Due grandi artisti alla corte di Borso d' Este

Certo, sotto il suo governo la città visse un lungo periodo di ricchezza economica, senza guerre, come accadrà invece negli anni a venire; l'amministrazione di Ferrara da parte di Borso fu tutta improntata all'autocelebrazione come principe buono e giusto.

24/set/2007 12.00.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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"Di questo signor splendido ogni intento sarà che il popul suo viva contento" (Orlando Furioso, II, 45): con queste parole Ludovico Ariosto, circa 40 ani dopo la morte di Borso d'Este, descriveva felicemente ciò che i sudditi pensavano del primo duca di Ferrara e del suo governo, una sorta di età dell'oro, in cui Borso fu arbitro di pace e prosperità. Certo, sotto il suo governo la città visse un lungo periodo di ricchezza economica, senza guerre, come accadrà invece negli anni a venire; l'amministrazione di Ferrara da parte di Borso fu tutta improntata all'autocelebrazione come principe buono e giusto. Il suo nome è legato in particolar modo al cambiamento della città e del territorio, con la bonifica delle paludi presenti nel contado estense, per rendere fertile un territorio ostile e poco salutare. Anche la cultura, l'architettura e la decorazione vissero un'epoca di grande fortuna con la costruzione della Certosa tra il 1455 ed il 1461 e con gli affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, che hano lasciato l'immagine di un principe magnanimo che amministrava il territorio sotto la protezione degli astri. Le cronache antiche e gli osservatori contemporanei hano tramandato di Borso la figura di un uomo vanitoso, più preoccupato della sua apparenza che delle arti e della cultura: non si mostrava mai in pubblico "senza essere adorno di gioielli", come scrisse di lui Papa Pio II PIccolomini. Ma oggi sappiamo bene che i 20 anni di governo di Borso, dal 1450 al 1471 sono stati fondamentali nel campo della cutlura figurativa.
La mostra "Cosmé Tura e Francesco del Cossa. L'arte a Ferrara nell'età di Borso d'Este", organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con la PInacoteca Nazionale dei Musei Civici d'Arte Antica e delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, curata dal Prof. Mauro Natale dell'Università di Ginevra, presenta oltre 150 opere tra dipinti, sculture, miniature, disegni, medaglie, oreficerie e tessuti provenienti da collezioni di tutto il mondo. L'esposizione è aperta dal 23 settembre 2007 al 6 genaio 2008 a Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia. In quest'ultimo si è concluso di recente il decennale restauro del Salone dei Mesi, che ha reso leggibile l'unico capolavoro superstite della stagione borsiana. Le sei sezioni della mostra ruotano intorno a Cosmé Tura e FRancesco del Cossa, del cui antagonismo si nutre l'epoca di Borso: il primo, poliedrico artista di corte, contrasta con lo stile del secondo, instancabile sperimentatore. Tura, che si mosse tra Mantegna e la pittura nordica, soprattutto fiamminga, in ventò un linguaggio fantasioso, al tempo stesso prezioso e popolare, decorativo ed espressivo, mentre Cossa era più asciutto, morbido, plastico, cromatico e prospettico. Di Cossa ci è rimasta una preziosa testimonianza scritta, citata da Vincenzo Gheroldi nel catalogo della mostra: la supplica che l'artista inviò il 25 marzo 1470 a Borso d'Este, mettendo in evidenza i pregi dei suoi affreschi (Salone dei Mesi), per convincere il committente a riconoscergli un più adeguato trattamento economico. Cossa morirà giovane di peste a Bologna, dove si era recato a lavorare dopo aver lasciato Ferrara.
Palazzo dei Diamanti Corso Ercole I d'ESte 21 - Palazzo Schifanoia Via Scandiana 23 - Ferrara
ORari: Tutti i giorni Pal. Diamanti 9-19 Pal. Schifanoia 10-20
Ingresso: Intero 10,00 Euro Ridotto 8,00 Euro
Info: Tel. 0532/244949 Call Center
Nicoletta Curradi
          


Nicoletta Curradi

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