Teramo :Galleria Piziarte (PERICLE FAZZINI)

12/giu/2006 07.25.00 PiziArte Contatta l'autore

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PERICLE FAZZINI


Ragazza con flauto (bassorilievo in bronzo - multiplo)



Presso la Galleria Piziarte diretta da Manuela e Patrizia Cucinella.

Su richiesta si trasmette immagine dell'opera (via e mail).

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PERICLE FAZZINI
Grottammare (Ascoli Piceno) 1913 - Roma 1987
scultore

Nasce a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, il 4 maggio 1913 da
Vittorio e Maria .Giovanissimo, inizia a lavorare nella falegnameria di
famiglia, accanto ai numerosi fratelli, apprendendo a intagliare il legno e
dedicandosi alla scultura nei momenti liberi. Intorno al 1929 il poeta Mario
Rivosecchi, compaesano di Pericle eamico di famiglia, convince il padre a
assecondarne il precoce talento, inviandolo a studiare a Roma.
Fazzini si trasferisce a Roma nel 1930, iniziando a frequentare i corsi
della scuola libera del nudo e a osservare la scultura barocca.Tra i suoi
primi amici troviamo il pittore Alberto Ziveri, con il quale divide i primi
studi e alcune esperienze iniziali (da notare la partecipazione alla IV
Triennale di Monza, 1930, dove i due collaborarono con l'architetto
razionalista Luigi Moretti alla realizzazione della Casa del poeta). Nel
1931 Fazzini vince il concorso per un monumento al Cardinale Dusmet (mai
realizzato, il bozzetto è a Catania, Palazzo degli Archivi). I suoi
interessi si estendono alla scultura moderna: negli appunti si trovano
tracce di una giovanile ammirazione per Rodin, Bourdelle e Maillol. Nel 1932
con il bassorilievo Uscita dall'arca vince il concorso per il Pensionato
artistico nazionale, che garantiva per due anni un discreto mensile e l'uso
di uno studio sul Campidoglio. E' l'inizio di un periodo di lavoro molto
intenso i cui primi frutti appaiono nel gennaio 1933 in una mostra presso la
galleria di Dario Sabatello, tenuta insieme ad Alberto Ziveri e a Giuseppe
Grassi. L'esposizione ha un notevole successo di critica: viene paragonata
per il suo impatto sull'ambiente romano a quella di Mafai e Scipione
tenutasi tre anni prima alla Galleria di Roma ed ottiene recensioni
favorevoli da parte di Piero Scarpa, Corrado Cagli, Alberto Neppi, Dario
Sabatello. In febbraio Fazzini espone nuovamente al Circolo delle Arti,
ottenendo nuovi riscontri di critica da parte di Cipriano Efisio Oppo e
Giuseppe Pensabene. Si ampliano le sue amicizie nell'ambiente romano: per il
tramite di Giuseppe Ungaretti conosce Marguerite Caetani, principessa di
Bassiano e animatrice della rivista "Commerce", che nel 1934 lo invita a
partecipare ad una collettiva a Parigi (insieme a E.Vuillard, P-Bonnard, D.
deSegonzac, A.Masson, C.Cagli).Una delle tre sculture in legno inviate (il
Ritratto di Anita) viene acquistata dal Musée Jeu de Paume. Questo periodo
di successi culmina nel 1935 con la partecipazione alla II Quadriennale
d'Arte Nazionale: i due altorilievi Danza e Tempesta suscitano una notevole
emozione e ottengono un premio di 10.000 lire. Nonostante il talento
dell'artista si esprima in queste opere con la massima libertà di mezzi, la
loro energia convince anche critici di orientamento tradizionalista come
Margherita Sarfatti e Emilio Cecchi: "Fazzini- scrive quest'ultimo - debutta
come il diciassettenne Michelangelo della zuffa dei centauri, ma sopra
superfici dieci volte tanto"(in "Circoli", Roma, 1935, III). Dopo la
partecipazione alla mostra Art Italien des XIX et XX siècles (Parigi, Jeu de
Paume) e ai Littoriali dell'arte Fazzini riceve l'invito a partecipare alla
Biennale di Venezia, ma inaspettatamente il Pensionato Artistico decide di
non rinnovargli la borsa di studio, mettendolo così di fronte a serie
difficoltà economiche.
1935- 1943 "Momenti di solitudine"

Gli anni tra il 1935 il 1938 sono piuttosto difficili. Con il denaro del
premio vinto alla quadriennale lo scultore prende in affitto lo studio di
via Margutta dove lavora per il resto della sua vita. Si isola dall'ambiente
artistico romano, realizzando in solitudine alcuni dei suoi massimi
capolavori, come il Ritratto di Ungaretti e la Danzatrice e partecipando
alle esposizioni pubbliche con opere di minore impegno, talora legate al
temi della propaganda al regime. Nel 1938 pone tuttavia fine al suo
isolamento partecipando alla Biennale di Venezia con un gruppo di sculture
che lo afferma ai massimi livelli della ricerca europea: oltre al Ritratto
di Ungaretti ne fanno parte i cosidetti Momenti di solitudine, due figure in
legno rappresentanti un Giovane che ascolta e un Giovane che declama,
realizzati con una insolita politezza formale. Esse costituiscono il punto
di arrivo di una ricerca tenacemente perseguita per tutto il corso degli
anni Trenta sulla falsariga della scultura greca: dall'arcaismo delle prime
espressioni (si veda il Ritratto di Anita n.2, dipinto in legno come gli
antichi xoana) fino alla compiutezza classica di Fidia e oltre, all'eleganza
proporzionale di Lisippo e alla libertà compositiva e dinamica
dell'ellenismo. Un confronto compiuto da Fazzini senza il minimo senso di
inferiorità e senza scendere mai nella citazione, ma viceversa con un
massimo di originalità . Nel 1939 , in occasione della II Quadriennale,
questo confronto si estende ad altri modelli: il Passaggio del Mareb,
bassorilievo raffigurante un momento della guerra di Etiopia non può non
ricordare le superfici tormentate e il senso di dramma storico delle colonne
onorarie romane, in un momento in cui gli artisti erano chiamati a
confrontarsi con una situazione politica sempre più aspra . E' il momento di
"Corrente", la rivista fondata a Milano per raccogliere le energie e i
dissensi della giovane arte italiana. Fazzini, con altri artisti romani
partecipa alla seconda mostra proposta dal movimento, nel dicembre 1939 alla
Galleria Grande di Milano. Nel gennaio 1 940, sempre sulla via di un ancora
incerto e nascente "realismo" prende parte con R. Guttuso, V. Guzzi, L.
Montanarini , O. Tamburi, A.Ziveriad una importante collettiva alla Galleria
di Roma. Nel giugno 1940 sposa Anita Buy, la scrittrice a cui era da tempo
legato, poco dopo parte per il servizio militare, raggiungendo dapprima
Padova , poi Zara.
Nel 1941-42 durante il soggiorno nella cittadina dalmata ha modo di
continuare a lavorare: molti disegni vengono inviati alle riviste "Primato",
"Documento", "Domus", lo scrittore Curzio Malaparte gli acquista il rilievo
Danza per collocarlo nella celebre villa di Capri, ma soprattutto, Fazzini
da' il via a una produzione che si rivelerà molto fruttuosa negli anni a
venire, quella dei "bronzetti", realizzati con l'antica tecnica della "cera
perduta". L'ultimo periodo del servizio militare lo trascorre a Viterbo,
aggregato al corpo dei paracadutisti. Congedato 1'8 settembre del 1943 fa
ritorno a Roma., dedicandosi ad una importante scultura appena iniziata allo
scoppio della guerra: il Ragazzo con i gabbiani. Realizzata in legno con
tracce di colore, essa raffigura un giovane intento a raccogliere conchiglie
sulla riva del mare, con alcuni gabbiani che gli volano intorno, un tema
difficilissimo da rendere in scultura, in cui la figura umana appare come il
mezzo per evocare la luce dell'estate, l'aria e il volo, il rumore del mare.
Pensando a sculture come questa Ungaretti definì Fazzini "lo scultore del
vento", per la sua capacità di suggerire e rappresentare gli aspetti più
eterei e lirici della natura.

Il dopoguerra

"Nel dopoguerra - ricorda Fazzini - iniziò per me un nuovo periodo creativo.
Ripresi il discorso interrotto con la Figura che cammina, in cui avevo
tentato di realizzare una scultura assoluta, sublimazione della figura umana
al di là della suasessualità. Terminai le sculture interrotte durante la
guerra e poi mi dedicai alla creazione di nuove forme: il punto di arrivo
delle mie ricerche sono la Sibilla e il Profeta, due simboli dell'uomo nel
suo rapporto mistico e ascetico con l'universo, due figure che nel loro
spazio riassumono l'ansia e la promessa di un nuovo "regno dello spirito"
(cfr. Fazzini, catal., Roma I984, p.82). Prima ancora delle due sculture
ricordate dall'artista, vide la luce il fucilato, una delle più intense
espressioni figurative del dramma bellico appena concluso e una delle prime
creazioni fazziniane in cui emerge un sentimento religioso del dolore e
della sofferenza umana, un tema sul quale l'artista tornerà con frequenza
dando sfogo ad un lato pessimista, amaro e lucido del suo carattere . Nel
1946 Fazzini espone alla Galleria del Secolo di Roma accanto a A. Corpora,
R. Guttuso, S.Monachesi, G.Turcato, con opere realizzate dieci anni prima: è
il segno di un volontario ricongiungimento a quelle esperienze nel segno
della sintesi formale con cui aveva iniziato il suo cammino. Allo stesso
modo va intesa la vittoria al Premio Torino del 1947 con una scultura del
1939, Anita in piedi, e infine la partecipazione alla prima "mostra del
fronte nuovo delle arti" (giugno I947, Milano, Galleria della Spiga) accanto
a quegli artisti (Leoncillo, N. Franchina, A. Corpora , E. Vedova, R.
Guttuso ecc.) che allora proponevano una ricerca linguistica basata sulla
sintassi cubista (o neocubista) come tentativo di riallacciare i fili con la
cultura europea.
Fazzini, ben preparato a queste ricerche fin dalla sua giovanile adesione al
clima del razionalismo architettonico e da una innata propensione alla
sintesi della forma, ne trasse utili insegnamenti giungendo con la Sibilla
(vincitrice nel I949 del Premio Saint Vincent) e con il Profeta a esiti di
alta qualità. Nel 1950-51 riprende il rapporto con l'architettura
realizzando grandi figure di angeli per la cappella di Santa Francesca
Cabrini (Roma , S.Eugenio), nell'aprile del 1951 la Fondazione Premi Roma
ospita una vasta antologica, introdotta in catalogo dagli scritti degli
amici R.Lucchese e G.Ungaretti. Lo stesso anno l'Accademia di San Luca gli
conferisce il Premio Einaudi.

Successi internazionali

Nel 1952 tiene una personale alla Alexander Jolas Gallery di New York,
inaugurando un periodo di attività in campo internazionale. Lo stesso anno
l'editore De Luca pubblica la prima monografia, a cura di R.Lucchese.
Nel 1954 partecipa alla Biennale di Venezia con una personale che gli vale
il primo premio per la scultura. L'anno dopo ottiene la cattedra di scultura
all'Accademia di Firenze: vi insegnerà per quattro anni, pur continuando a
risiedere a Roma. Successivamente insegnerà nell'Accademia di Belle Arti di
Roma (1958-1980). Del 1956-57 è uno dei progetti più arditi: quello per un
monumento alle vittime di Auschwitz (non realizzato): "Doveva essere una
grande superficie orizzontale di sessanta metri di lato, come una piazza
concava, scavata da sentieri che passavano in mezzo alle figure dei morti .E
la gente camminando verso il centro si trovava a poco a poco sempre più in
basso, fino ad avere le teste scolpite all'altezza degli occhi " (
cfr.Fazzini, cit., p.88). Negli anni seguenti si fa sempre più importante
l'impegno in opere a carattere monumentale: nel 1959-60 esegue il portale in
bronzo della chiesa di S.Giovanni Battista sull'Autostrada del Sole (presso
la stazione di Firenze nord) con scene raffiguranti Il Passaggio del Mar
Rosso e L'arrivo dei Re magi. Tra il 1961 e il 1965 si dedica alla Fontana
per il Palazzo dell'ENI a Roma EUR, immaginando di "proiettare all'esterno
il sottosuolo, isolandone un frammento in maniera tale che si abbia la
sensazione delle profonde stratificazioni della terra sino alle viscere da
cui viene estratto il petrolio" (cfr.Fazzini, cit., p.88). Del 1964-65 è il
Monumento alla Resistenza in Ancona e dello stesso periodo il bozzetto per
un mai realizzato Monumento a Kennedy: doveva essere una grande stele (30
metri di altezza) con tagli e fenditure nel senso della lunghezza che
scoprivano, in controluce, il profilo di Kennedy (una prova in dimensione
ridotte, successivamente intitolata Metamorfosi e fusa in bronzo, venne
donata anni più tardi alla sua città natale). Nel 1965-66 conclude il suo
lavoro per il Palazzo della Federconsorzi a Roma: nel 1955 aveva compiuto
sulla facciata un lungo fregio (52 metri per l, l5 di altezza) dal titolo I
campi, nel 1965-66 realizza all'interno del palazzo un altorilievo in legno
dal titolo Il solco, un campo arato tra due file di olivi contorti in cui,
rievocando il paesaggio marchigiano, Fazzini ritrovò la straordinaria
energia dei suoi rilievi giovanili. Mentre in Italia si moltiplicano le
commissioni per imprese pubbliche, crebbe l'interesse all'estero: nel 1961
tiene una personale a Darmstadt, nel 1962 alla Kunsthalle di Dusseldorf. Nel
1963 in Giappone appare una nuova monografia, contribuendo alla crescente
notorietà dell'artista in questo paese, particolarmente interessato alla
scultura italiana (vi esporrà in mostre personali e collettive nel 1970,
'71, '72, '73). Da un punto di vista stilistico gli anni Sessanta sono
ricchi di esperimenti: proseguendo la sua ricerca di astrazione dalle forme
naturali Fazzini realizza per la Quadriennale del 1965 la Conchiglia, una
grande scultura mobile in bronzo.Per il porto di San Benedetto del Tronto
progetta il Monumento al marinaio (non realizzato), una grande forma bianca
ispirata ai movimenti del mare, al vento e al volo dei gabbiani, che doveva
innalzarsi per 26 metri di altezza e muoversi alle correnti d'aria.

La Resurrezione

Nel 1970 inizia l'avventura della Resurrezione, la grande scultura per la
Sala delle Udienze in Vaticano, che per la sua portata storica può essere
considerata come il punto di approdo di tutta la sua ricerca. E' facile
trovarvi riassunti i grandi amori di Fazzini, il "senso fisico di pelle
sulle costole" che nel 1930 lo aveva avvicinato al barocco e a Rodin, il
sentimento mistico della natura, che lo spinge a reinventare le forme di
alberi e nuvole aperti a ventaglio intorno al Cristo.Infine il "mestiere"
che gli permette anche in questo caso di adattare soluzioni tecniche nuove e
avanzate (il punto di partenza della fusione era un prototipo a grandezza
naturale realizzato in una sorta di polistirolo con l'aiuto di chiavi
elettriche incandescenti). La genesi della scultura è piuttosto lunga: i
primi contatti con il Vaticano si ebbero nel 1965, ma la decisione finale
arriva solo nel 1972, grazie all'intervento personale di Paolo VI . I1
lavoro e la successiva fusione richiesero quasi sette anni, fino
all'inaugurazione che avviene il 28 settembre 1977. L'episodio evangelico è
ripensato da Fazzini come una grande esplosione che sconvolge l'orto di
Getsemani. Cristo emerge da una composizione di elementi naturali, in basso
roccia, radici, rami contorti di ulivo, più in alto nuvole e infine un'ampia
corona di saette. Durante le ultime fasi di lavorazione (nell'agosto del
1975) l'artista, provato dalla grande fatica, viene colpito da trombosi. La
ripresa avviene lentamente e i suoi ultimi anni trascorrono in relativa
tranquillità, tra lo studio di via Margutta e la casa costruita a
Grottammare presso un bosco di querce secolari. Fazzini si dedica
soprattutto ai bronzetti, all'incisione e anche a raccogliere i molti
scritti e appunti.
Due grandi antologiche ripropongono al pubblico la sua lunga carriera: la
prima ad Avezzano nel I983, la seconda, nel dicembre 1984 alla Galleria
Nazionale d'Arte Moderna, ancora una volta accanto ad Alberto Ziveri. Tra le
fonti di ispirazione principali negli ultimi anni ritroviamo gli spazi
aperti dell'Adriatico, suggeriti ora in una serie di pastelli che aggiungono
alla ricerca formale la suggestione del colore, in una estrema sintesi
figurativa .
Muore a Roma il 4 dicembre 1987. In uno dei suoi ultimi appunti si legge:
"La morte e la vita sono la medesima cosa, fanno parte dell'infinito mistero
in cui gli uomini e i piccoli invisibili insetti hanno lo stesso peso, in un
sempre più misterioso universo che non si logora mai".

Bibliografia essenziale

G.Ungaretti, R. Lucchese, Pericle Fazzini (catalogo della mostra all' Ente
Premi Roma) Roma 1951; R.Lucchese, Pericle Fazzini, Roma 1952 (con
bibliografia precedente, antologia della critica e Appunti dell'artista);
D.Durbè, M.Fagiolo dell'Arco, V.Rivosecchi, Fazzini (catalogo della mostra
alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna), Roma 1984 (con bibliografia
precedente); Catalogo Fazzini, a cura di G. De Feo, J. Teshigawara, V.
Rivosecchi, Tokio 1990; Catalogo Fazzini, a cura di A . Masi, Napoli 1992;
Catalogo Fazzini e Grottammare, a cura di V. Rivosecchi, Grottammare 1996.

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