recensione

08/mag/2007 19.30.00 Maurizio Ganzaroli Contatta l'autore

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Maurizio Ganzaroli fa parte di quella nutrita schiera di “artisti sommersi”, dei quali l’Italia è particolarmente ricca: in quanto il Paese è poco incline a dare spazio e visibilità - per motivi che sarebbe qui troppo lungo andare ad investigare e spiegare - a quanti esplorino quei filoni della creatività che i gusti della maggioranza considerano marginali.

Tale è - qui da noi almeno - quell’universo di prodotti creativi che fa parte della galassia conosciuta come “dark” o “gothic”, per usare la terminologia anglosassone cara al mercato; e che vede coinvolti un po’ tutti gli ambiti creativi: dalla musica alla letteratura, dal cinema alle arti visive più in generale.

Maurizio Ganzaroli è dunque uno di questi artisti: che, utilizzando vari mezzi, principalmente nel suo caso la grafica, la pittura e la prosa, esplorano il “lato oscuro” della nostra mente e del mondo, reale o immaginario , nel quale viviamo.

E che, non disdegnando nemmeno di scendere sul terreno della divulgazione o della pratica (come dimostra il suo curriculum), ci invita ad osservarlo e a prendervi parte senza preconcetti e paure; anzi mirando a dimostrarci (in perfetta sintonia con la filosofia che sorregge chiunque operi in ambito “gotico”) come si possa rinvenire la bellezza anche al di fuori degli schemi e dei canoni “classici” ai quali si è abituati.

Si viene a trovare, quindi - per quanto riguarda il lato visivo della sua produzione - sempre in bilico fra sogno (o incubo) e archetipi derivati dai nostri miti; e ci offre a volte la rappresentazione più cruda - ma non necessariamente realistica: si vedano le opere nelle quali tocca il tasto, tanto comune in questi anni, dell’incontro/scontro fra “umano” e “cibernetico” - del disagio che a livello personale si va incontro, quando si viene a contatto con gli aspetti della nostra interiorità più celati, grazie all’uso spesso minimale del segno e a quello decisamente aggressivo dei colori.

Mentre, nel campo della prosa, ci si mostra capace di concentrare nel breve spazio di racconti minimi tale disagio - qui facendo ricorso a volte a spunti paradossali che sfiorano l’umorismo - anche rivisitando su questa linea certe figure simbolo che popolano questo genere: come ad esempio il vampiro o lo spettro.

Così facendo, Maurizio Ganzaroli ci socchiude la porta di un mondo nel quale è quasi d’obbligo far ricorso ad una creatività e ad una sensibilità “differenti”: sfidandoci ad oltrepassarla con vigile coscienza, ma abbandonando inutili paure.
ALBERTO RIZZI.


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