MAURO STACCIOLI ( Galleria Piziarte - Teramo)

12/giu/2006 16.04.00 PiziArte Contatta l'autore

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MAURO STACCIOLI presso Piziarte                                         

意大利piziarte画廊



-3 disegni : matita su carta (studi relativi al grande arco rovesciato
realizzato davanti allo Stadio Olimpico di Seoul nel 1988).

-Grafiche seriali (p.d'a. ritoccate a matita).

http://www.piziarte.net/staccioli.htm

Piziarte a.c.
diretta da Manuela e Patrizia Cucinella
Via Sardegna 3
64018 Tortoreto Lido (TE)

339/4935925

info@piziarte.net  

http://www.piziarte.net


Cenni biografici:

Mauro Staccioli (1937) matura l’idea di una scultura di relazione con lo
spazio alla fine degli anni Sessanta. Il lavoro di Staccioli si è sempre
contraddistinto per la stretta correlazione con il luogo-spazio in cui e per
cui ogni singolo intervento si realizza: da Volterra (Sculture in città,
1972), al Castello di Vigevano (Lettura di un ambiente, 1977), passando
attraverso il confronto serrato con gli spazi chiusi di alcune gallerie
milanesi. Nel 1978, alla Biennale di Venezia, costruisce un “muro” quadrato
a sbarramento visuale dei Giardini. Nel 1982, interviene nel parco di Villa
Celle a Santomato di Pistoia. Dopo la prima mostra negli Stati Uniti
(University Gallery, Amherst, Massachusetts, 1984), dal 1987 realizza le
sculture per la Djerassi Foundation di Woodside (California). Seguono i
grandi archi rovesciati: all’interno della Rotonda della Besana a Milano
(1987); all’esterno del Museo Luigi Pecci a Prato (1988); o quello davanti
allo Stadio Olimpico di Seul (1988), che segna l’inizio di una serie di
opere realizzate in Corea. Degli anni Novanta, ricordiamo gli anelli
(Principato di Andorra, 1991; Monaco di Baviera, 1996), i tondi (Bergamo,
1992; Santa Sofia, 1993; San Giovanni Valdarno, 1996), le due grandi
sculture per il Museo di San Diego (1996), il triangolo della Fondation
Européenne pour la Sculpture (1996) ed Equilibrio sospeso (1998), entrambi a
Bruxelles. Nel 2002 interviene nel Museo di Mönchengladbach (Germania) e a
Pesaro, con un’istallazione all’ingresso della città. Seguono lo
“spregiudicato” intervento per il Lapiz Building di San Diego (2003) dove un
trave di acciaio inox attraversa la facciata dell’edificio, l’arco rampante
realizzato per gli spazi della galleria Fioretto a Padova e le tre forme
semicircolari in ferro e muratura sulle colline umbre di Brufa (2004), che
si raccolgono intorno a un ulivo, perno dell’intera composizione.
Successivamente realizza all’interno di collezioni private in Belgio:
L’Ellisse, il Triangolo a lati curvi (2004) ed il Carré (2005), forme nuove
per nuovi equilibri sospesi. Mauro Staccioli è attualmente impegnato nella
riprogettazione di una Rotatoria per il Comune di San Casciano in Val di
Pesa, accanto a numerose altre attività, sempre più internazionali, a
Taiwan, Puerto Rico, Corea, Egitto, USA.


Nota di lavoro di Mauro Staccioli pubblicata sul Trimestrale del Sindacato
Nazionale Artisti CGIL "Arti Visive" n° 2-3(Aprile-Settembre 1988).

UNA SCULTURA PER IL PARCO OLIMPICO DI SEOUL (LUGLIO,AGOSTO-OTTOBRE,NOVEMBRE
1987 E MAGGIO 1988).

Mi muovo per il Parco Olimpico ormai stanco del caldo umido,della fatica del
primo progetto,accantonato per motivi estranei alla sua qualità estetica.ai
problemi tecnici,stanco dei rinvii,delle snervanti attese,tutto mi risulta
estraneo. Ho lavorato alcune settimane e come mi accade sempre,nel luogo
assegnatomi,fra l'acqua del laghetto e il pendio del parco,ho fatto il mio
"nido".Andando su e giù per tendere le corde,fissare assi,fare
fotografie,correggere,aggiustare la forma centimetro per centimetro mi
"impossesso" del luogo,dei suoi connotati morfologici,formali,visivi.

.....Ora di nuovo,ricomincio,mi guardo intorno,cerco alberi,direzioni di
percorrenza,punti di lettura visivi,scatto fotografie.Passo alcuni
giorni,una settimana,mi convinco che devo ribaltare la
situazione,individuare un luogo completamente diverso dal primo se voglio
ritrovare l'energia adatta,la rabbia necessaria per dire una cosa.

Accetto una sfida,una autosfida.

La zona del Parco dove ci sono i palazzi delle diverse discipline sportive
indoor è nuova,anche fredda di tecnologia ingegneristica,di cantiere di
attività.Gli spazi sono vuoti.Tra questi il più ampio,il più vuoto è il
piazzale centrale dove si conclude il grande viale di collegamento tra il
villaggio Olimpico e la città.

Incomincio a muovermi avanti e indietro,intorno...sotto il sole umido che
stordisce,sull'ampio lastricato di cemento.Heran,la mia deliziosa interprete
e assistente,gentile,paziente,risulta ancora più minuta;si sposta tenendo
assi di misurazione allo scopo di ottenere nelle foto riferimenti sicuri che
serviranno per studiare la scultura.Io mi comporto come il mio cane quando
lo portavo in campagna.continuo a girare intorno per trovare il punto giusto
dove fare la mia..."cuccia".

Verticale,orizzontale,alto,basso,lungo,corto,dritto,curvo? Allargo le
braccia :ho vinto!Ho trovato la soluzione.Mi viene in mente mia figlia
Giulia,la sua fatica di ginnasta,sempre in equilibrio fra perfezione
dell'esecuzione e desiderio creativo,bisogno di risultato.Mi vengono in
mente gli atleti sul podio con le braccia alzate e la loro esultanza.

La forma si apre,accoglie lo spazio,descrive il suo senso disponendosi in un
movimento sospeso e la memoria ritrova frammenti di cose viste,esperienze
vissute; il simbolo olimpico coreano col suo movimento ascensionale;un
lavoro da poco realizzato in una chiesa di Milano:la selva di archi,la
cupola,non sono una metafora formale del cielo?

Ho risolto l'idea segno,il suo senso fisico,tattile;ho indovinato le
relazioni con la rotondità degli edifici e la vastità del campo;il resto è
lavoro di limatura,affinamento,calibratura di dimensioni,scelta di
materiali,calcolo visivo,riflessione sui rapporti volumetrici e spaziali del
luogo.Il resto è anche battaglia lunga,ore,giorni,mesi,per vincere la guerra
della realizzazione della scultura nel modo migliore,per rendere tangibile
l'idea,il suo senso significativo...e scopro una Korea senza Ginseng.


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