comunicato stampa

05/nov/2007 13.49.00 antonietta campilongo Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Genere: ESPOSIZIONE PERSONALE

 

 

A R T I S T A                   Marco Angelini

 

T I T O LO                        Vertical Claustrophobia

 

D O V E                            Fabs Gallery

Brzeska 7, Varsavia

www.fabs.icmedia.pl

 

 

Q U A N D O                   17 novembre / 6 dicembre

 

O P E N I N G                  sabato 17 novembre ore 18.00

 

P A T R O C I N I O        Istituto Italiano di Cultura di Varsavia

www.iicvarsavia.esteri.it

 

C U R A T O R E            Pamela Cento

 

P A T R O C I N I O        Istituto Italiano di Cultura di Varsavia

www.iicvarsavia.esteri.it

 

C U R A T O R E            Pamela Cento

 

 

Gli ampi spazi della Fabs Gallery di Varsavia accoglieranno, dal 17 novembre, dieci opere del periodo pittorico “Cellophane” dell’artista Marco Angelini nell’esposizione patrocinata dall’Istitituto Italiano di cultura di Varsavia.

Nei bianchi spazi, il colore dei pigmenti naturali che diviene segno all’interno della tela; tele dal formato totemico, che si sviluppano in una verticalità claustrofobica, dove tutto, ma proprio tutto, è avvolto e chiuso dal gioco di trasparenze che solo un materiale plastico sottile e malleabile, qual è il cellophane, può consentire.

I materiali utilizzati per la composizione pittorica, coprono per mettere in evidenza l’oggetto nascosto, in una conclusione di fragilità e precarietà, come se la materia stesse per rompersi, per lacerarsi drammaticamente.

 “Materiali, per lo più riciclati”, come ha annotato il critico d’arte Ida Mitrano, “con cui l’artista dialoga entro una superficie che rimane fondamentalmente bidimensionale.

Uno spazio contenuto, rigorosamente verticale, che cattura la sua attenzione e lo induce ad esprimersi secondo la scansione ritmica determinata dal ripetersi della verticalità, continuamente riproposta dal formato delle sue opere”.

 

La sua visione del mondo viene impressa nelle tele fatte di materiali più disparati: lastre sottili di alluminio, rame, cotone.

Imprime su di esse oggetti comuni come chiodi, bulloni, molle; oggetti semplici che hanno una loro storia perché nati e vissuti con l’utilizzo di qualcuno, chissà in quale spazio e tempo.

Hanno una vita lunga e come tutte le storie portano con sé i segni del logorio del tempo.

Marco Angelini li sceglie con un impeto emozionale, esistenziale, e per il segno che, intuitivamente, l’oggetto può lasciare sulla tela.

Li sceglie per poi applicarli. Li lascia così, soli nel loro divenire, nel loro trasformarsi come materia.

Una volta estrapolati rimane ciò che è la loro storia esistenziale, il segno del loro tempo che poi l’artista Marco Angelini con “bloccaruggine” congelerà per sempre. E’ l’esistenza che corrode, che ti cambia, che ti lascia con una stasi perfetta.

Fotografie dell’oggetto fatte con la ruggine, sagome di ciò che è esistito, e del come l’esistere modifichi la struttura della materia, metafora del corpo e della vita che passa.

Segni che parlano senza alzare la voce, eleganti nel loro porsi, mai ridondanti e sfacciati, coerenti con una delle linee guida dell’estetica del fare artistico di Marco Angelini, dove tutto sembra reggersi in un equilibrio che da un momento all’altro potrebbe crollare.

 

Marco Angelini con un linguaggio fatto di segni di ruggine e materiali ci parla dell’esistere e del resistere. Ci parla di noi.

 

 

 

 


 

 

 

 

A R T I S T                       Marco Angelini

 

T I T L E                           Vertical Claustrophobia

 

W H E R E                       Fabs Gallery

Brzeska 7, Varsavia

www.fabs.icmedia.pl

 

 

W H E N                           17 novembre / 6 dicembre

 

O P E N I N G                  sabato 17 novembre ore 18.00

 

P A T R O N A G E         Istituto Italiano di Cultura di Varsavia

www.iicvarsavia.esteri.it

 

C U R A T O R                Pamela Cento

 

 

The wide spaces of Fabs Gallery in Warsaw will display, from November 17th, ten works of the pictorial period "Cellophane" of the artist Marco Angelini in the exhibition patronized by the Italian Istititute of culture in Warsaw.

In the white spaces, the colour of the natural pigments imposes itself by becoming sign inside the canvas; totemic format canvases develop themselves in a claustrophobic verticality, where everything, but really everything, it is wrapped in and enveloped by the game of transparencies than only a thin and malleable plastic, what is cellophane, can allow.

The materials used for the pictorial composition cover in order to to expose the hidden object, in a conclusion of fragility and precariousness, as though the matter was about to dramatically break or tear.

"…Iron, aluminum, paper, cellophane, foam, nails, screws, audio tape, film reels. These are the recycled materials the artist dialogues with upon two dimensional surfaces…”, quoting Ida Mitrano, the art critic.

He employs a vertical, contained space that catches our attention and gives expression according to a rythmic scanning determined by these upright spaces, repeatedly suggested in the uniform verticality of each canvas.

 

His vision of the world is imprinted on the canvas which is made of various materials: soft slabs of aluminium, copper and cotton.

He commonly uses objects like nails, scissors, bolts, knifes, springs; simple objects that tell their own stories as they are used, in an indefinite space and time.

They have a long life and just like all stories, they hold within themselves the wear and tear of time. Marco Angelini chooses them driven by an emotional, existential sudden start, and is attracted by the sign that, intuitively, the object creates on the canvas.

He first chooses them before placing them on the canvas waiting for the metamorphosis to occur; he witnesses the transformation from object to matter.

Once the objects are extrapolated from that context what remains is their story, the sign of their time which will be freezed forever by Marco Angelini with a “rustblock”. It’s existence that corrodes, that changes you leaving you in a perfect state of being.  

Photographs of the object created with rust, shapes of what existed and how existence modifies the matter in its core which is a metaphor of the substance and life that pass.

Signs speak without raising their voice, but almost in an undertone, like a whisper, elegant in their own manifestation, never superabounding and impudent, coherent with one of the guide lines of the Aesthetics of artistic making of Marco Angelini, where absolutely everything  seems to stand in an equilibrium which could collapse unexpectedly.

 

Marco Angelini speaks in a language created through signs of rust and materials; he conveys his thoughts about existing and resisting. He speaks to us about us.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl