Mostra di Paolo Avanzi e Stefano Momenté

Avanzi parte da foto preesistenti scattate da lui o tratte da riviste, giornali o manifesti; le rielabora a computer e, dopo averle stampate, le lavora ulteriormente con la pittura; Momentè collaziona scampoli figurativi tratti da differenti contesti, e associandoli, unendoli, li sposa in un matrimonio che è concettuale e al contempo discorsivo.

29/ott/2006 17.30.00 Paolo Avanzi Contatta l'autore

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Mostra di Paolo Avanzi e Stefano Momenté

presso Spazio 1 (Circolo B. Brecht) - P.za S. Giuseppe, 10 Milano

Dal 7 al 18 Novembre 2006

Apertura martedì, giovedì e sabato dalle 17.00 alle 19.00

www.bertoltbrecht.it
Tel/fax. 02 6425119

TESTO DI PRESENTAZIONE
Se in principio era il Verbo, poi è arrivata l’immagine. E con l’immagine Avanzi e Momentè lavorano, ottenendo risultati diametralmente opposti. Moltiplicando l’immagine per sé stessa, Paolo Avanzi arriva a nasconderla, a celarla; celandola, nascondendola, Stefano Momentè la rende vicina, tangibile. Avanzi parte da foto preesistenti scattate da lui o tratte da riviste, giornali o manifesti; le rielabora a computer e, dopo averle stampate, le lavora ulteriormente con la pittura; Momentè collaziona scampoli figurativi tratti da differenti contesti, e associandoli, unendoli, li sposa in un matrimonio che è concettuale e al contempo discorsivo. Il suo citazionismo spazia dalla Nike di Samotracia alla faccia di Warhol, passando per gli sguardi anonimi dei guerriglieri afgani, i corpi delle modelle, il ritratto del Che. Il colore come una patina sta attorno alle icone, e le rivela come una finestra aperta rivela i gesti di una casa; il segno incornicia, sottolinea, e il legame - logico o illogico, emozionale o compositivo – tra immagini differenti diventa narrazione. Avanzi anziché narrare evoca, sfocando i contorni delle figure come fossero viste attraverso vetri coperti di pioggia. L’immagine così perde definizione, si lascia sottrarre, insieme alla fisicità, anche i riferimenti alla realtà oggettuale. Da quotidiana diventa astratta e al di fuori del tempo. L’immagine di Momentè, al contrario, dal tempo in cui l’ha confinata la storia rientra nella quotidianità. In entrambi i casi l’iconofagia contemporanea si incanala in un nuovo e altro senso, e la raffigurazione – metabolizzata, interiorizzata – si eleva oltre i propri limiti, oltre il proprio perimetro, non solo visivo ma anche semantico.
Cinzia Bollino Bossi







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