Comunicato stampa

Claudia Zuriato costituisce fenomeno a sè, come si è potuto affermare in occasione della sua personale.

15/giu/2007 18.20.00 caterina corni Contatta l'autore

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Comunicato stampa
lunedì 18 giugno alle ore 19.00
presso lo spazio Nextam Partners - Via Bigli,
11 Milano
sarà inaugurata la mostra:


“IONIZATION”




Ionizzazione: s.f. chim., fis., processo per cui un atomo elettricamente
neutro, sottoposto a una sufficiente sollecitazione energetica allontana da
sé un elettrone, assumendo carica positiva.

Il titolo di questa mostra racchiude metaforicamente più di un’allusione. In
primis il riferimento è al surplus di senso che si produce in occasione di
una collettiva, grazie al confronto fra poetiche diverse anche se
contemporanee. La metafora della ionizzazione si attaglia anche all’attività
della Galleria Obraz. Spazio aperto alla sperimentazione e all’affermazione
di artisti esordienti, da qui sono passati agli inizi della loro carriera
nomi come Bellucco, Coda Zabetta e Maggis -che in quest’occasione qui
ritorna. Anche molti critici sono partiti da qui (compreso il sottoscritto,
e si perdoni l’annotazione personale); Obraz risulta punto di incontro e di
confronto informale e fecondo per il mondo dell’arte milanese. E in questa
occasione la “carica positiva” è ulteriormente potenziata dall’utilizzo di
uno spazio esterno alla galleria.
Infine, la ionizzazione descrive perfettamente la situazione attuale
dell’arte contemporanea. In particolare, si consideri la componente per cui
“un atomo elettricamente neutro assume carica positiva”. Numerosissimi sono
i riferimenti apparentemente “inerti” che vengono rivitalizzati dalla
pratica artistica attuale; elementi in partenza non dotati della patente di
artisticità che vengono riletti e sublimati dagli artisti. In particolare,
sono oggi portate al parossismo le tendenze a inserire nelle opere
riferimenti della comunicazione e della cultura popolare. Fra riutilizzo di
immagini preesistenti, riflessioni sullo status attuale della visione
tecnologica, recupero di item della pubblicità o del fumetto, il tourbillon
tra arte e non-arte, tipico del Novecento, è oggi generalizzato e
stimolante.
Massimo Gurnari, ad esempio, fonde l’estetica pittorica con una teoria di
riferimenti estratti dalla cultura visiva popolare; i Koroo danno invece
dignità pittorica e umanistica a scene che potrebbero essere tratte da
riviste di moda o di arredamento.
Anche la fusione tra fotografia e pittura mette in questione il rapporto tra
ciò che è preesistente all’operare dell’artista e ciò che egli stesso crea.
I J&Peg modificano ad ogni quadro il rapporto di forza tra fotografia e
pittura, e questa ambiguità è parte del fascino che sta conferendo loro un
meritato successo. Per Donatella Izzo la fotografia è solo un punto di
partenza, un’immagine che viene corrosa, alterata, quasi come se subisse
violenza allo scopo di tirare fuori la vera anima del personaggio ritratto.
Piero Addis e Luca Piovaccari portano alla luce l’”inconscio tecnologico”
attuale. Addis alternando fotografia e video, e incrociando visione
artificiale ed esperienza diretta; Piovaccari variando la sua ricerca, nella
quale ultimamente ha inserito anche un simulacro di natura, nonchè la
realizzazione a olio di ciò che di solito ottiene con la riflessione
“metafotografica”.
Cristian Castelnuovo cattura invece con la fotografia l’anima intima di
luoghi ed oggetti postmoderni, fondendola con un rifondato, sottomesso
lirismo. Nel caso di Paola Sartorio l’attenzione è posta sull’alterazione
della visione, in un incrocio tra cause emotive e liriche di tale
alterazione e cause sociali-comunicative.
Le opere di Matteo Negri, oltre che molto suggestive di per sè,
costituiscono una riflessione sul linguaggio e sulle varie pratiche
artistiche: vengono accostati e in parte fusi scultura, objet trouvé e
pratica installativa. Anche Simone Zeni inserisce nella sua ricerca sulla
lirica del corpo umano una componente metalinguistica, che si esplicita
nella giustapposizione delle diverse tecniche artistiche, e nel fenomeno
della ripetizione.
Paolo Maggis ha costruito negli ultimi anni una delle più convincenti
analisi dello status attuale della pittura: a metà tra composizione e
scomposizione, tra gioco e tragedia, le sue tele hanno accolto spesso anche
stimoli esterni, quali retroterra di immagini fotografiche private e di
avvenimenti pubblici. Su una linea non dissimile si pone Valentina De’
Mathà. La liquefazione del corpo che sembra annunciarsi nelle sue opere dona
paradossale, paradigmatica consistenza ai suoi personaggi.
Tamara Ferioli rende la dimensione poetica del privato accattivante e
condivisibile pubblicamente, con connotazioni quasi sensuali. Di segno
cromaticamente opposto, l’energia cromatica, segnica e gestuale di Cristiana
Depedrini contiene in sè una consistente pratica di ideazione e pensiero; il
recente passaggio dal soggetto del cane agli scorci cittadini ha ampliato il
campo della riflessione.
Claudia Zuriato costituisce fenomeno a sè, come si è potuto affermare in
occasione della sua personale. La sua ricerca costituisce una pausa rispetto
all’impero della figurazione. Infine, un’altra “pausa di silenzio” nel mare
di sollecitazioni: le opere di Giusto Pilan, che appaiono come moderni
graffiti, ritrovamenti che si sono salvati dalla centrifuga visiva cui siamo
sottoposti.

Moltissimi stimoli, come si vede: spetta ora al visitatore confrontarsi con
questi impulsi talvolta contraddittori. Alla ricerca della “sufficiente
sollecitazione energetica”...

Stefano Castelli


Durante l’inaugurazione sarà servito un cocktail

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