“Spoleto incontra Venezia”: un’inedita retrospettiva fotografica in omaggio a Pier Paolo Pasolini in una mostra curata da Sgarbi presso il nobile Palazzo Rota Ivancich

12/set/2014 10.48.23 ufficio stampa milano Contatta l'autore

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La grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” sta per aprire ufficialmente nell’incantevole contesto di Venezia, curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes, dal 28 settembre al 24 ottobre 2014. Il pregiato Palazzo 

Rota Ivancich, secolare dimora nel centro cittadino, nelle vicinanze di San Marco, accoglierà nell’occasione un’inedita retrospettiva fotografica in omaggio a Pier Paolo Pasolini. Scatti d’autore di rara bellezza e autentica suggestione realizzati dal maestro fotografo Roberto Villa durante le riprese sul set del famoso film “Il fiore delle mille e una notte” di cui Pasolini fu regista all'epoca, nei tre mesi di durata della lavorazione cinematografica.

 

Attraverso questa carrellata di immagini rievocative di forte intensità è possibile ripercorrere e addentrarsi nell’avvincente viaggio del film, osservando l’universo figurativo e antropologico scelto da Pasolini e la realtà di corpi e luoghi yemeniti e persiani, dove il poeta-regista ha strutturato e ambientato una parte del proprio scenario in chiave onirica. Il fascino coinvolgente delle visioni immortalate risiede nell’aver carpito e delineato i dettagli del mosaico antropologico e ambientale, alimentato dalle luci speciali, dai cromatismi e dalla fisicità stessa degli abitanti divenuti comparse recitanti. Si evince la componente di spontanea ed immediata espressività e la storia raccontata nei gesti abituali, nelle posture, negli sguardi accesi o spenti, nelle pieghe delle labbra incuriosite, abbandonate o stanche.

 

Una delle caratteristiche peculiari più significativa, emerge nell’istante in cui chi è guardato guarda a sua volta, e si pone a una distanza che appartiene ad altri secoli, ad altra cultura, ad altra religione, a un universo di codici, elementi e segni, che non ci sono mai stati familiari, generando un intreccio spazio-temporale e una commistione simbologica di stupefacente armonia emozionale.

 

Sgarbi ha dichiarato “si vede il racconto di un viaggio intorno a Pasolini nelle fotografie di Roberto Villa, che accompagnando il regista sul set del film nello Yemen, in Eritrea, in Etiopia ha fatto come un viaggio iniziatico”.

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