanza e uguale dignità. Il centro del canto di ringraziamento è l’uomo, visto tuttavia non come essere superiore, più dotato, più forte o più scaltro, ma come creatura fra le altre creature, senza distinzione tra Sole, Stelle, Animali o, appunto, esseri umani. Una tale leggerezza non appartiene più alla nostra esperienza da lungo tempo. Non solo distruttori del pianeta ma violenti oltre ogni misura nei confronti di tutto quel che ci circonda, da secoli abbiamo scelto l’avere rinunciando allo spirito. Questo ci ha fatto perdere la dignità di creature. La realtà di cui Francesco parla non prevede l’esistenza del male. Ne consegue che il mondo sembra essere un luogo di pace e calma assolute, ma la pienezza di questa magia è del tutto scomparsa dal nostro quotidiano. La mostra, dedicata a San Luigi Guanella, uomo di grande tempra morale e di solida saggezza pratica, vuole testimoniare attraverso il raffinato lavoro di tredici artisti che la grazia e la purezza della natura possono ancora commuoverci. Abitatori del terzo millennio, abbiamo da lungo scoperto di non essere al centro dell’universo, da secoli sappiamo che il nostro sistema solare è solo uno fra le miriadi di congegni celesti che popolano lo spazio. Tuttavia abbiamo ancora occhi per guardare e cuore per assorbire l’armonia. L’esposizione mira a questa banale equazione, le emozioni sopravvivono là dove la natura resiste agli attacchi della razza umana.

 

Così il Coro di personaggi in rete metallica bruciata opera dello scultore Mauro Benatti o il suo Cristo di profilo dicono il nostro bisogno di consonanza con la perfezione del Creato, mentre le tavole specchianti color gesso del performer Rolf Bienentreu catturano e rimandano la luce pura che attraversa le finestre, coagulando lampi di colore-calore sulla loro superficie. Chi passa davanti a questi lavori vi lascia una fuggevole traccia inconsapevole. Il controcanto ai lavori dell’artista tedesco è rappresentato dalla ricerca di Gianluca Capozzi che propone nelle sue composizioni astratte una caleidoscopica indagine sull’animo umano. Le macchie sovrapposte di questo giovane pittore sembrano ricostituire la sostanza dei sogni, paradisi terrestri perduti si aprono allo sguardo dello spettatore. Ci sono poi i paesaggi immaginifici di Domenico Di Genni. Grande viaggiatore, l’artista abruzzese racconta luoghi e persone con passione e intensità. Per Cantico ha realizzato dei lavori che suggeriscono la speranza di un mondo aperto alla diversità. Donato Frisia jr non è insensibile all’aspra meraviglia della montagna. I suoi Montespluga e le visioni di Stuetta sono di un tale lindore da far annusare l’aria frizzante delle cime solo con l’artificio del colore. Al maestro Trento Longaretti, ospite eccezionale dell’evento, spetta il compito di raccontare la necessità, tutta umana, di una terra dove vivere e crescere i propri figli. I suoi magnifici Vaganti ricordano la storia infinita di genti cacciate dalla terra natale che raccolte le proprie cose partono alla ricerca di un luogo dove trovare rifugio. Anche l’indagine di Monica Marioni si muove intorno all’essere umano, alle sue paure e fragilità. In questa mostra la giovane pittrice presenta alcune Ninfe che incarnano i quattro elementi primigeni, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco. A dire la sostanza dell’universo. L’idea di un luogo dal quale ripartire sostiene invece i lavori candidi di Mario Paschetta che ridisegna i profili delle cime di questa vallata declinati nel colore virginale della neve. Un cartone bianco sul quale è scritta la nostra storia. Singolare è anche la sua Crocifissione che rinuncia alla figura del Cristo per ammantarsi di un paesaggio in rilievo fatto di stracci incrostati nella materia pittorica. A Ugo Riva spetta il difficile compito di sperimentare nel bronzo il tema dell’oltre. Quel che accada tra l’infinita felicità del Paradiso Terrestre e l’assoluta disperazione del peccato è uno degli argomenti che ha sollecitato tutte le filosofie del mondo Occidentale. Lo scultore bergamasco affronta la questione con la consueta maestria indicando le possibili/impossibili vie d’uscita. Alessandro Spadari coglie il meraviglioso della volta celeste. E lo fa corteggiando le stelle o la neve e ancora i tramonti che spalma sulla tela in pennellate larghe scivolanti verso la base del quadro. Così riassume la magia del tempo e dello spazio. L’installazione di Marialuisa Tadei affronta la sfera del sacro e propone Pianeti oculari, sfere in mosaico che ragionano intorno allo sguardo divino, mentre le sue elaborazioni fotografiche evocano la forza immensa della natura. A Barbara Toffano, delicata performer e fotografa, ho voluto affidare il tema del vento. Le sue immagini evanescenti che riprendono installazioni create nella laguna di Venezia portano fra le nostre montagne il tema dell’effimero e del volatile propri della nostra esistenza. Infine a Romano Trojani, importante pittore lombardo, ho chiesto di parlare dell’acqua che scorre. Ed ecco le Adda furibonde degli anni Cinquanta e Sessanta in cui la natura esplode nel suo estremo splendore. Questo è il nostro omaggio alla terra dove sono nata.

 

Venezia, marzo 2012

Anna Caterina Bellati

 

 

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