“Spoleto incontra Venezia”: Flavia Rebori e i suoi fluttuanti acuqrelli - intervista all’artista

16/ott/2014 16.09.39 UffStampaMilano Contatta l'autore

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E’ stata intervistata la pittrice Flavia Rebori, in occasione della sua partecipazione alle mostre “Spoleto incontra Venezia” curate dal Prof. Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes. I suoi meravigliosi acquerelli sono in esposizione fino al 24 Ottobre 2014, presso lo storico Palazzo Falier, monumentale edificio a pochi passi da Ponte dell’Accademia.

 

D: Per lei, l'arte, è stata una valvola di sfogo nella sua vita?

R: Assolutamente. Lo è sempre stata. Senza lo spazio fisico e mentale per creare, credo che arriverei a un punto di tensione, il quale si allevia mettendo, nel mio caso, su carta le macchie acquose che generano forme e trasparenze, in un modo che sempre sento più certo, indirizzandomi forse ad una consapevolezza sul sentirmi utile umanamente, svolgendo un compito di ricerca della bellezza e la perfezione, in modo che gli altri possano , se riuscito questo mio compito, vederla riflessa nei miei acquerelli.

 

D: A quale corrente artistica si ispira?

R: Mi ispiro alla pittura di Edward Hopper, di Edvard Munch, di Giorgio Morandi. Vedo nelle loro opere l'idea del silenzio e la solitudine, nelle quali mi vedo riflessa.

 

D: Qual è l'emozione più forte che le ha dato creare una sua opera?

R: L 'emozione più forte è quella che sorge quando vedo una forza più in là di me stessa che sta dietro alla realizzazione degli acquerelli che faccio. Una forza che non controllo soltanto io, una forza che mi spinge sempre a cercare vie di perfezione, dove perfezione è sciogliere i legami della ragione e dell'emozione e scoprire che metto solo alcuni ingredienti nel creare, ma poi intervengono altre forze che sento al di sopra di me. Allora quando più mi emoziono è quando vedo che ho perso il controllo della tecnica nella riuscita di un acquerello in particolare e che proprio grazie a questo viene fuori un risultato eccellente, diverso, imprevedibile, molto più bello che se l'avessi progettato.

 

D: Come concepisce l'arte?

R: Concepisco l'arte come un modo di salvezza. Lei riempie quei miei vuoti che altrimenti, sarebbero insopportabili. Ricordo l'idea svolta da Milan Kundera, nella sua " L'insostenibile leggerezza dell'essere" dove questo autore gira intorno all'idea che dobbiamo essere legati a qualcosa o a qualcuno per sopportare l'esistenza, avvicinandoci a un modo di trascendenza di noi stessi.

 

D: Che cosa l'ha spinta a dipingere ?

R: A quanto pare mi ha spinta a dipingere una forma di solitudine che da bambina faceva sì che il mio mondo, svolto su un foglio di carta e colori, era più bello di quello reale, scoprendo questo bellissimo modo di creare realtà sognate, sentite, intraviste nella mia immaginazione.

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