il ritorno degli (anti)corpi

20/lug/2012 19.15.01 Maurizio Ganzaroli Contatta l'autore

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Prima la tradizione e la politica, poi l'economia (e i tecnici). Sessanta
intellettuali a dibattito in un monastero
Gianluca Montinaro- Mar, 17/07/2012
da Acquasanta Terme (Ascoli Piceno)Sarà stato per il luogo, il millenario
monastero camaldolese di Valledacqua, sperso sugli Appennini piceni. Sarà stato
per l'atmosfera, a metà fra la concentrazione della clausura e l'attesa del
conclave. Ma non sono mancati i buoni propositi e gli entusiasmi fra coloro che
domenica hanno raccolto l'invito di Renato Besana e Marcello Veneziani a
«tornare a Itaca».

Un richiamo a un «rientro in patria» diretto a tutti gli intellettuali di
centro-destra (ma per lo più ultimi epigoni di area Msi-An) che si ritengono
apolidi della politica e vittime della frantumazione del progetto del Pdl.
Sessanta fra pensatori e giornalisti (fra cui molti nomi noti nel panorama
culturale, come Gennaro Sangiuliano, Adolfo Morganti, Sandro Giovannini, Fabio
Torriero, oltre alle adesioni di Pietrangelo Buttafuoco e Gianfranco de
Turris), partendo dall'assunto di conclusione di un ciclo ventennale che ha
visto il dibattito nazionale avvitarsi fra berlusconiani e antiberlusconiani,
si sono confrontati sui modi da adottare per affrontare la sfida del futuro.
Alla ricerca di un'area di rappresentanza comune che riunisca precedenti
esperienze ora disperse.Gli autoconvocati di Valledacqua hanno individuato nel
ristabilimento della supremazia della politica sull'economia e sui tecnici (il
presidente Monti a più riprese è stato indicato come «rappresentante di un
governo d'occupazione») ma anche nella sua salvaguardia dai politicanti («causa
della disaffezione dei cittadini dalla vita civile») i cardini di ogni
possibile iniziativa futura. Già perché il lavoro avviato a Valledacqua non
vuole limitarsi a essere un'esperienza culturale ma un'officina prepolitica ove
costruire una proposta «alternativa - come detto da Renato Besana - alla
sovietizzazione dell'economia mondialista». Con poca nostalgia verso il
passato, ma ancora con tratti «volutamente semiclandestini», i naviganti verso
Itaca si definiscono «maieuti», pronti a confrontarsi coi politici attraverso
la costituzione di un movimento. Ma senza compromessi, anzi riaffermando i
principi patrimonio della destra italiana: il valore dell'identità greco-romano-
cristiana della nostra civiltà e il patriottismo della tradizione più che della
Costituzione del 1948.Non tutti fra i presenti però si sono trovati d'accordo.
Pasquale Squitieri, infastidito da un intervento circa la necessità di proporre
in politica volti nuovi, lascia la sala. E non tutti hanno risposto
all'appello. Si è sfilato, fra gli altri, anche Franco Cardini, con una
struggente riflessione che mescola Itaca a Troia, la vittoria di Lepanto alla
sconfitta dell'Invicibile Armada, Ulisse («l'eroe fraudolento») a Ettore
(«nobile domatore di cavalli»), in nome di un passato ideale che non può più
tornare e di un futuro da costruire partendo da esperienze del tutto personali.
Ma l'impolitica disillusione dell'illustre medievista non sembra contagiare gli
intellettuali di Valledacqua che si affacciano all'agone. Resta ora da
verificare in che modo questo progetto si misurerà con le emergenze materiali
dell'Italia e degli Italiani, senza naufragare fra concetti e richiami mitico-
storici. Come rimane tutta da costruire una piattaforma che possa tenere
insieme un mondo così composito e, per sua intrinseca natura, tendente al
particolarismo e all'autoreferenzialità. Un progetto che possa riconquistare
una fetta degli astensionisti e fornire nuove motivazioni ai giovani. Ma su
tutto si staglia l'ombra del Cavaliere che si sta riaffacciando sulla scena. E
gli intellettuali di Valledacqua non potranno non tenerne conto.

IL GIORNALE
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/pensiero-destra-ricerca-nuova-casa.html


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