TONO ZANCANARO (Piziarte)

03/giu/2007 08.49.00 PiziArte Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Disponibili opere grafiche di Tono Zancanaro

Galleria Piziarte

di Manuela Cucinella e Patrizia A. Cucinella
Viale Crucioli 75 a
64100 Teramo

0861 252795

3392780866
3394935925

Su richiesta si inviano in visione immagini tramite e mail.

Per info: info@piziarte.net  

www.piziarte.net  





Antonio Zancanaro più noto come TONO ha sempre festeggiato il suo compleanno
l'8 aprile, anche se sul certificato di nascita compare la data del 9
aprile. In realtà pare sia realmente venuto alla luce il 6 aprile 1906, da
Colomba Zampiron e Natale, quinto di sei figli.

Nasce a Padova in via Francesco Baracca nella casa che, con alcune
modifiche, abita poi fino alla morte.

La famiglia Zancanaro era relativamente benestante - il padre meccanico
agricolo e discreto inventore - politicamente molto conservatrice, chiusa
come un clan, come la maggior parte delle famiglie contadine dell'epoca.
Frequenta le scuole fino al Ginnasio, che lascia per passare alla scuola di
Avviamento Commerciale, e nel 1926 è chiamato a compiere il servizio di leva
a Torino nel Genio Ferrovieri. Proprio a Torino inizia a frequentare i
musei,
su stimolo del padre con cui ha una fitta corrispondenza, abitudine
che poi lo accompagnerà per tutta la vita.

Nel frattempo ha svolto e svolge varie attività sportive: era stato col
fratello Cesare 1923 nei ragazzi dell'AC Padova e poi negli Allievi. Come
terzino Tono milita poi nell'Adria, è anche ottimo marciatore, e più tardi,
portiere della squadra di hockey a rotelle.

Dopo il servizio militare, dal 1929 per qualche tempo lavora come impiegato
di banca, lavoro che detesta, ma nell'ambiente bancario fa i primi
importanti incontri con personaggi, come i fratelli Deschi, che lo
indirizzano verso la lettura.

In questo periodo inizia anche a viaggiare molto, recandosi spesso a Firenze
a trovare la sorella Ines, ed a visitare musei.

Nel 1930 frequenta corsi serali presso l'Istituto d'Arte Pietro Selvatico di
Padova, durante i viaggi a Firenze disegna per divertire il nipotino Renzo,
e proprio Renzo Bussotti, che non riesce a chiamarlo Tonin come fanno in
casa, lo battezza Tono, nome che resterà poi per sempre.

Dopo il fallimento della banca nel 1932, Tono fa lavori saltuari, ma il suo
interesse tende ormai verso la pittura, e nel 1935 viene introdotto dal
critico Mario Tinti nello studio fiorentino di Ottone Rosai, che Tono subito
riconobbe come Maestro, e da cui dichiarò sempre di aver avuto :"... la
prima e unica, fondamentale lezione sulla natura dell'arte. Non fra i
maestri, ma il mio maestro. Da Rosai ho imparato che l'arte è qualcosa che
devi lavorare tanto e che, nella misura in cui lavori, riesci a fare".

In Rosai Tono ritrova il suo stesso interesse per l'umanità, soprattutto per
gli emarginati ed i diseredati, e cura l'uso del carboncino, mezzo tecnico
più adatto per rendere la drammaticità delle situazioni rappresentate.

Nello studio del Maestro Tono ritorna per alcuni anni più volte al mese, a
mostrare i progressi del suo impegno, ormai esclusivo.

Nel 1935 Tono conosce Olga, cassiera di bar, cui dedicherà molti lavori, suo
primo vero ciclo dedicato ad un soggetto. La data dell'incontro è il 7
giugno (7 del 6), e per molti anni su tutti i lavori compare la fatidica
sigla 76 prima della firma. La sigla scompare alla fine degli anni quaranta,
e Tono non parlò mai dell'argomento, preferendo non rispondere alle domande
che al riguardo gli sono poste.

Conosce e frequenta con assiduità personaggi del mondo universitario e della
cultura, che lo indirizzeranno verso studi più seri in campo artistico,
particolarmente importante è l'amicizia con il medico Giorgio Rubinato, che
lascerà un'impronta come pochi altri nella vita di Tono.
Altre importanti amicizie sono quelle con Eugenio Curiel, Ettore Luccini,
Atto Braun, Guido Goldschmied.

In questi anni si plasma la coscienza politica di Tono Zancanaro, che si
allontana dalla famiglia e dall'ambiente profondamente clericale in cui era
immersa la madre, per andare verso i partiti di sinistra, e nel 1942 si
iscrive al Partito Comunista Italiano.

Nel 1937, dopo aver partecipato ad alcune esposizioni collettive e qualche
mostra personale, Tono tiene la sua prima importante rassegna personale nel
Palazzo dell'Economia di Padova: presenta addirittura
duecentoquarantaquattro opere, dimostrando fin da allora la sua necessità,
poi sempre riaffermata, di far vedere sempre quanto più possibile della sua
produzione.

La mostra è presentata da un scritto di Ottone Rosai, che parla anche
all'inaugurazione, e recensita con interesse anche da Carlo Carrà.

La frequentazione assidua dell'ambiente universitario padovano e degli
antifascisti legati a Curiel, Luccini e Atto Braun, fa nascere nella mente
di Tono un ciclo di disegni contro il regime che prenderà il nome di GIBBO,
il primo lavoro porta la data del 1937 ed è dedicato proprio ad Ettore
Luccini, questo ciclo di lavori termina bruscamente con la morte di
Mussolini a Piazzale Loreto.

Nel 1938 Tono compie il suo primo viaggio in Sicilia, terra che lo affascinò
subito, e cui resterà poi legato per sempre, tornando ogni anno per diverse
volte.

Viene richiamato per qualche mese, nel 1939, alle armi nel Genio Ferrovieri
vicino Bologna, realizza una serie di studi dei militari e dei richiamati,
che sarà pubblicata alcuni anni dopo la sua morte.

La prima incisione all'acquaforte, scoprendo una tecnica che lo affascinò
per tutta la vita, è realizzata nel 1941.

Nel 1942 conosce Francesco Loperfido e a Milano frequenta Ernesto Treccani.
La sua trasformazione politica è ormai completa
Partecipa alla Quadriennale d'Arte di Roma del 1943 con una sala personale.
Conosce fra gli altri Mino Maccari, Renato Guttuso, Alberto Moravia, Elsa
Morante, Carlo Levi, tutte persone con cui manterrà sempre rapporti.

Negli anni quaranta inizia a viaggiare all'estero, con frequenti soggiorni a
Parigi ospite di parenti ed a volte di Leonor Fini.

Completa il ciclo del GIBBO, e inizia quello intenso dei DEMOPRETONI, serie
di oltre 1300 fogli violentemente anticlericali ed antisocialisti, rimasti
quasi sconosciuti fino ad oggi proprio a causa del loro contenuto. A questo
segue il delicato e poetico ciclo dedicato alla LEVANA, rappresentazione
ideale di persona reale, da cui discendono poi tutti i cicli e le figure
femminili di Tono: dalle Selinuntee alle Maselinuntee, dalle Circi alle
Brunalbe e Brunanotte, dalle Enrichee alle Imere, dalle Aelle alle
Leopardiane, dalle Poppee alle Foscariane.

Nel 1949 muore il padre di un colpo apoplettico, e Tono realizza una serie
di disegni sul letto di morte, lavori che poi nasconderà.
Continua a viaggiare per l'Europa e realizza mostre anche all'estero, fra
cui una nella Hugo Gallery di New York.

In Italia nei primi anni '50 scopre il mondo delle mondine, cui dedica
decine di lavori, e la realtà sociale del basso Polesine e di Comacchio:
durante l'alluvione dell'inverno 1951-52 è sull'argine del Po' a disegnare i
campi allagati.

Vince il primo premio per l'incisione alla Biennale d'Arte di Venezia del
1952, le sue mostre si moltiplicano in tutta Italia, ne tiene decine
all'anno, ed a tutte partecipa personalmente perché gli interessa il
contatto con la gente.

Alla rassegna Tassesca di Ferrara del 1954 vince il I° premio per le
illustrazioni della "Gerusalemme Liberata".

Durante i suoi frequenti viaggi in Sicilia scopre il paese di Capo
d'Orlando, cui si lega indissolubilmente, diventandone poi anche cittadino
onorario. Durante questi viaggi frequenta i più importanti musei e siti
archeologici, cui dedica molti lavori, in particolar modo a Selinunte, e
conosce, stringendo con essi viva amicizia, molti personaggi dell'isola: da
Antonino Uccello a Leonardo Sciascia, da Vincenzo Tusa ad Elvira ed Enzo
Sellerio, da Giuseppe Quatriglio a Ignazio Buttitta.

A Capo d'Orlando, dove compera ai numerosi carusi che lo seguono nei suoi
spostamenti locali un gelato prima da 10 e poi da 20 lire, conosce Cono
Nuzzo, che lo colpisce per la bellezza ermafrodita, e fa nascere il ciclo
dei CARUSI, centinaia di fogli dove il concetto di bello di Tono viene
ampiamente dispiegato: la bellezza non è maschio o femmina, ma appartiene a
quell'età in cui i bambini non sono ancora ragazzi, e quindi hanno la
dolcezza nei movimenti tipica delle donne, e le bambine non sono ancora
fanciulle, per cui sono lievemente spigolose nelle loro movenze. La bellezza
appartiene ad una brevissimo periodo della vita, ed è appunto ermafrodita.

Dal maggio al luglio del 1956 è in Cina, invitato per un soggiorno di studio
assieme ad Agenore Fabbri, Antonietta Raphael Mafai, Aligi Sassu, Ampelio
Tettamanti, Giulio Turcato.
L'esperienza cinese si rivela fondamentale per l'evolversi dell'arte di Tono
Zancanaro, lasciando profonde tracce nel suo modo di esprimersi fino alla
fine della sua vita.

Continua a viaggiare ed a fare mostre ovunque sia possibile, sempre alla
ricerca di un contatto umano nuovo e stimolante.
Nel 1952 scopre la ceramica e la terracotta, iniziando un nuovo proficuo
filone espressivo, e si reca a studiare le tecniche relative nei luoghi
d'elezione: da Sciacca a Rosenthal, soprattutto nei musei, in primo luogo
Spina ed Este, studiando l'arte vascolare greca.

Per l'editore Canesi nel 1958 illustra "Bertoldo e Bertoldino" di G.C. Croce
, e nel 1959 ottiene il Premio della Provincia di Roma assegnato alla
grafica alla Quadriennale.

Viaggia molto in Lucania, soprattutto va a Matera ed a Policoro, dove
frequenta Luigi Guerrichio e Tonino Cortese.

Nei primi anni sessanta, dopo un disturbo di alcuni mesi dovuto al "fuoco di
Sant'Antonio" (Herpes Zooster), va spesso in Romagna, ed a Cesenatico
conosce Dario Fo e Franca Rame, e Brunalba, donna cui dedica un lungo ciclo
di disegni dal titolo BRUNALBA e BRUNANOTTE, e sempre a Cesenatico nasce poi
il ciclo delle ROSAMUNDE, opere anche in terracotta studiate a più riprese
da Marcello Venturoli.

Nel 1964 l'editore Neri Pozza pubblica la prima monografia sul GIBBO, con un
testo di Raffaele De Grada, e Tono si dedica, su sollecitazione di Carlo
Ludovico Ragghianti, ad illustrare la Divina Commedia per conto dell'editore
Laterza di Bari.

Nel febbraio del 1965 s’uccide l'amico fraterno Giorgio Rubinato, per molti
anni guida e stimolo di Tono, e il 7 marzo dello stesso anno muore anche la
madre Colomba Zampiron.

A seguito di questi eventi il suo viaggiare aumenta ancora di più,
diventando quasi un'ossessione: è moto di frequente a Roma, dove rafforza i
legami con il pittore Gianpaolo Berto e dove sviluppa una serie di disegni
sulla capitale, particolarmente su Piazza Navona, che finiranno con la sua
morte.

Viaggi in Albania, Unione Sovietica, Francia si alternano a lunghi giri in
Italia, spesso in Sicilia, in Lucania. Nel 1967 si aggiunge la Val d'Elsa in
Toscana dove partecipa a Certaldo ad un "Omaggio a Boccaccio": da allora
Certaldo e Vico d'Elsa saranno sempre presenti, con i suoi paesaggi e la sua
gente, nei peregrinari di Tono.

Inizia a frequentare in questi anni la stamperia litografica di Ottorino
Busato a Vicenza, con cui inizia un lungo sodalizio, che continuerà alla
morte di Ottorino con il figlio Giuliano e porta alla nascita di uno dei
momenti artisticamente più importanti di Tono, cioè la realizzazione di
alcune migliaia di lastre litografiche.

Durante i suoi viaggi in Romagna conosce il mosaicista Romolo Papa, ed
inizia con lui una proficua collaborazione che porta alla nascita di decine
di mosaici a tecnica ravennate.

Nel 1969 si reca in Sardegna, realizza una mostra presso la facoltà di
Lettere dell'Università di Cagliari e scopre l'isola, cui dedica alcune
opere, stringe amicizia con Alberto Limentani e Caterina Viridis.

Ottiene la cattedra di incisione presso l'Accademia di Belle Arti di
Ravenna, che tiene fino dal 1970 al 1977
, e questo porterà oltre che ad un
maggiore legame con la Romagna soprattutto un maggior collegamento con
Romolo Papa e l'Accademia del Mosaico, con cui collabora intensamente.
Sempre negli anni settanta inizia una proficua collaborazione con il nipote
Sylvano Bussotti, musicista - musicologo - regista teatrale - scenografo,
per il quale realizzerà scene e costumi di diverse opere.
Il 17 dicembre 1972 si inaugura al Palazzo dei Diamanti di Ferrara la prima
vera mostra antologica dell'opera di Tono Zancanaro.

La folla di intellettuali, uomini politici, poeti, e soprattutto di gente
comune accorsa da ogni parte d'Italia a salutare il compagno e l'amico Tono,
è davvero impressionante, al di là di ogni aspettativa. Anche il riscontro
sulla stampa è notevole, a conferma del fatto che la notorietà di Tono
Zancanaro è ormai consolidata ai più diversi livelli. La curata monografia
riassume i quarant'anni di ricerca e di attività pittorica e grafica di
Tono.

A questa prima, fondamentale, mostra antologica fecero seguito in breve
tempo molte altre importanti esposizioni, come quella nel 1974 presso la
Civica Galleria d'Arte contemporanea di Palermo; nel 1976 l'antologica a
cura del comune di Giulianova; nel 1977 presso il Palazzo Pretorio di
Certaldo; nel 1978 la grandiosa antologica, con oltre 1200 opere esposte,
nel salone del Palazzo della Ragione a Padova; nel 1982 le antologiche a
cura del comune di Capo d'Orlando e al Castello Sforzesco di Milano, per
citarne solo alcune.

Anche negli anni '80 continua a lavorare ed a fare nuove esperienze
tecniche: crea il ciclo delle LEOPARDIANE in seguito ad una mostra-omaggio a
Giacomo Leopardi tenuta a Recanati, e si reca di frequente a Treviso presso
la Cottoveneto per realizzare formelle incise, collabora con il calcografo
Armando Martini di Thiene per studiare variazioni alle morsure delle lastre
di ferro, e realizza alcune incisione a vari colori su più lastre.

Colpito da emiparesi destra, nel maggio del 1985 viene ricoverato presso
l'ospedale di Padova, dove si spegne lentamente e muore alle ore 0,55 del 3
giugno.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl