Pier Maurizio Greco - Segni Artificiali

10/apr/2007 13.49.00 Pier Maurizio Greco Contatta l'autore

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Comunicato Stampa

 

SEGNI ARTIFICIALI

 

Genere: Arte Contemporanea – Personale

 

Artista: Pier Maurizio Greco

 

Sede: Galleria Radice - Arte Contemporanea

Via dei Quattro Cantoni, 9 - 00184 Roma

 

Periodo: dal 4 al 18 maggio 2007

mart/sab. h. 16.30 – 19.00

 

Inaugurazione: 4 maggio 2007, h. 18.30

 

Info: manuela.radice@tiscali.it – 3386158105

 

La galleria Radice - Arte Contemporanea di Roma presenta dal 4 al 18 maggio 2007 la mostra Segni Artificiali,  personale di Pier Maurizio Greco.

In esposizione una selezione di dodici opere, acrilici su tela di varie dimensioni, di recente produzione.

 

 (…) I quadri di Greco sono opere a due dimensioni. Sotto molteplici dimensioni. Li guardi, e la prima impressione ti è data dal colore e dal suo spazio. Lo sviluppo pittorico è delimitato nettamente in campiture piatte, segnate da linee come confini e partiture, sezionate a strati e stese sulla superficie come mappe srotolate su un piano. Il colore è uno schiavo-sovrano. Sovrano della propria accensione, della potenza e perentorietà di sé, della pienezza con cui si dà campo. Ed è schiavo delle demarcazioni che lo contengono e lo annientano, delle ripartizioni rigorose dalle quali non può debordare. Schiavo di uno spazio sottile. In questo margine utile circolano segni e costrutti, si tracciano piani e visioni, si generano movimenti come sintomi congrui di una meccanica euclidea, che regola e sovrintende ad un mondo di schemi che non possono sovrapporsi, ma solo toccarsi, e respingersi al più, scorrendo su un fluido viscoso e riverberante. Il segno grafico è definito e netto, essenziale e minimale, vivace come nella pubblicitaria e nella fumettistica (…).

 E Pier Maurizio Greco è uno che cerca codici, cercandoli li inventa. Il suo è un mondo in cui gli elementi si riducono a pittogrammi, a glifi e emblemi che sono itinerari sia fisici che immateriali fino al fulcro significante, fino ad una rappresentazione ingenua e primigenia di archetipi e modelli ideali. Il tempo e lo spazio si dilatano, giocano a rimpiattino, la realtà e la fantasia si contaminano. Tu che guardi vieni catapultato da una dimensione all’altra, e così parti figurandoti di tenere dietro a geoglifi che solcano il terreno come a Nazca, vai a scoprire simboli tribali e sciamanici che contemplano un tempo profondo ed ignoto, il fondo ancestrale di figurazioni primitive, come grotte ad Altamira e Lascaux. Ti volgi per un attimo, ed in quel medesimo linguaggio, incontri il futuro tecnologico e psichedelico, quello di circuiti integrati e micro-chips, ti imbatti in rampe e piste d’atterraggio, hangar, sistemi per astronavi e vite extra-terrestri. Ancora uno sguardo, ed inciampi nelle stanze del presente che si susseguono in uno sconnesso labirinto, un riflesso, oggetti che si affastellano, allegorie per un’umanità contesa fra guerra e pace, fra volontà e condizionamenti. (…)

                                                                                                   Francesco Giulio Farachi

 

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