RIGENERaRT - Comunicato Stampa

25/apr/2012 06.27.09 GIORGIO Contatta l'autore

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RIGENERaRT

Dal 5 maggio al 2 giugno 2012,

“da rifiuto ad oggetto d’ARTE”

presso FEEL GOO di c.so XXII Marzo, 42    Milano *** www.feelgoodmilano.it

Oltre 40 artisti provenienti da diverse citta italiane ma anche dal 3° Liceo di Belgrado, che utilizzano in parte o totalmente materiale di riciclo per realizzare quadri, sculture, oggettistica e non solo, segnaliamo gli artisti: Giorgio Gost, Mike Ciafaloni, Baioni Luigi, Sarhtori, Guido Poggiani, Massimo Butera, Gregorio Mancino, Fabio Cuman…

EVENTI LIVE �“ 4 performance dal vivo (durante Speciale l’Happy Hour) con  diretta streaming  sul web i mercoledì 9, 16, 23 e 30 maggio a partire dalle 18,10 - Presso il Feel Good di c.so XXII marzo, 42 a Milano

SERATE a tema  " Riciclo...arte e non solo" , Serate  con QUIZ e PREMI preceduto dall'intervento di alcuni esperti che ci accompagneranno nel mondo delle 3-R: Riuso, Recupero, Riciclo

il 23 e il 30 maggio a partire dalle 20,30 partecipazione GRATUITA fino esaurimento posti  

 

CATALOGO nel Locale  *   Ingresso Gratuito

Progetto e Organizzatore dell’evento Associazione Culturale GUIZART �“ Milano

Via Giuseppe Avezzana, 10 �“ 20139 Milano * guizart@virgilio.it  * www.guizart.it  * www.wciptv.it

Collaborazioni ed Aiuto  di TAO-B, e-zero, Roberto Luise, Massimo Butera.

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Un tempo non lontano i bambini giocavano con gli scarti della vita produttiva degli adulti. Una ruota scassata, un cestino dismesso, un ferro da calza distorto potevano diventare gli elementi costruttivi di un pupazzo, oppure carri o spade, cavalli e carrozze. E dispiegare così, in modo inaspettato, un mondo che prima non c’era. Anche questo era ricupero, e ricupero creativo. In altri termini, rigenerazione.

Ma vi è un altro elemento in comune  tra i giochi dei bambini di un tempo e questa piccola ma intrigante mostra sull’arte della rigenerazione. Si tratta della decontestualizzazione. In fondo il ready made è sempre stato invenzione dei bambini: si prende un manubrio di bicicletta e lo si fa diventare la testa di un toro e poi basta poco per ricreare da lì la corrida o qualche mito pastorale, anch’esso ricuperato dai libri di scuola o dai racconti di qualcuno. Insomma, in tutti questi casi si prende una cosa pensata per vivere e funzionare in un certo contesto e la si getta in un altro, dove assume un altro significato, si monta su altre sequenze, ispira altri gesti e pensieri. E di mezzo c’è la fase, drammatica o dolorosa, della fine della vita dell’oggetto, la sua derelizione: non serve più, lo si butta via. E’ fuori contesto.

Ma i contesti ci sono sempre, così come i testi e ogni cosa è sempre presa in una rete di significazioni, mutevoli e variabili, certo, ma pur sempre vive e funzionanti: il grado zero della funzionalità significativa può ben essere la discarica, ma di lì si può risalire indietro lungo la scala della neghentropia e riportare le cose a nuova vita in un quadro, in un’installazione, in un scultura.

Certo le “riprese” dei bambini sono forse più varie e creative di quelle degli artisti, che in fondo producono pur sempre “opere d’arte”, ovvero, come dice Maurizio Ferraris, in media oggetti trasportabili e fruibili in ambienti chiusi quali camere o saloni, ma qui è utile una piccola precisazione. Sempre citando Ferraris, va ricordato che se le “opere d’arte” sono incontestabilmente oggetti, sono tuttavia oggetti che fingono di essere persone. Ci si offrono, in altri termini, come canovacci di relazione, ispiratori di sensazioni e risposte, fonti e parti di un dialogo. Ed ecco che allora forse possiamo vedere in queste opere d’arte di rigenerazione qualcosa di simile e forse ancora più complesso dei giochi dei bambini.

In esse infatti non solo c’è il ricupero dell’oggetto e la sua ricontestualizzazione. Ma c’è anche la ricreazione intera di un mondo, la proposta di una soggettività che ci interpella, l’evocazione di mondi possibili dove possono venire a essere cose del tutto impensate o inaspettate. C’è insomma, fantasia, speranza, creatività, proposta di alternative non solo vissute al momento, come nei giochi dei bambini, ma in quanto dichiarazione programmatica: è possibile fare altrimenti, c’è ancora da fare anche quando tutto sembra finito, si può andare oltre e pensare o produrre delle novità.

E che questo meta messaggio ci si offra al meglio nel contesto del ricupero dell’oggetto dismesso non è forse un caso: come nei giochi dei bambini abbiamo a che fare qui con quello che resta, con gli scarti, le cose rese finalmente inutili. E dunque, forse, siamo qui di fronte a qualcosa che ci interpella al livello più profondo del nostro essere sociale: da una parte il rapporto con l’utilità e l’inutilità delle cose e di noi stessi, dall’altra con la finitezza di ogni cosa, compresi noi stessi.

Nelle tombe più antiche del genere homo (non solo sapiens sapiens), da sempre, vi sono oggetti d’arte o decorazioni “inutili”, spesso oggetti strani trovati in giro, come per esempio sassi dalla forma inusuale. Che il trascendimento su un'altra scena, l’oltrepassamento della morte, siano all’origine dell’arte? Si tratta pur sempre di “pensare altrimenti”….

Paolo Cervari

Filosofo consulente, ha pubblicato Il filosofo in azienda (Apogeo), Ies �“ Intelligenza empatico-sociale (Franco Angeli), Harry Potter e la (tua) morte (Ipoc). Lavora sulle relazioni tra estetica e cognizione in campo formativo e in relazione allo sviluppo delle organizzazioni.

 

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