La mostra "La Vergine e la Femme Fatale" analizzata con gli occhi di Dante

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13/mag/2017 15:52:43 La Soffitta Spazio delle Arti Contatta l'autore

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Presentate alla biblioteca Ragionieri di Sesto F.no

due nuove opere che vanno ad arricchire

la mostra dedicata all'Eterno Femminino


Il fascino de “La Vergine e la Femme Fatale”

raccontata con gli occhi del simbolismo dantesco

E' stato un pomeriggio di immersione nella cultura dantesca quello di giovedì 11 maggio quando, nella sala Vincenzo Meucci della biblioteca comunale Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino, è andata in scena la conferenza “Da Dante al Simbolismo. La visione dell'Eterno Femminino”. Nell'incontro una selezione di opere della mostra “La Vergine e la Femme Fatale” è stata analizzata sotto l'aspetto del simbolismo tradizionale partendo dai testi di Dante Alighieri.

Nell'occasione sono anche state presentate due nuove opere che vanno ad arricchire la mostra nelle sue ultime settimane di apertura.

“La Vergine e la Femme Fatale”, inaugurata lo scorso 26 marzo, è organizzata da Comune di Sesto Fiorentino e La Soffitta Spazio delle Arti e dedicata all'immaginario femminile nel Simbolismo e nell'Art Nouveau. Inserita nel progetto AltoBasso è ospitata nelle due sale espositive storiche della città: La Soffitta Spazio delle Arti del Circolo Arci-Unione Operaia di Colonnata (l'Alto) e il centro Antonio Berti di via Bernini (il Basso).

All'incontro di giovedì 11 maggio hanno partecipato l'assessore alle pari opportunità del Comune di Sesto Fiorentino, Donatella Golini, il responsabile del gruppo La Soffitta Spazio delle Arti e presidente del Circolo Arci-Unione Operaia di Sesto Fiorentino, Francesco Mariani, il curatore della mostra e collezionista che ha messo a disposizione la quasi totalità delle opere esposte, Emanuele Bardazzi, la curatrice della parte biografica del ricco catalogo della mostra, Maria Donata Spadolini, e le ricercatrici Luisa Del Campana e Giselle Odette Ruben.

“In un mese e mezzo di apertura abbiamo avuto oltre 2000 visitatori �“ ha esordito Mariani �“ e tra loro ci sono stati anche tanti studenti con i quali abbiamo vissuto momenti preziosi perché la formazione culturale è da sempre un nostro obiettivo. Per questo risultato il merito va soprattutto ai curatori, Emanuele Bardazzi, Giulia Ballerini e Maria Donata Spadolini, che hanno fatto un grande lavoro. E, per l'ottimo catalogo, vanno citati il fotografo Alessandro Mayer e la tipografia Polistampa. Come coordinatore organizzativo dell'evento li ringrazio di cuore. Ma questa è una mostra che non vuol smettere di stupire perciò arrivano ora due nuovi pezzi che vanno ad arricchire la rassegna”.

“La qualità di questa mostra �“ ha poi chiosato l'assessore Golini �“ è davvero notevole. Unisce a un'altissima qualità delle opere esposte un'eleganza e una grazia tutta particolare che le vengono dall'essere stata raccolta e presentata da chi queste opere le ha cercate con passione e amore: Emanuele Bardazzi. Questo affetto trapela e dà alla mostra una qualità rara, emotiva, che altre esposizioni non possono avere. Un altro valore aggiunto è la qualità del catalogo che la descrive perfettamente e rimarrà nel tempo come un testo fondamentale per tutti coloro che vorranno conoscere l'epoca a cavallo tra Ottocento e Novecento”.

Sono lieto che questa mostra nata nella mia mente sia state realizzata e concretizzata �“ ha aggiunto Bardazzi �“ e anche che sia stata accolta con interesse e apprezzamento. Tra l'altro il catalogo è già ai primi posti nelle vendite online. In questa occasione ho il piacere di illustrare le due new entry che andremo ad appendere nella sezione de La Soffitta Spazio delle Arti. Abbiamo una litografia a colori di Henri Heran, il cui nome vero era Paul Herrmann, ma quando arrivò a Parigi incontrò il critico Arsène Alexandre che gli fece notare che c'era già un illustratore di nome Hermann Paul e nacque così lo pseudonimo Henri Heran. In mostra ci sono già due sue opere, una a La Soffitta e l'altra al centro Berti. Questo nuovo pezzo è intitolato La suonatrice di flauto e raffigura una ninfa che suonando un flauto fa uscire un serpente dall'acqua. La seconda è un'incisione a colori di Armand Rassenfosse, un artista belga che era amico di Felicien Rops dal titolo Le joujou, in italiano diremmo il pupazzetto. E' un omaggio a un altra opera proprio di Rops, La donna col burattino. Sono entrambi pezzi rari. La prima è una litografia a colori su carta di Cina, l'altra è un'incisione colorata alla poupée, ossia con interventi manuali sulla lastra e sono quindi considerati oggetti quasi unici”.

Maria Donata Spadolini ha poi voluto sottolineare come “l'anima della mostra è incarnata da due persone: Francesco Mariani, che ha una forza e una capacità da lavoro straordinarie, ed Emanuele Bardazzi, studioso, ricercatore e appassionato che ha messo insieme questa collezione unica. Io sono salita su questo carro qualche anno fa in occasione della mostra su Guido Spadolini e vi sono rimasta poi collaborando a quella su Klinger di fine 2014 e all'attuale. Da appassionata di grafica ne ho approfondito negli anni tutti gli aspetti storici e tecnici. L'importanza della grafica è legata al fatto che ha portato l'arte in casa di tutti, anche di chi non poteva permettersi quadri, perché le opere venivano pubblicate sulle riviste. Da lì poi gli artisti hanno fatto diventare quei fogli delle opere d'arte a se stanti elaborando creazioni raffinate con la tecnica che più era congeniale a ciascuno. E la mostra di quest'anno è un bell'approfondimento sugli artisti dell'epoca oltre che sulle varie tecniche utilizzate”.

La seconda parte dell'incontro è stata dedicata ad analizzare da un'angolazione inedita la presenza del simbolismo nell'arte.

Luisa Del Campana, pittrice sestese, ha introdotto l'idea di un confronto tra le varie tradizioni simboliche mettendo a confronto alcuni pezzi in mostra con un suo ciclo di quadri legati al simbolismo del Graal: “E' interessante notare �“ ha spiegato �“ come l'Eterno Femminino sia un archetipo che si ripresenta sempre, anche se sotto forme un po' diverse. Tra le opere in mostra ve ne sono alcune, ad esempio di Jeanne Jacquemin, che presentano l'elemento della coppa usata da Cristo nell'ultima cena, ma impregnato in questo caso di una sofferenza del tutto personale. In Max Svabinsky troviamo invece pezzi che raccontano l'unione dell'uomo e della donna nell'ottica della perfezione e delle virtù, tema che ho sviluppato in un ciclo sulle anime spose. Dunque, il simbolismo graalico ha influenzato anche gli autori tra Ottocento e Novecento”.

Giselle Odette Ruben ha, infine, incantato la platea portando tutti in un percorso che, partendo dalla Vita Nova, ha fatto riscoprire come la poetica di Dante abbia influenzato la maggior parte degli artisti di un po' tutte le generazioni successive.

E' evidente �“ ha esordito �“ come anche in tanti artisti protagonisti della rassegna in corso sia presente un'ispirazione che si rifà alle opere di Dante. Il Sommo Poeta è stato fonte impareggiabile per opere di tutti i tipi. Basta leggere la Divina Commedia per restare affascinati dalle sue descrizioni teatrali della scene. E' così preciso e dettagliato che un qualsiasi artista con una sensibilità spiccata non può non cercare di tradurre quelle parole in immagini visive. Dante usa tantissimi simboli nel suo percorso descrittivo, sia nella Vita Nova che nella Divina Commedia, e tanti di questi simboli li ritroviamo sviluppati nelle grafiche di fine Ottocento. Usa la medusa, le erinni, le sirene, la sfinge. Di quest'ultima, ad esempio, Rops fa un'interpretazione negativa; lui è un autore che rimane per tutta la vita sulla donna fatale senza mai salire di livello come fa, invece, il suo amico Rassenfosse. Ma c'è chi invece esalta La leggenda aurea, come Armand Point di cui è proposto un pezzo assolutamente sublime. E qui si fa riferimento all'opera di trasformazione dell'uomo che deve lasciare le terrestrità per salire verso il piano spirituale. E a modello vengono poste le figure dei santi. Ma con quali armi si deve combattere per riuscire i questa impresa? C'è chi le ha descritte le giuste armi, come Eugene Grasset con la sua splendida Giovanna d'Arco”.

Nel percorso di confronto, che si è sviluppato su tanti altri aspetti, non poteva mancare un riferimento al movimento preraffaellita: “Sono stati loro ad andare alla riscoperta degli aspetti estetici ed etici dell'immagine nell'arte com'era prima di Raffaello. Nelle figure femminili incarnano la bellezza che salva, che eleva spiritualmente. E hanno cercato di offrire questa immagine a un pubblico più vasto possibile. In mostra c'è chi si è ispirato anche a loro.

Quando ho visto questa esposizione �“ ha concluso Giselle Odette Ruben �“ mi sono commossa per la ricchezza delle opere e ho apprezzato molto il bellissimo catalogo. Un evento unico nel suo genere e dico 'grazie' anche io a chi ce lo ha regalato”.

Gliorari di apertura della mostra “La Vergine e la Femme Fatale”, visitabile sino al 28 maggio, restano invariati: 16-19 da martedì a sabato, 10-12 e 16-19 la domenica, lunedì chiuso.

Per le scuole è possibile prenotare visite anche al di fuori dell'orario ufficiale di apertura contattando il numero 3356136979.



Sedi espositive

Centro espositivo “Antonio Berti” - Via Bernini, 57 - Sesto Fiorentino (FI)

La Soffitta Spazio delle Arti c/o Circolo Arci di Colonnata - Piazza M. Rapisardi, 6 - Sesto Fiorentino (FI)

Contatti stampa: ufficiostampa@lasoffittaspaziodellearti.it - g.rizzo@comune.sesto-fiorentino.fi.it

per info: 335.6136979  

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