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13/dic/2007 17.25.00 Salvatore Di Vilio fotografo Contatta l'autore

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Cronache di una guerra sporca

(a proposito dell’emergenza rifiuti in Campania)

cartello-acerra.jpg
a cura della Sezione di Aversa di Unione Coscienza

Noi pensiamo che per bruciare in efficienza ci vogliano almeno due cose: ci vuole un buon forno, un buon camino; e ci vuole buona sostanza da ardere. Buona legna, per stare nella metafora. A questo modo avremo un buon fuoco per scaldarci.
Che motivi avremmo per rinunciare ad avere un buon fuoco così?
Ma il nostro inceneritore (Acerra), per stare a quanto ne pensavano già a suo tempo i commissari insediati presso il Ministero dell’Ambiente, ha un modulo tecnologico databile al 1960 anno Domini.
D’altronde apprendiamo, dalla viva voce di un professore universitario incaricato di selezionare le proposte di progetto pervenute per la realizzazione del termovalorizzatore: Il progetto presentato (dalle altre aziende) era particolarmente avanzato… Difficile, dunque, assegnare un punteggio inferiore a dieci, trattandosi di un piano praticamente perfetto, da tutti i punti di vista…[…] Il progetto della FIBE presentava delle lacune in alcuni casi imbarazzanti. (Atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, XIV legislatura, Audizione di un Professore ordinario di impianti chimici presso il Dipartimento di scienze ambientali della II Università degli studi di Napoli-Caserta del 29/11/2005).
Eppure lo si è preferito.
La Relazione della Corte dei Conti sintetizza il caso con particolare chiarezza: Sempre sul presupposto dell’emergenza, la gara consentì l’aggiudicazione a soggetti che, pure avendo presentato un progetto di modesta qualità tecnica, avevano offerto un prezzo ed una tempistica competitive rispetto agli altri concorrenti. (Relazione della Corte dei Conti del 14 maggio 2007, pag. 45).
Per dirla in uno stile sobrio, forse fu un tragico errore di valutazione.
Tuttavia ci inquieta una domanda. Come fu che si scelse di realizzare, nello sventurato territorio di Acerra, il termovalorizzatore più grande d’Europa? Per quali necessità, visto che la portata di incenerimento era - e resta, presumibilmente- ben superiore alla quantità di rifiuto che per legge (sempre che quest’espressione conservi ancora il suo senso ineludibile) la Campania avrebbe potuto bruciare? Ovverosia, di molto superiore a quel che resta del totale quando ne sia stata tolta la parte da riciclare? Forse perché si pensava di importare, per garantire una congrua produttività di questo forno, anche rifiuto proveniente da fuori regione?
Secondo il buon senso pratico dei campani, la risposta è . D’altronde, i più sapienti hanno suggerito di sostituire, da questo punto della storia, la parola inceneritore con termovalorizzatore.
La pratica delle sostituzioni e dei fraintendimenti si rintraccia anche altrove. Un esempio: nel 1992 il Comitato Interministeriale Prezzi aveva concesso incentivi all’energia prodotta da fonti rinnovabili, e nel 2003 un decreto del Governo estese questi incentivi all’energia prodotta bruciando rifiuti. Tutti i rifiuti… Come dire che l’energia proveniente dall’incenerimento dei rifiuti era pulita e sostenibile quanto l’eolica o la solare. Una tesi audace quanto assai improbabile.
Qualcosa che significa: più bruci, più ti premio. Con quel che sottintende, ovvero: meno ricicli, più bruci. E ancora: meno ricicli, più ti premio.
Tale, la verde politica della sostenibilità. Un altro errore di valutazione?
Torniamo bruscamente alla metafora fornita in apertura della pagina.
Un buon camino merita buona legna. La buona legna, nel nostro caso, è costituita da un combustibile denominato fantasiosamente CDR (Combustibile Da Rifiuti). Sono stati aperti molti impianti dove si produce il CDR da bruciare nel nostro forno. Ben vero, però, che sistematicamente la magistratura li ha sequestrati, perché non all’altezza del compito. Altrettanto sistematicamente, e a prezzo di reiterate elargizioni di denaro pubblico, tuttavia, essi sono fatti oggetto di misteriosi adeguamenti che li riabilitano all’uso; salvo a ricollocarli di nuovo sotto sequestro.
Solo per dose omeopatica, sulle inadempienze contrattuali derivanti dalla gestione degli impianti di CDR, riportiamo un passo della Relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla gestione dei rifiuti: In nessun impianto vengono recapitate frazioni provenienti dalla raccolta differenziata (…) quindi tutti i rifiuti recapitati negli impianti sono costituiti unicamente da rifiuti urbani misti con modesta presenza di ingombranti.(…) Pur essendo presenti i macchinari normalmente deputati alla raffinazione della FOS ( Frazione Organica Stabilizzata) tale attività non viene svolta ed in alcuni casi i locali ad essa riservati sono usati per scopi diversi o sono completamente vuoti.(…) Il cosiddetto CDR è da definirsi semplicemente come rifiuto solido urbano tal quale.
Lasciamo concludere i magistrati della Corte dei Conti: Cosicché, il moltiplicarsi di una quantità enorme di rifiuti, confezionati in “ecoballe” dagli impianti di CDR (…) ha richiesto il reperimento di amplissime aree di stoccaggio, con conseguente riapertura di discariche già chiuse e ingentissimi costi aggiuntivi, anche per il reperimento di nuove aree.
Tale, il nostro combustibile.
Da far ardere nella trachea bronchitica del termovalorizzatore di Acerra, gioiello di modernariato industriale.
Al quattordicesimo anno di attività straordinaria, il nostro Commissario di turno viene in soccorso alla sfiducia dei depressi con la materia di un ultimo bando pubblico, apparso sulla G.U. del 21.11 u.s., ove è possibile intravvedere l’ombra sinistra di un nuovo albero della cuccagna. La Campania cerca quel soggetto Affidatario capace di accaparrarsi la gestione in esclusiva del servizio di trattamento e smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani -RSU-, intesi come rifiuti che residuano a valle della raccolta differenziata indipendentemente dalla percentuale raggiunta da quest’ultima sul loro totale. Sic.
E ancora: al nostro onnipotente Affidatario è richiesto di “completare” i lavori del termovalorizzatore di Acerra, nonché di “ricondizionare” -con la scienza arcana di un novello alchimista- parte delle innumerevoli ecoballe (4.500.000 di tonnellate) disseminate sulla pelle e nella carne del nostro miserabile territorio regionale.
Semplice, come lo fu la trasformazione dell’acqua in vino. Alla modica cifra di 800 milioni di euro, attinti presumibilmente dalle nostre tasche.
Resta da dire che l’ultimo segmento temporale previsto per l’entrata in esercizio del nostro ha da essere necessariamente brevissimo. Un balzo in avanti per l’attingimento di quei denari che, in dispregio delle obiezioni di infrazione delle norme comunitarie sollevati dall’Europa, l’ultima finanziaria ha voluto ostinatamente serbare per gli zelanti dell’incenerimento rifiuti; quegli incentivi alla produzione energetica che il buon Affidatario del termovalorizzatore (ad Acerra, come in ogni altro forno dell’Italia privata dell’intelligenza) saprà assicurarsi divorando tutte le ecoballe e spargendo nerofumo sulle nostre famiglie e sulle nostre coltivazioni superstiti di annurche, percoche e sammarzano. E chi s’è visto s’è visto.
All’art. 50 della finanziaria 2008, dove la lucida Montblanc di qualche bravo politico ha aggiunto, al comma 2 : La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi di cui al comma 1118 dell’articolo 1 della citata legge n. 296 del 2006, per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio, e, in via prioritaria,per quelli in costruzione, e` completata dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, aggiungiamo poco commento, bastandoci la contorsione verbale del disposto per farci intuire il pacchiano nascondimento dei suoi intenti.
Perché qui la vittima sacrificale è il popolo. Spodestato della sovranità di cui pure era stato investito dalla Costituzione.
Sovrani, invece, politici e imprenditori. Commissari. Portaborse. Consulenti. Ma anche un numero di addetti al sistema che non ha confronti in Europa: 11.600 persone. Come dire che c’è un addetto ai rifiuti, in Campania, ogni 500 abitanti (nel resto d’Italia sono 4 ogni 8000 persone). Lo rileviamo dall’ultimo piano rifiuti per l’emergenza.
Ma c’è dell’altro. Una drammatica realtà che viene ignorata dal sistema mediatico e che non trova spazio nella discussione politica. Il sistema industriale italiano, piccole e grandi aziende di tutta Italia, ha trovato un modo semplice ed economico di sbarazzarsi di rifiuti nocivi sversandoli in questa regione dimenticata. Il servizio offerto dalle imprese della camorra ha permesso di aggirare vincoli ed abbattere costi. Questo è ben documentato nell’ormai famoso libro di Saviano, e non c’è molto da aggiungere.
Ci sgomenta che nei 19 comuni della Campania in cui si concentrano le discariche legali e illegali di rifiuti tossici (ma probabilmente non sono solo 19) si registrino tanto significativi aumenti della mortalità. Alcuni tipi di tumore, soprattutto. Ma anche alcuni tipi di malformazioni congenite. Aumenti stimati in una misura che atterrisce: fino all’87%. Lo si apprende dai risultati di una ricerca che la Protezione Civile ha condotto nel 2002 con il coordinamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Allora, nel chiederci cosa ci sia nel futuro dei nostri figli sciagurati, e nel nostro stesso futuro, ci chiediamo cosa abbia fatto la politica, cosa si sia fatto o infine si voglia fare. Per non sentirci dei temporanei sopravvissuti. Si farà mai un bilancio pubblico di questa catastrofe? quanti morti? quante vite segnate? Nel comune di Casaluce (CE), che nel 2002 non presentava anomalie nel tasso di mortalità, il dottor Giacomo Campanile, medico di base, allarmato di quanto registrava tra i suoi pazienti, ha raccolto i dati fornitigli dai suoi colleghi: su una popolazione di 10.000 abitanti, nell’arco di un anno, si sono verificati 60 nuovi casi di tumore in un anno, di cui 18 di tumore all’apparato digerente. Tra il 1994 e il 2001 si sono registrati 13 casi di morte per tumori all’apparato digerente.
Ci rassicurano. Ne usciremo, dicono, con l’impianto di Acerra e con quello di Santa Maria la Fossa, che verrà. Forti di chissà quale valutazione di impatto ambientale (VAS) sono a soli 20 km l’uno dall’altro, proprio in due di quei 19 Comuni già martoriati dalle discariche abusive e dai rifiuti tossici.
E qui, per chiudere il cerchio -ma in un modo privo di virtù- potremmo riprendere la nostra storia dall’inizio:…noi crediamo che per fare un buon fuoco… E torneremmo, girando in tondo sulla stessa giostra, alla raccolta differenziata che né è raccolta né è differenziata, agli impianti di trattamento che non trattano nulla se non sporchi commerci, alle ecoballe che i Commissari straordinari continuano a fabbricare e a raccontarci. Taverna del re, in territorio di Giugliano, per citare solo una delle ferite del nostro territorio, è una faraonica, suggestiva, costruzione a ziggurat di pacchi involucrati nei teli di cellophan. Come non giustificare le proteste e gli sbarramenti umani opposti ai camion gocciolanti percolato che cercano di entrarvi? Alle proteste della popolazione si risponde con le cariche di polizia. Al prefetto, Commissario, che minaccia le maniere forti, converrebbe chiedere se esistano maniere più forti e più grosse di quelle già usate fin qui, quando impone scelte non condivise, quando condanna un territorio ad un’emergenza senza fine, e la gente -che lo abita e che ne vive- ad ammalarsi di malattia e di paura. Quando esautora la popolazione da qualsivoglia diritto all’autodeterminazione.
Il decreto legislativo 152/2006 conferisce la privativa della gestione dei rifiuti agli enti che se ne occupano attualmente, in attesa di aggiudicare tutto il servizio ai privati.
Il comune di Casaluce, sommerso dai rifiuti, si è organizzato per fare almeno la raccolta differenziata: fa una gara d’appalto, aggiudica il servizio. Iniziativa bocciata dalla Regione: solo i consorzi esistenti possono gestire! (nel caso specifico il consorzio Geoeco). Non lo fanno? Pazienza. Si paga la penale, si scioglie il contratto e tante scuse. Si è provato, allora, ad allestire una raccolta casereccia: i cittadini hanno portano plastica, vetro e carta al Comune, poi è stata chiamata la Geoeco per il trasporto. Risultato? Un sindacalista minaccia di sporgere denuncia per raccolta differenziata abusiva!
Il professore Fortunato Allegro ha organizzato una raccolta differenziata volontaria nel liceo scientifico “Fermi” di Aversa, consegnando direttamente i prodotti raccolti alla Erreplast, azienda di riciclo della plastica, che, per assurdo, sconta la mancanza di materia prima, mettendo a rischio posti di lavoro sicuri. E’ intervenuta la società Geoeco: l’iniziativa è illegittima.
Ecco le nuove definizioni del reato. Chi fa una propria raccolta differenziata, chi cerca di risolvere un problema enorme tirandosi su le maniche, senza aspettare interventi calati dall’alto, oggi, in Campania, chi cerca la legalità e la salute pubblica, compie un reato!

Crediamo che il problema rifiuti meriti una grande attenzione, da parte di tutti. Giacché esso segna la fine di un’epoca, la crisi di un sistema, il crollo del pensiero deresponsabilizzato rispetto al “poi” e rispetto a “quel che avanza”. Rifiuto non può più stare per ciò che rifiutiamo di guardare. Si tratta, a questo punto della Campania, a questo punto della cultura, di prendere familiarità con le scorze dell’esistenza, mettervi mano per assecondarne il destino di rinascita. Per sviluppare nuovi e più sensibili laboratori di creatività. Ma occorre che vi sia la libertà, al di fuori della deroga continua dei provvedimenti straordinari, di mettersi a confronto e collaborare tutti ad un disegno che ci appartiene, e sul quale si tiene la nostra sopravvivenza.
La soluzione va cercata in una regolamentazione dei consumi, in uno sbarramento al delirio produttivo che sceglie componenti ed imballaggi privi del biglietto di ritorno, in una riforma dei comportamenti. Riutilizzo, riciclo. Per il raggiungimento di quote spinte fino all’80/90%. E’ possibile.
La soluzione sta anche in formule flessibili, che ci consentano di prendere parte alle scelte, e di provarci nella sperimentazione creativa di moduli periferici di smaltimento, dove applicare e tenere a controllo la quota individuale di collaborazione e di responsabilità civica.
La soluzione, infine, ma innanzitutto, sta in una bonifica dei nostri territori, senza la quale il ripristino della relazione con l’ambiente è impossibile.

Solidarizzano con noi:

Gianni Biondillo, Claudio Calabritto, Giovanni Cerchia, Antonella Cilento, Gabriella Clemente, Davide Costanzo, Riccardo Dalisi, Giuseppe De Angelis, Nicla De Angelis, Ortensia De Francesco, Luca De Rosa, Salvatore Di Vilio, Raffaele Ferrara, Cherubino Gambardella, Andrea Granito, GianPaolo Graziano, Ida Marino, Maurizio Martinella, Luca Molinari, Giuseppe Montesano, Rosa Motti, Lorenzo Mottola, Luciano Palmiero, Antonio Pascale, Angela Pellecchia, Mario Pisani, Salvatore Ravo, Beniamino Servino, Luigi Spina, Paola Servillo, Eugenio Tescione, Salvatore Tornincasa, Davide Vargas, Carmela Vargas, Giancarla Verolla,

5 Comments

  1. Giocatore d'Azzardo
    Posted 12 Dicembre 2007 at 15:55 | Permalink

    Drammatico resoconto, ma non sono concordo con l’innazitutto finale. Metterei la bonifica del territorio al secondo posto, dopo la bonifica della classe politica e dirigenziale della Campania.

    Blackjack.

  2. Posted 12 Dicembre 2007 at 16:16 | Permalink

    Concordo con Giocatore d’Azzardo, perché - come sottolineato anche nel pezzo - il vero problema sono le gare d’appalto vinte sempre da chi offre il massimo ribasso, senza tener conto di standard di eco-compatibilità e sicurezza. Gli unici che possono dare una sterzata a questo malcostume sono coloro i quali hanno voce in capitolo nelle assegnazioni, ed è ora che lo facciano.

    E’ avvilente leggere come siano state frustrate le iniziative promosse dai cittadini per ovviare alla mancanza della raccolta differenziata. Mi chiedo chi tutelino le istituzioni. Ma è solo una domanda retorica, perché so già la risposta…

  3. CLAUDIO GAMBARDELLA
    Posted 12 Dicembre 2007 at 22:15 | Permalink

    Che fare? Da quel che si legge e dalle circostanziate relazioni degli studiosi dell’Assise di Palazzo Marigliano di Napoli, guidata da Gerardo Marotta, si comprende che la situazione sanitaria degli ultimi anni in alcune aree della regione si è già aggravata per la presenza di discariche abusive e altro. Si comprende, anche, che la situazione si aggraverà ulteriormente e irrimediabilmente in futuro con la costruzione del mega inceneritore di Acerra. Se il governo locale e quello nazionale non intervengono (come non possono intervenire!), bisogna individuare altri interlocutori, meno cointeressati da collegamenti di natura parttica, a livello europeo che avviino al più presto un’inchiesta per bloccare la costruzione del mega inceneritore di Acerra e imporre la bonifica del nostro territorio. Non solo, la Comunità Europea dovrebbe esaminare l’intera gestione dei rifiuti in Campania imponendo tempi e modalità che garantiscano la salute dei cittadini campani. Se quanto si dice sull’aumento dei tumori in alcune aree della Campania risponde al vero, secondo me andrebbe anche coinvolta l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Insomma, è inutile combattere contro chi questa situazione l’ha provocata!

  4. davide vargas
    Posted 13 Dicembre 2007 at 12:35 | Permalink

    Perché il presidente della republica, che pure è napoletano, non interviene su questa catastrofe?
    Perché all’inaugurazione del Vulcano Buono quando bassolino ha detto a Renzo Piano che si era difronte al segnale di una nuova Campania, nessun giornalista è intervenuto a richiamare l’attenzione di tutti sui cumuli di rifiuti nascosti dietro l’angolo?
    Perché lo stesso non è accaduto con Prodi e Zapatero?
    Perché infine ci si indigna solo per i morti sul lavoro o nelle cosidette missioni di pace e nessuno parla dei morti per tumore della mia terra?

  5. Luca de Rosa
    Posted 13 Dicembre 2007 at 13:59 | Permalink

    I corpi di oltre 5 milioni di abitanti della Campania sono devastati dal disastro ambientale dei rifiuti.
    Il profitto è l’unico dio del capitalismo. Nel suo nome le industrie del nord hanno smaltito per decenni milioni di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi nei nostri territori. La camorra ha sotterrato nelle nostre terre i loro veleni a un decimo del costo legale. La stessa industria del nord (FIBE, cioè FIAT) ha puntato a fare ulteriori profitti con gli inceneritori.
    I corpi di 5 milioni di persone, la loro salute e le loro vite, sono barattati in cambio di profitti di miliari di euro.
    Le istituzioni sono dalla parte del profitto, contro la propria gente.
    La camorra è il braccio industriale, politico e militare della grande operazione economica: trasformare la morte di 5 milioni di persone in profitti spettacolari.
    Non è un problema solo delle genti della mia terra. Il capitalismo sta sperimentando qui, su un territorio dalle ataviche debolezze economiche e sociali, un nuovo modello di sviluppo.
    La campania è territorio di frontiera per questa macabra sperimentazione. Il resto del paese non deve sentirsi al sicuro, anzi.
    Chiedo a voi cittadini dell’Emilia, dell’Umbria, del Lazio, della Lombardia, della Toscana, del Veneto: ma non vi accorgete che già tra di voi si aggira il modello economico e sociale camorrista? Non vedete il settore dell’edilizia completamente in mano ai casalesi anche lì da voi? non vedete pezzi crescenti della vostra economia acquistati con i profitti illegali della camorra? Veramente pensate di essere immuni dal contagio?
    I 5 milioni di corpi di uomini e donne della campania chiedono la primaria libertà di vivere. Sono soffocati da un potere economico che zittisce anche la stampa (la proprietà dei grandi giornali è la stessa che fa profitti sulla salute dei campani).
    E’ dovere dei 58 milioni di italiani lottare al fianco del popolo campano. E’ innanzitutto nel loro interesse e dei loro corpi stessi.

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