Mostra d'Arte Contemporanea: INFORMA Abbatangelo, Accardi, Ciuffetelli, Consagra, Dorazio, Ferrari, Pallone,Perilli, Pizzichetti, Sanfilippo, Silvi, Turcato

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31/ago/2007 00.53.00 RistorArte Contatta l'autore

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InForma

Abbatangelo, Accardi, Ciuffetelli, Consagra, Dorazio, Ferrari, Pallone,Perilli,
Pizzichetti, Sanfilippo, Silvi, Turcato

L’Associazione Culturale RistorArte, dopo i successi delle mostre Visionarietà
(2005) e Pigri e viaggiatori (2006), con il Patrocinio del Comune di San Gemini
e della Pro San Gemini, presenta nel locale della Ex Chiesa di S. Maria
Maddalena dal 20 al 28 settembre 2007, la mostra d’arte contemporanea dal
titolo InForma che comprenderà opere degli artisti fondatori del movimento
FORMA1 - Carla Accardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Achille Perilli,
Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato - e di artisti radicati nel territorio
italiano che si stanno imponendo nel mondo internazionale dell’arte
contemporanea - Andrea Abbatangelo e Caterina Ciuffetelli, Sergio Ferrari,
Sergio Pallone, Elisabetta Pizzichetti e Sergio Silvi.

Sede: Ex Chiesa di S. Maria Maddalena, San Gemini (TR)
20-28 settembre 2007
Vernissage: giovedì 20 settembre 2007, ore 18,00
Orario: dal 21 settembre al 27 settembre 10 -13; 16 -20
Finissage: venerdì 28 settembre 2007, ore 13,00
Biglietti: ingresso libero
Curatore: Marco Testa
Testi: Maria Caterina Guerra, Marco Testa
Autori: Abbatangelo, Accardi, Ciuffetelli, Consagra, Dorazio, Ferrari, Pallone,
Perilli, Pizzichetti, Sanfilippo, Silvi, Turcato.
Genere: arte contemporanea
Tel.:
www.artesangemini.it

Alla ricerca di equilibri labili, che allontanino le nostre paure di relazione,
incerti persino delle sorti dell’universo che ci ospita, distratti da sempre
nuove sirene virtuali, tentiamo di esorcizzare i nostri fantasmi ricreando
l’armonia fra sostanza e forma.

La mostra comprende dodici artisti che, in modi diversi, reagiscono allo
sfaldarsi delle certezze ancorandosi alla forma: chi con forme astratte, chi
con forme geometriche e colori puri, chi con ironia ridimensionando il mondo
fino a chiuderlo in piccoli cassetti, chi additando nella palafitta l’unica
dimora possibile, per quanto instabile, dell’uomo che torna all’essenza quando
intorno molto sembra crollare.
La parola forma ha valenze diverse, talvolta contraddittorie. L’uso comune,
l’estetica, la linguistica invitano a comprendere il termine all’interno del
binomio forma/contenuto, secondo il quale solo oltre l’apparenza formale si dà
la vera sostanza. Assume, dunque, connotazioni positive quando indica le buone
maniere, o il benessere psicofisico. Diviene simbolo di valori illusori,
invece, quando esprime l’ingannevole, l’esteriorità che tanti inseguono
esasperatamente. Si parla di forma a proposito di atteggiamenti e linguaggi
stereotipati, della bellezza fisica che persegue modelli irraggiungibili, di
quei mondi artificiali in cui la spontaneità e l’individualità umana sono
sacrificate in nome di un’entità globale che accomuni tutto e tutti.
Nell’antichità classica la forma (morfè) non conteneva contraddizione alcuna
rispetto alla realtà degli oggetti, piuttosto ne sintetizzava l’essenza, il
principio attivo che fa della realtà ciò che è. Attraverso la forma si tendeva
ad esprimere l’idea, eidos, rimandando direttamente all’idein, cioè all’atto
del vedere: uno dei mezzi, il più immediato, sulla via verso la conoscenza.
Una delle strade possibili, per ricomporre lo iato fra la forma e il contenuto,
passa dunque attraverso l’oggetto d’arte, che si offre allo spettatore come pura
visibilità di materia, di segni e di forme. Così l’arte anche quando diviene
autoreferenziale, libera da obblighi narrativi, dominata da composizioni
geometriche, esplosioni cromatiche o improbabili accostamenti figurativi, mai
prescinde dal reale. Pur rifiutando il realismo, resta inestricabilmente
coinvolta dalla realtà, che pertiene gli oggetti come i pensieri, i sentimenti
come i sogni e gli istinti.
Nel 1947 un gruppo di artisti affermò con forza la fiducia nella forma come
mezzo elettivo per esprimere la realtà . Sigillarono il loro Manifesto nel
primo ed unico numero della rivista da loro fondata: Forma. Da allora,
riconoscendosi con i precetti di quell’unico numero, si qualificarono come
esponenti della corrente artistica Forma 1. Nel loro Manifesto prendevano
posizione rispetto alle direttive dell’allora Segretario generale del Partito
Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, il quale riconosceva come unico modo
d’espressione artistica quel figurativo sociale, storico e didattico, di cui
Renato Guttuso fu uno dei rappresentanti migliori. Reagendo a tali
disposizioni, Accardi, Consagra, Dorazio, Perilli, Sanfilippo, Turcato, in un
primo momento insieme con un folto gruppo di artisti stimolati dalle
avanguardie astratte russe, si dichiararono … Formalisti e marxisti, convinti
che marxismo e formalismo non fossero inconciliabili (…) perché In arte esiste
soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura.

“Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti,
psicologiche, espressionistiche. Il quadro, la scultura presentano come mezzi di
espressione il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di
forme pure. La forma è mezzo e fine”.

Quel gruppo di artisti dichiarò di essere più interessato alla forma del limone
che non al limone. La forma, infatti, era per loro l’intima essenza
dell’oggetto, da rendere in assoluta libertà espressiva, senza i vincoli
imposti dalle regole del figurativismo. Il loro progetto, tracciato in pochi
punti essenziali, aveva in nuce il futuro dell’arte astratta italiana. Il
rifiuto della ri-produzione di ciò che si vede, perché riproducendo si
decontestualizza l’oggetto o se ne offre un inutile surrogato, impegna
l’artista nella resa di un qualcosa di più profondo, che è visibile e sfuggente
allo stesso tempo, e vuole essere continuamente inseguito, studiato, rimesso in
scena.
A sessant’anni dalla nascita di Forma1, in un percorso idealmente ininterrotto,
artisti come Abbatangelo, Ciuffetelli, Ferrari, Pallone, Pizzichetti e Silvi
offrono attraverso la forma - quella semplice e geometrica dei solidi, quella
di un’impronta, quella misteriosa della lingua e dei numeri - tracce essenziali
di reale. E queste tracce, parlando dell’individualità dell’artista, invitano a
colloquio ogni spettatore con urgenza e schiettezza, perché l’opera d’arte, nel
momento in cui coglie l’essenza della realtà, si apre a una comunicazione
universale: “informa” ognuno di noi della nostra storia, dei nostri sensi, del
nostro destino.

Maria Caterina Guerra, Marco Testa



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