DENTRO LA REALTA’: Mostra personale del M° Luciano Trevisan

30/mag/2012 10.30.50 Alfredo Maria Fidani Contatta l'autore

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L’Associazione Culturale Sapienza in Movimento in collaborazione con l’Associazione Culturale La Rosa dei Venti inaugurano in data 4 Giugno 2012 fino a data 11 Giugno 2012 la mostra personale del M° Luciano Trevisan. Quindici saranno le opere in esposizione che rifletteranno il percorso e l’intera carriera artistica di Trevisan

Vernissage: 4 Giugno ore 15.00 presso l’atrio del lato Minerva Aula Magna-Rettorato, in Piazzale Aldo Moro num 5, Roma

Sito: www.lucianotrevisanpittore.com

Luciano Trevisan nasce a Venezia nel 1938, studia all'Istituto di Belle Arti di Vercelli, dove conosce il suo primo maestro di pittura, Francesco Vertice e successivamente a Milano, all'Accademia di Belle Arti di Brera e alla scuola del Castello Sforzesco.

Dopo un periodo di tempo passato a Zurigo, in cui si appassiona alla filosofia del Bauhaus di Walter Gropius e ai lavori di Alberto Sartoris, La Corbusier, Gaudì e Alvar Alto, torna a Milano diplomandosi anche come Tecnico Pubblicitario Professionista.

Nasce cosi la collaborazione con importanti aziende di cui cura l’aspetto pubblicitario. Dal 1972 al 1987 è direttore creativo e contitolare della MPA, prima agenzia di Sales Promotion italiana. Ha inoltre progettato, nella sua lunga carriera, campagne stampa, spot televisivi e marchi per prestigiosissime aziende e multinazionali.

Contemporaneamente dipinge descrivendo i suoi stati d'animo davanti alla contemporaneità, soffermandosi sulle disparità del nostro pianeta e ponendosi di fronte ai disagi.

Nei suoi dipinti Trevisan denuncia la società contemporanea, i suoi abusi e soprusi, costringendo lo spettatore a pensare e riflettere concretamente su ciò che vede.

Ebbene nel corso della storia dell’arte e in particolare in quello della storia della pittura rari sono i casi in cui l’artista diviene non solo fautore e creatore di bellezza; non solo ricercatore di sapori estatici; non solo indagatore di emozioni legate al gusto della sua epoca…capita che alcuni tra i più sensibili pittori e disegnatori abbiamo percepito una sorta di vaticinio o premonizione.

Goya con le sue pitture nere della “Casa del Sordo” dipinse un dramma interiore che però corrispondeva perfettamente alla tragedia storica che viveva la Spagna nella prima metà dell’800; Picasso con “Guernica” urlava il suo dolore che era, allo stesso tempo, la denuncia della guerra e la sofferenza connessa alle infamie belliche.

Luciano Trevisan, come Goya e Picasso, si fa foriero di una pittura di denunzia “I miei quadri sono l’agenda dove ho scritto con il pennello 40 anni di avvenimenti e di disattenzioni dell’uomo” scrive l'artista che proclama e diffonde un messaggio sociale pregno di toccante determinazione.

Non solo esistono i poeti “Vate” ma anche “artisti veggenti” e questo è il caso del Nostro, costui in anticipo rispetto agli avvenimenti storici- lo confermano le datazioni delle sue opere- manifesta in maniera inequivocabile il suo dissenso verso situazioni reali e problemi della nostra epoca.

Il XX secolo e ora il XXI risultano periodi in cui il consumismo ha agito in maniera totalitaria contaminando la bellezza del creato.

L’alienazione del mondo è compresa da Trevisan che con il pennello traccia uno schema pragmatico nei confronti di questo invisibile dispotismo. L’artista crea un chiasmo, utilizza l’ossimoro per dare forza al suo narrato. Trevisan non fa Pop Art, non si rifugia nell’assenza di giudizio di un Warhol, non si concede ad acatalessie personali o a fughe in realtà provvisorie e artificiali come Lichtenstein ma affronta la questione schierandosi in prima persona. Il risultato è una pittura onesta, piena di verità e coscienza.

Si dirà che ogni epoca ha i suoi caratteri propri e che l’arte per essere autentica deve in certo modo registrarli.

È inutile certo negare di essere nell’era della globalizzazione e che l’anarchia più sfrenata è emblema della contemporaneità per la quale i lumi settecenteschi della ragione da tempo ormai sembrano spenti.

La provvisorietà anche dell’opera d’arte diventa cosi segno del nostro tempo. Ma a queste considerazioni Trevisan risponde in modo diverso…con un’arte umana, eterna e universale.

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