IO di Malù Cruz Piani

Ecco allora che le figure in cui si coagula questo coacervo di suggestioni che per Malù devono essere il frutto di sedimentazioni lente, di cellule ereditate da lontani avi, di immagini depositate nell'inconscio prima che di sovrastrutture acquisite, sono elementari, preistoriche e al contempo codificate nella simbolica di tutte le culture, come il serpente, il "Coralo" nel caso specifico.

30/mar/2006 06.17.08 ufficio stampa ROBERTA PIZZORNO Contatta l'autore

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Titolo mostra                “io”

 
Artista                           Malù Cruz Piani
 
 
Inaugurazione               sabato 25 marzo 2006
                                   dalle ore 18.00
                                    sarà presente l’artista
 
 
Periodo                        11 marzo – 16 aprile 2006
                                    
 
 
Sede                            Studio d’Arte Liberty
                                    Piazza Garibaldi,12
                                    Angera (Varese)
 

                                   


Contenuti                     Terracotte e sculture in bronzo
 
 
 
Catalogo                     In mostra
                                  Testo a cura di Lorenzo Scandroglio
 
 
Orari e info          sabato 16.00 - 19.00
                                    domenica 10..30 – 12.30/ 15.00 – 19.00
                                    feriali per appuntamento tel. 0331/930500
 
 
 
Ufficio stampa              
Roberta Pizzorno
349/5245841
ufficiostampa@tomasitomasi.com


Malù
di Lorenzo Scandroglio

Sarebbe troppo facile - persino banale - esplicitare con le parole quanto di femminile, in senso materico e materno, è presente nei lavori di Malù Cruz Piani. Predominio delle curve, emersione di una componente ctonia, ipogea, sotterranea, che si esprime in sensualità e in richiamo sensoriale (tanto è il desiderio di toccarle queste opere, di sentirne la levigatezza, la consistenza) sono i primi dati espliciti che colpiscono l'osservatore.
Malù lavora da sempre - lo dice lei stessa - dando forma all'immediato, al flusso di sensazioni istintive che l'attraversano nell'istante, senza mediazioni culturali esplicite (o consapevoli), senza subordinare il corpo al cervello, cioè i sensi ai concetti, l'arte alla logica. Ecco allora che le figure in cui si coagula questo coacervo di suggestioni che per Malù devono essere il frutto di sedimentazioni lente, di cellule ereditate da lontani avi, di immagini depositate nell'inconscio prima che di sovrastrutture acquisite, sono elementari, preistoriche e al contempo codificate nella simbolica di tutte le culture, come il serpente, il "Coralo" nel caso specifico. Sinuosa serpentina che talora prende le sembianze esplicite del serpente, tal altra si insinua sottopelle e sottoforma di altre figure, ma che sempre ci dice l'energia della vita, della mater-materia terra. Di Malù.
Ma sarebbe banale, lo dicevamo all'inizio, insistere su questo, fermarsi a questo. Volendo cercare accostamenti, anche se ogni accostamento è improprio, viene in mente un filone della scultura contemporanea il cui massimo interprete è Mimmo Paladino, con la sua riproposizione nell'arte contemporanea di simboli e figure del mito arcaico, affioramenti di antiche radici. Nella sua essenzialità l'opera di Malù non ha nulla di effimero e persino nei titoli richiama un certo statuto metafisico dell'arte, la sua capacità di alludere sempre a un orizzonte di senso più ampio, ancorché non esplicito e nemmeno volontariamente ricercato. Effimero no ma lieve, di quella leggerezza che è sintesi perfetta di natura e cultura. L'Io del titolo di questa mostra è anche l'accostamento di due opere tanto diverse, forse  di due polarità di Malù,  come  la samba  e il   jazz si uniscono nella bossanova.



Malù Cruz Piani


Biografia


A Sao Paulo, ho avuto come prima ninna-nanna le note d'un celebre concerto: la bossa nova di Joao ed Astrud Gilberto e Stan Getz. La nuova tendenza, unendo samba, jazz ed altri ritmi,  riassume non soltanto il triplice spirito della mia terra ma è anche indice delle radici più profonde della mia ispirazione. In me convivono le tre anime brasiliane (europea, africana e sudamericana) e l'intrecciarsi dei loro ritmi, e delle loro diverse pulsioni, è quanto cerco di tradurre plasticamente nelle mie opere. Il sangue europeo d'un bisnonno ceramista è forse l'enzima che ha dato il via a quella sorta di reazione chimica che mi ha portato a scegliere artes plastica in Brasile e che più tardi mi ha portato a viaggiare verso Est. Ho lasciato la mia terra come indossatrice ed ora la ricerco e ricreo, così lontano, indossandone idealmente maschere e forme. Le mie radici divengono mani, occhi, terra e lavoro; in ogni mia opera trovo me stessa ed un significato che può essermi lontano e, forse, non voluto ma che, in ogni caso, è assolutamente vero; mi tratteggia: sono IO.


 

 

 

 

 

 

 
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