Lorenzo Lotto e le Marche.

07/nov/2006 15.00.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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LORENZO LOTTO E LE MARCHE: UN LEGAME CHE DURA DA 450 ANNI.
 
Iniziano nel mese di aprile 2007 nelle Marche le celebrazioni per l’anniversario della morte del pittore veneziano.
 
“ …mi è forza andar a far alcune opere in la Marca…” sono parole vergate da Lorenzo Lotto nel suo diario o “Libro di spese diverse”. Il pittore, nato a Venezia intorno al 1480, aveva seguito inizialmente, secondo le informazioni fornite dal Vasari nelle sue “Vite”, lo stile del Bellini, per poi passare alla maniera del Giorgine. In gioventù aveva vissuto a Treviso e a Venezia, ma nell’ottobre 1506 è documentata la sua presenza a Recanati: torna a Treviso solo nel 1532 e a Venezia nel 1525 in cerca di affermazione, consapevole di una maturità artistica acquisita a Bergamo. Anche il Vasari cita il grandioso polittico commissionato al Lotto per l’altar maggiore di S.Domenico a Recanati, “tavola partita in sei quadri”, sintesi visiva di tutto un percorso di formazione giovanile dell’artista. Nel 1508 Lotto è a Roma per dipingere le stanze del Pellegrino per la confraternita dei Nobili. Nel polittico di S.Domenico (1508), oggi conservatonella Pinacoteca di Recanati (MC), rappresenta l’ordine domenicano nella sua pienezza di virtù e martirio con i suoi santi più significativi vicino ai patroni di Recanati, Vito e Flaviano. Forte è la valenza localistica dell’opera, dovuta alla decisione di papa Giulio II nel 1507 di togliere a Recanati la giurisdizione sul Santuario di Loreto. L’artista si è fatto interprete  e portavoce della preoccupazione della comunità recanatese per un atto dalle nefaste conseguenze. Sempre nella pinacoteca di Recanati, i cui palazzi storici rievocano la vita del poeta Giacomo Leopardi e del cantante lirico Beniamino Gigli, sono conservate molte altre opere lottesche, come la “Trasfigurazione” (1512), dipinta durante il periodo romano per la confraternita dell’antica chiesa di S.Maria in Castelnuovo di Recanati. Vi si notano stilemi raffaelleschi, tuttavia il pittore ricerca una nuova identità linguistica: la composizione ignora l’armonia e la prospettiva, in un impeto patetico sconvolgente. Il piccolo dipinto del “S.Giacomo Pellegrino” (1512) rappresenta un viandante triste e stanco, che volge lo sguardo ad un paese lontano, dall’aspetto quasi nordico, quasi fosse una metafora del pittore che tornerà da Roma nelle Marche. L'affresco “S.Vincenzo Ferrer in gloria” (1513) nella chiesa di S.Domenico a Recanati, ha subito dei tagli nel ‘700 ed è coerente con alcuni modelli di Raffaello. La Pala della “Trasfigurazione” appartiene al periodo romano (1512) e risente di influssi raffaelleschi e di inquietudini manieristiche. L’opera è densa di significati teologici: miracolo (Cristo) e stpria (uomini in basso) si combinano insieme. Lotto, dopo l’esperienza romana, ha cambiato stile e cerca una nuova identità linguistica. Il volto di Cristo è simile a quello eseguito da Raffaello nelle stanze di Giulio II. Altra opera a Recanati è l’”Annunciazione” datata verso la fine degli anni ’20 del 1500. L’angelo ha consistenza corporea di cui si accorge il gatto, unico testimone dell’evento che avviene in un ambiente domestico molto ordinato. Maria, quasi impaurita, si volge verso lo spettatore, sa di non poter sottrarsi alla volontà del Padre che irrompe da una nuvola. Un’altra opera citata dal Vasari nel 1568 è la Pala dell’Alabarda, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi
 Stefano, Giovanni, Matteo e Lorenzo. Si trovava nella chiesa di S.Agostino ad Ancona, mentre oggi è nella pinacoteca di Ancona. Non essendo menzionata nel “Libro dei conti”, è forse risalente al 1539. In questa pala il Lotto abbina motivi devozionali ad elementi iconografici simbolici per le vicende di Ancona, altra tappa importante dell'itinerario lottesco. Di origine dorica, la città è come un'acropoli dominata dal Duomo di San Ciriaco, di stile romanico. La Mole Vanvitelliana, la Chiesa del Gesù, l'arco di Traiano sono alcuni dei suoi numerosi monumenti. L'alabarda capovolta e spezzata in mano a Simon Giuda indica la sconfitta del legato apostolico ed il ripristino dell'autonomia del patriziato anconetano nel governo della città. Inoltre si fa riferimento al clima polemico tra riformatori e Chiesa. Altra opera in Ancona è l'"Assunta" (1550), che manifesta un forte zelo controriformista con un contesto umano dai colori cupi e malinconici. Per dipingere il Lotto si trasferì da Venezia proprio nel convento di San Francesco alle Scale di Ancona.
A pochi km. Da Ancona la terza tappa dell’itinerario lottesco è la cittadina di Jesi (AN), dove ebbe i natali nel 1194 Federico II di Svevia. Il Palazzo della Signoria, Palazzo Pianetti, le mura castellane, il teatro Pergolesi, la splendida Pinacoteca Civica sono tra le perle di questa cittadina. Cinque le opere del Lotto che vi si possono ammirare: del 1512 è la Deposizione, che presenta spunti raffaelleschi, ma pure giorgioneschi. Da un lato è un omaggio all’Urbinate, rifacendosi alla Deposizione del 1507 della Galleria Borghese, eseguita secondo i canoni della circolarità, in cui l’equilibrio raffaellesco s’incrina nella maniera di manifestare il dolore individuale dei personaggi, ad es. il gesto urlato di Maria o Nicodemo che morde il sudario di Cristo. Le due tavolette dell’Annunciazione del 1526 facevano parte di un trittico disperso in epoca napoleonica. L’angelo e Maria sono prepotentemente legati alla realtà domestica. Particolare il rosso caldo della veste di Maria, contrapposto al freddo celeste dell’angelo, colori tipici del Lotto, che indicano la natura umana da un lato e sovrannaturale dall’altro. La Madonna delle Rose del 1526 è caratterizzata da una trepidante affettuosità dei personaggi e prelude alla pittura caravaggesca. La Pala di S.Lucia ha avuto una lunga elaborazione ed è stata completata in 9 anni nel 1532. L’invenzione compositiva della pala e della predella richiama la narratività delle tarsie bergamasche del Lotto, ma presenta una più inquieta intensità di sentimento. L’episodio è realizzato con un espressionismo drammatico di tipo nordicizzante. Ultimo dipinto lottesco a Jesi è la Visitazione del 1532, che ha subito puliture marcate. Da notare l’ambientazione in un interno domestico e la presenza delle due sorelle di Maria, Maria Cleofe e Maria Salomé, che sono legate ad una leggenda tardomedievale diffusa in ambito nordico e poco gradita alla Chiesa.
Cingoli, balcone delle Marche per i suoi panorami mozzafiato sulla pianura fino al mare, è la tappa successiva: nella chiesa di S.Domenico è conservata la Madonna del Rosario del 1539, in cui la sacra conversazione è il tema centrale in uno spazio ripreso dal vero. Nella sequenza dei 15 tondi disposti su tre file sono illustrati episodi della vita di Cristo. La pala di Cingoli segna indubbiamente un cambiamento di indirizzo espressivo del Lotto che inaugura una pittura  più intonata, smorzando il cromatismo ed elaborando in mdo personale la tradizione del tonalismo veneziano. Quinta città lottesca è Mogliano (MC), che conserva nel cerchio delle mura castellane l’aspetto medievale con vie, vicoli e piazzette che si inerpicano fino alla Rocca. Da notare il palazzo Forti, sede del Comune. Nella Chiesa Arcipretale di S.Maria si triva la pala dell’Assunta del 1548. La pittura ha perdutio la smagliante cromia degli anni giovanili ed è orientata verso toni smorzati, con l’intenzione di trattare il tema della gloria della Vergine con zelo liturgico. Nello stesso anno il Lotto aveva ricevuto a Venezia una lettera sarcastica dell’Aretino che lo bollava come artista “ superato  nel mestiere del dipingere”. Durante Nobili, suo allievo, ha collocato qui quest’opera. La penultima tappa è Monte S.Giusto (MC) dominata dall’imponente palazzo-fortezza fatto costruire dal vescovo Niccolò Bonafede in forme rinascimentali. Nella chiesa di S.Maria a Telusiano ecco la Crocifissione eseguita in parte a Venezia e completata in loco nel 1531 con il ritratto di Bonafede, il committente, in basso a sinistra. E’ ritenuta unanimemente un capolavoro del Lotto e della pittura  del Rinascimento. E’ una crocifissione affollata dalla forte tensione drammatica, da correlarsi anche al recente sacco di Roma del 1527. I colori squillanti e vivaci della massa di uomini spiccano su un cielo cupo di sapore medievale. Nordico.
“Finalmente, essendo Lorenzo cìvecchio, ed avendo quasi perduta la voce, …. se n’andò alla Madonna di Loreto…”scrive ancora il Vasari. Infatti, nel 1552 il Lotto, dopo varie delusioni, decide di ritirarsi definitivamente a Loreto, città-santuario in provincia di Ancona, dove il governatore del santuario gli assicura vitto, alloggio e la possibilità di lavorare presso il convento. Dopo due anni si farà oblato, monaco laico al servizio esclusivo della S.Casa. A questo periodo risalgono i dipinti conservati nel Museo della S.Casa: S.Cristoforo, S.Rocco e S.Sebastiano del 1532, l’Adorazione dei Magi del 1554-55, la Presentazione al tempio del 1555, forse l’ultima opera, incompiuta, il Battesimo di Cristo del 1544-49, Cristo e l’adultera del 1548-50, il sacrificio di Melchisedec del 1545-50, l’Arcangelo Michele e Lucifero del 1550, la Forza che sconfigge la Fortuna del 1550. Alcune di queste opere sono state viste dal Vasari nella basilica lauretana. Nella calma devota di Loreto si conclude il nutrito ed interessantissimo itinerario lottesco sulle orme del grande pittore, la cui data di morte è imprecisata ma comunque posta tra il settembre 1556 ed il luglio 1557. Dopo 450 anni è giusto riscoprire e rivalutare l’opera, il talento, le inquietudini che hanno caratterizzato Lorenzo Lotto soprattutto nel suo periodo marchigiano.La visita della splendida regione, ricca di cultura, artigianato, enogastronomia tutta da conoscere, è proposta sulla base di un progetto capace di coniugare il contenuto culturale con gli aspetti turistici e di conoscenza del territorio. Dal 4 al 20 aprile 2007 si terrà nelle 7 città lottesche un convegno internazionale di studi dal titolo “Lorenzo Lotto e le Marche. Per una geografia del territorio” con relazioni di esperti e studiosi d’arte di tutto il mondo come Paolucci, Sgarbi e Nesselrath. Per ogni informazione si consulti il sito www.lorenzo-lotto.it.
 
 Nicoletta Curradi


Nicoletta Curradi

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