FUTURE SHOCK NUMERO 59

12/giu/2012 14.35.01 Maurizio Ganzaroli Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.


L'intelligenza superumana:
la Singolarità tecnologica
di Cristina Bellon

Il Big Bang tecnologico è prossimo. Nuovi movimenti socio-letterari
annunciano la venuta di una singolarità tecnologica: l’apoteosi dell’
accelerazione del progresso. Gli scienziati, molto concretamente, la stanno
costruendo. Una corrente d’illuminismo cibernetico ci apre le porte del secolo
dell’Intelligenza Artificiale. Una rivoluzione avveniristica ci coinvolgerà con
le sue spire. Sarà una fuga dal passato alla velocità della luce che non
potremo controllare. Stiamo per assistere a cambiamenti comparabili alla
comparsa degli esseri umani sulla Terra. Sviluppi considerati impossibili,
scritti nei migliori libri di fantascienza, diventano fattibili. La scienza si
beve la fanta e frizza da tutti i pori. Ma di fronte a questo scenario
idilliaco qualcosa di devastante serpeggia dietro le quinte.
La nanotecnologia, precorritrice della Singolarità
Vernor Vinge, professore di matematica del Wisconsin, sostiene che la causa
di questi cambiamenti è l’imminente creazione di entità con intelligenza
superiore a quella umana. Ma se creassimo una macchina equivalente ad un essere
umano, il passo successivo sarebbe quello di creare esseri più intelligenti
dell’uomo. Molte di queste scoperte sono già possibili perfezionando lo
hardware dei computer per aiutarli a costruirsi un bagaglio culturale e farli
diventare capaci di interpretare fatti e linguaggio. Come Multivac, il
calcolatore grande chilometri e chilometri, che si autoregola e impara dai
propri errori, descritto da Isaac Asimov nel racconto L’ultima domanda (The
Last Question, 1956).
Altre scoperte sono in arrivo: la creazione di computer quantistici, l’
interfaccia fra computer ed esseri umani fino ai modelli di intelligenza
amplificata, contraddistinti dall’integrazione biotecnologica tra uomo e
hardware verso livelli di intelligenza post-umani. Ce lo racconta una delle
menti più accese della scienza italiana, Giovanni Bignami. Nel suo saggio Cosa
resta da scoprire (Mondadori, 2011), ci descrive la svolta realistica che
subirà il mondo a seguito delle scoperte tecnologiche dei prossimi cinquant’
anni, prima del ritorno della cometa di Halley nel 2062. Bignami spiazza gli
scrittori di fantascienza. Ma c’è anche chi azzarda, senza bluffare, una data:
2045. L’inventore Ray Kurzweil, nel saggio The singularity is near profetizza
che arriveremo al punto in cui il progresso tecnologico sarà talmente rapido da
essere incomprensibile per l’intelletto umano. Quel momento contrassegnerà la
Singolarità ed il suo precursore sarà lo sviluppo della nanotecnologia.
Quando parliamo di futuro dobbiamo, dunque, immaginarci una galassia
brulicante di civiltà progredite, come l’aveva ideata Vernor Vinge, che nel
2002 si è ritirato dalla sua cattedra di barone per scrivere fantascienza hard.
In Universo Incostante (A Fire Upon the Deep, 1992), il ruolo dell’umanità è
trascurabile. Predilige l’intelligenza artificiale, l’esistenza di menti
organiche e la post-evoluzione delle menti cibernetiche, che hanno trovato
nella mutazione elettronica il traguardo della vita intelligente. I suoi
personaggi sfruttano quel processo di comunicazione per eccellenza che è il
pensiero, a livello di neuroni oltreché di microchips, con poteri telepatici d’
ordine superiore, capaci di determinare il destino evolutivo dei singoli.
Pertanto, una realtà condizionata dalla accelerazione del progresso tecnologico
verso una qualche singolarità cosmica modificherà le vicende umane, che non
potranno continuare nella forma che conosciamo.
I transumanisti e il rifiuto del corpo
Per i transumanisti sarà un evento positivo. Infatti, credono nella
possibilità che un giorno, tra macchina e uomo, non ci sia più una vera
distanza, ma una fusione, per un miglior benessere. Charles Stross, a tal
proposito, presenta una raccolta di racconti, dal titolo Accelerando (2005),
centrati sulla vita di tre generazioni di una famiglia altamente disfunzionale
prima, durante e dopo la singolarità tecnologica. Si apre il sipario su un
mondo totalmente trasformato, dove la “Vile progenie”, cioè intelligenze
debolmente divine postumane, per raggiungere l'efficienza, si sono ridotte a
puri meccanismi. Più che un maggior benessere si verificherebbe una riduzione
ai minimi termini della consistenza dell’uomo, un’involuzione psicofisica verso
la creazione di involucri vuoti, senz’anima. Perché all’anima nessuno ci ha
pensato. Il pensiero transumanista nasconde il rifiuto del nostro corpo,
segnato dalla malattia e dalla morte. Superando confini morali ed etici e
perfezionando la corporalità, pensano di raggiungere la felicità. Ma forse non
riusciranno ad afferrarla nemmeno con lo sviluppo di "ghiandole medicinali",
che permettono di produrre ed utilizzare sostanze psicoattive all'interno dei
cervelli, come nel caso del Ciclo della Cultura (1987) di Iain Banks.
La direzione dei prossimi tempi sarà verso una mutazione nei normali processi
di selezione naturale e adattamento, avvenuti in milioni di anni. La finzione
scientifica, sviluppata a partire dalle teorie darwiniane di metà 800, ha
contribuito a plasmare in modo decisivo le idee e gli intrecci narrativi della
fantascienza. L’evoluzione diventa sinonimo della possibilità di trascendere
la natura umana, portando l’uomo a divenire altro da sé, a sognare un
compromesso tra una mente tesa all’eternità e un corpo che si deteriora. Nella
nostra contemporaneità, sollecitata da progresso, velocità ed esaltazione dell’
intelligenza, anche lo spazio infinito shakespeariano si rivela un povero
guscio di noce. Amleto diceva:« I could be bounded in a nutshell, and count
myself a king of infinite space - were it not that I have bad dreams» (Potrei
essere costretto dentro ad un guscio di noce e [ciononostante] sentirmi un re
di spazi infiniti, se non facessi dei brutti sogni). All’arrivo della
Singolarità tecnologica, l’essere umano avverte sempre di più come limitazione
il proprio corpo organico.
I post darwiniani hanno integrato la moderna genomica (che Darwin non
conosceva) con la teoria dell’evoluzione, completandola e superandola. Anche il
linguaggio diventa importante ed elemento in evoluzione. È il caso di J.B.S.
Haldane, genetista inglese di caratura internazionale, che mette in atto gli
assunti della teoria neodarwinista, di cui è tra i fondatori. Fin dalle prime
pagine di The Man with Two Memories (1976) il protagonista, Murchison, che
ospita all’interno della sua mente un essere umano, è un esperto di lingue
antiche e di sanscrito. Negor, l’ospite, proviene da una specie più evoluta,
sebbene più antica, e il suo contatto genererà, forse, una nuova società, che
dovrà evolvere il linguaggio per accogliere in esso nuovi concetti. Ma le
tematiche evoluzioniste, essendo compromesse da materialismo e ateismo, non
tengono conto della vera natura dell’uomo. La protagonista di Mai più umani
(Nothing Human, 2003), scritto da Nancy Kress, si chiede quale sia lo scopo
della vita e in che consista l’umanità dell’uomo. Alla fine, a rendere umano un
essere vivente, non sarà l’intelligenza, né l’amore, né la cultura ma soltanto
l’evoluzione.
Un antidarwinista: Philip K. Dick
Per l’antidarwinista Philip K. Dick, l’essere umano non si impone sulla
natura per le sue caratteristiche fisiche, il cui miglioramento è nella
scienza, ma per la sua capacità d’azione che diviene legge del proprio kosmos.
Dai suoi romanzi emerge un’involuzione della specie ad opera di una tecnologia
alienante, segno della morte di ogni connotazione individuale, destinata a
lasciare il posto ad un corpo privo di valore. Nei I simulacri (The Simulacra,
1964), è evidente questo annichilimento della condizione umana: un sonno della
ragione che porta al regresso fisiologico e neurale di esseri simili all’uomo
di Neanderthal. I chupper sono la nuova specie che nasce tra palazzi di vetro e
cemento all’apice dell’evoluzione umana: indifferenti ai problemi del mondo,
ballano davanti alle vetrine di schermi televisivi. Essi non sono un’anomalia
del sistema, ma l’esempio incarnato di ciò che si annida tra le pieghe del
futuro.
Nel libro Il cacciatore di androidi (Do androids dream of electric sheep?,
1968), un cacciatore di taglie, Rick Deckard, si scontra con una nuova
generazione di droidi, i Nexus 6. Deckard verrà sedotto da Rachel, una droide
che susciterà in lui il dubbio di quale sia il confine tra ciò che è organico e
ciò che non lo è, ma soprattutto sul senso dell'umano: se è umano prendersi
cura degli altri esseri viventi e proteggerli, fino a che punto è umano
uccidere un androide che si sente vivo? L’androidizzazione non è un processo
di costruzione meccanica, ma un’alienazione progressiva dell’individuo che si
trasforma in uno schizofrenico all’interno di un automa stretto dalla morsa
quotidiana, incapace di generare emozioni autentiche. L’androide non risulta
dunque uno stato successivo del processo evolutivo, se non cronologicamente, ma
è anzi il primo segno della regressione, della perdita irrimediabile di un
elemento che ci distingue in quanto appartenenti alla razza umana. L’uomo
potenziato, mortale o immortale, dovrà comunque affrontare i problemi di
sempre: l’ingiustizia, l’odio, la gelosia, la falsità. Non si può dunque dire
che la Singolarità apporterà dei cambiamenti favorevoli ma potrebbe condurre l’
umanità all’apocalisse.
Anche l’immaginario delle storie narrate, di fronte agli effetti dell’
applicazione della scienza, non ci trasmette una visione positiva del futuro:
discriminazioni tra specie, emarginazione dei diversi, schiavitù, guerre e
stermini. Non si intravede nei romanzi una possibile integrazione e convivenza
tra rigenerati cibernetici e uomini vecchio stampo. La creazione sintetica, che
anticipa l’evolversi della natura, essendo artificiale, è immediata ed
aggressiva e genera una spaccatura profonda nella società. Perché non può
esistere una convivenza pacifica? Forse perché ci vuole un cuore che sappia
amare, come quello innestato nel petto dell’androide di Anche i robot hanno un
cuore (1993) di Domenico Volpi. Per effetto dell’organo umano, comincia a
provare il calore dei sentimenti a cui prima la sua natura logica era
preclusa.
Una nuova new wave: il connettivismo
Gli altri autori di fantascienza ci mostrano uno scenario distruttivo, come
nel caso del personaggio nato dalla penna di Gregory Benford in Città di Stelle
(Beyond Infinity, 2004): il Maligno è una creatura di smisurata intelligenza
creata dagli uomini grazie all’aiuto degli alieni. Egli comprende l’universo e
decide di tenere per sé la scoperta e di eliminare ogni intelligenza capace di
arrivare allo stesso risultato. Pertanto, se la singolarità non potesse essere
regolata o confinata, ci troveremmo di fronte non solo a problemi etici e
filosofici, ma ad una probabile estinzione di massa. La creatura supererebbe il
creatore. Saremmo, dunque, rimpiazzati da macchine o intelligenze artificiali.
Si parlerebbe di epurazione della nostra razza? L’umanità sarà succeduta da se
stessa, con l’illusione di essere padroni di schiavi divini e quella di un
ulteriore progresso: l’immortalità. Ma attenzione, una mente deve essere in
grado di progredire nel tempo e per vivere indefinitamente deve evolversi, in
tutte le sue dimensioni, altrimenti si trasforma in un disco rotto. L’uomo si
rivelerebbe a se stesso e dovrebbe compiere un percorso interiore per
accrescere la sua responsabilità morale, secondo il monito di S. Agostino:
«Noli foras ire, in te ipsum redi. In interiore homine habitat veritas» (Non
andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell'uomo che risiede la
verità).
Con forza travolgente, una new wave letteraria italiana, figlia di Internet e
dell’immaginario tecnologico, ci deborda nel reale dove umanità o post-umanità,
la matematica del caos, la fisica quantistica e l’esoterismo trovano un filo
rosso che li unisce. È il connettivismo. Senza frontiere, su web, face book e
blog, sostenuto da transumanisti e neofuturisti, turba i lettori con i loro
racconti post-Singolarità. Giovanni De Matteo ci propone il suo romanzo Sezione
p² (premio Urania 2006): un thriller ambientato a Napoli, dopo la terza guerra
mondiale, in un ipotetico futuro post-Singolarità reso possibile dalla
convergenza tra nano-tecnologie, computazione quantistica, genetica e
intelligenza artificiale. Sulla Terra il progresso ormai fuori controllo ha
esasperato la frammentazione del tessuto sociale.
È di questa frammentazione che dovremo preoccuparci. La causa principale è l’
eccessivo individualismo da cui sarà afflitto l’uomo sintetico. Non siamo molto
distanti da quei giorni. L’individualismo ci colpisce già nel quotidiano
presente: un egoismo sfrenato che farà sorgere tante isole umane, indipendenti
una dall’altra. Allora, più che di Singolarità tecnologica parleremo di
Singolarità ex-umana. Addio alla solidarietà e la parola “insieme” scomparirà
dai nostri vocabolari. «È la solitudine, la sensazione di non appartenere più a
niente», citazione che troviamo in Distruggete le macchine (Player Piano,
1952) di Kurt Vonnegut.
Il giovane scrittore Francesco Verso, Lupo Siderale connettivista, in
Antidoti umani (2008) ci parla di tecnologie e strumenti ideati appositamente
da una cerchia di plutocrati per la vita quotidiana, della fattibilità di
connettere le menti a distanza, del poter penetrare nei sogni per meglio
"educarne" le utenze, di apparati di sicurezza umani olografici, di una serie
impressionante d'innesti per rendere i corpi più attraenti o per correggere
alcuni problemi dell'uomo, come udito, olfatto, gusto e vista.
I futuristi e la metalizzazione del corpo
Fino ad ora abbiamo visto come il corpo, contraddistinto da cambiamenti a
velocità esponenziali, si modificherà. Ma la tecnologia trascura un dettaglio:
il binomio mente-corpo che caratterizza in maniera così intima e ontologica la
specie umana. Una mente con pensieri, emozioni e una spiritualità. L’uomo-
androide post-singolarità, a contatto con i mutamenti così rapidi, vivrà in uno
stato di smarrimento e di angoscia. Perderà progressivamente una caratteristica
tipicamente umana: l’empatia. Nuove malattie psicologiche si affacceranno sul
futuro ed egli si appiattirà alla superficie del mondo, abbracciando di
conseguenza ideologie killer dell’essere trascendente: il materialismo, il
relativismo e il nichilismo. Dobbiamo farne una colpa alla scienza? No, la
scienza è in grado di offrire alcune indicazioni che se correttamente seguite
possono condurre l’uomo all’autoumanizzazione. L'enciclica Veritatis splendor
(1993) esordisce sottolineando che «lo sviluppo della scienza e della tecnica,
splendida testimonianza delle capacità, dell'intelligenza e della tenacia degli
uomini, non dispensa l'umanità dagli interrogativi religiosi ultimi, ma
piuttosto la stimola ad affrontare le lotte più dolorose e decisive, quelle del
cuore e della coscienza morale».
L'immanentismo post-moderno, nel titanico sforzo di sopprimere la
trascendenza, riesce solo a negare l'altro, ossia ogni essere dotato d'identità
e dignità propria: l'uomo, la persona, Dio stesso. Per superare questa crisi e
recuperare la speranza si deve ritornare a riconoscere e rispettare ogni altro.
Riguardo all'uomo, significa il riconoscimento della sua verità, dignità,
libertà e delle sue irriducibili dimensioni ed esigenze spirituali, relazionali
e comunionali. Molto lontano da questo concetto vive il net.futurismo.
Rivoluzionario e carico di energia dirompente, è un movimento d’avanguardia
nato sul web e diffusosi in Italia e in alcuni paesi europei. È nipote del
futurismo sbocciato con Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 con l’esaltazione
della simbiosi tra uomo e macchina. L’aspetto nuovo dei futuristi fu l’
esplicita ribellione e il rifiuto della cultura presente insieme alla volontà
di distruggere ciò che apparteneva al passato. L’uomo meccanico è un tòpos dell’
universo futurista: attraverso la metallizzazione del corpo e l’identificazione
dell’uomo col motore si esprime il bisogno di superare la vecchiaia, il
decadimento fisico e la paura della morte. Nel manifesto tecnico, Marinetti
scriveva: «Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la
conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono
conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi proponiamo la creazione dell’
uomo meccanico dalle parti combinabili».
L'immortalità come tomba dell'anima
Roberto Guerra, nel suo libro Moana Lisa Cyberpunk ce lo dimostra. Entra
nella nostra testa con un linguaggio innovativo come un esperimento verbale. Il
tema è una provocazione: proiettare una Moana Pozzi sintetica nell’universo
siderale e mischiare erotismo, pornografia alla fantascienza è un cambiamento
“schizo-materialistico” a dosi da cavallo, tanto da far diventare scandalosa l’
immaginazione del futuro. L’uomo, dopo aver provato anche il più remoto dei
vizi e l’ebbrezza dell’individualismo che, in un primo momento ha esaltato la
sua superbia, ora si rintana in una dimensione solitaria. L’immortalità tanto
agognata è diventata la tomba dell’anima. L’ultimo uomo, il racconto del neo-
futurista Maurizio Ganzaroli che ha partecipato all'antologia ferrarese
"Schegge d’utopia", è ambientato in una Terra desolata, post-Singolarità, dove
l’intelligenza artificiale, rimasta sola, esprime l’ultimo desiderio: «Nessuno
può sentirmi, nessuno è rimasto vivo su questo pianeta, nessuno tranne me…
Perché Dio non mi fa semplicemente morire? Morire ah, come se non ci avessi
provato! E nemmeno una volta sola! Ma è stato inutile…».
Il tema del racconto era stato già proposto da James White, uno scrittore
britannico che ci presenta Vita con gli automi (Second Ending, 1962): Ross si
sveglia dal sonno criogenico, egli è l'ultimo essere vivente rimasto sulla
Terra, un pianeta sterilizzato da una guerra terrificante, che ha provocato
l'estinzione di tutti gli organismi, dagli uomini sino ai batteri. Ross non è
l'unico senziente del pianeta, egli è stato risvegliato dal sonno da un robot,
l'infermiera 5B che cerca di seguire sino in fondo il proprio compito: servire
gli esseri umani. Ma che speranza può esserci se la razza umana è ridotta a un
unico esemplare, su un pianeta ricoperto di cenere?
E alla Non-Fine, quando la Singolarità avrà cambiato la nostra vita,
assecondando i nostri desideri più irrequieti di un’integrazione uomo-macchina,
quando avremo artefatto irrimediabilmente il nostro DNA, spegnendo la voce
della coscienza che ci autoregola nel discernimento del bene e del male, quando
avremo ottenuto in questa vita l’immortalità e ucciso Dio, creando intelligenze
artificiali che si sostituiscono a Lui: allora, rinchiusi vivi in una tomba di
metallo, invocheremo il Suo nome e urleremo al cielo, per essere liberati dal
sarcofago che ci avvolge: “Io ho visto cose che voi umani non potreste
immaginarvi… E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella
pioggia. È tempo di morire…” (dal film Blade Runner).




blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl