ANIME di GIANLUCA FERCIONI

10/nov/2006 13.49.00 salotto d'arte Contatta l'autore

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comunicato stampa
INTORNO A GIANLUCA FERCIONI
DI ETTORE GHINASSI

Questa breve nota comincia con una obiezione.
“Anime”, il titolo scelto per questa singolare mostra di piccoli feroci
ritratti anonimi, sembra annunciare accenti introspettivi e coloriture
sentimentali che le opere di Fercioni (fortunatamente) non contengono.
E nemmeno contendono, ancor più fortunatamente appetiti metafisici.
“ANIMA” e parola polisemica e trasparente che nel corso del tempo ha
tradito l’etimo pagano e corporale. Vento, soffio, respiro, slancio
vitale son diventati-in viraggio neoplatonico-cristiano-soffio del
sacro, respiro dell’assoluto, ansia di comunicazione con il divino,
sapienza del vero e del bene eterni e immutabili. A un’altra quota,
una vaga complessione di affezioni, turbamenti, rimorsi, passioni,
ricordi, virtù morali che i greci hanno chiamato Psichè i buddisti
Karma, gli induisti Atman, gli ebrei RU’ah, anima mediana tra Nefesh e
neshamah.
La storia ricchissima della ritrattistica dal quattrocento a oggi(se si
pone l’inizio in Pisanello, in Piero Della Francesca e nella pittura
fiamminga coeva) ha declinato in ogni forma possibile le forme
dell’anima. Ha dato volto ai volti, alle inclinazioni morali ed
esistenziali, ai sentimenti, alle psicologie, ai caratteri, agli umori.
Ma non c’è nulla di tutto questo nelle opere di Gianluca Fercioni.
Nei suoi curiosi e sofisticati, a loro modo, esercizi di pittura dai
tratti nervosi, pungenti, dai colori acidi, dal ductus “sprezzato”-che
quasi per caso si strutturano in figure, in sembianti, in fisionomie
di personaggi immaginari-si avverte al contrario una tentazione
nichilista, una potente volontà distruttiva.
L’Anima, la scintilla divina che anela, incessantemente anela alla
trascendenza pura alla comunione mistica, alla patria celeste, al momdo
iperuranio delle Idee, si sfigura nel ghigno feroce dell’iracondo, nel
sussiego del cicisbeo, nello sguardo stolido del servo per vocazione,
nel riso deforme della puttana, nel pallore stitico del gretto
puntiglioso.
Tutti volti di anime disanimate, concusse, spossessate,prigioniere non
del corpo (“carcere oscuro” solo per la fobia cristiano cattolica) ma
di un corpo in cui non respira più il Pneuma di Aristotile, non brucia
più il fuoco sacro di Eraclito.
Anime spente dal soffio di Dio.
1954


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