Filippo Napoletano, in mostra alla Sala Bianca a Firenze

Filippo Napoletano, in mostra alla Sala Bianca a Firenze Filippo Napoletano è uno dei protagonisti ingiustamente meno conosciuti della cultura figurativa del primo Seicento.

14/dic/2007 10.49.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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Filippo  Napoletano è uno dei protagonisti ingiustamente meno conosciuti della cultura figurativa del primo Seicento. Attivo a Napoli,  Roma e Firenze, inventa e diffonde un particolare aspetto della pittura di genere (precorrendo i ‘Bamboccianti’) e di paesaggio, ispirandosi alla pittura olandese. Filippo, che lavora in parallelo con il fiammingo Paul Bril e col romano Agostino Tassi, crea una tipologia di paesaggio assai varia , che avrà grande influenza sulle generazioni più giovani,  in particolare su Claude Lorrain  e  Salvator Rosa. Filippo di Liagno, nome d’origine spagnola italianizzato in D’Angeli, più comunemente detto Filippo Napoletano fin dalle fonti contemporanee, nasce a Roma nel 1589. A Napoli, dove la sua famiglia si era trasferita, si svolge la sua formazione artistica, probabilmente nello studio del caravaggesco Carlo Sellitto. A circa 25 anni Filippo rientra a Roma per cercarvi fortuna, orientandosi, nel tempo in cui cominciano a definirsi i ‘generi’ pittorici,  soprattutto verso la pittura di paesaggio dominata da Adam Elsheimer e da Paul Bril, e verso la ‘pittura di storia’ sulla traccia del Cavalier D’Arpino.  Il suo successo è attestato dalla protezione accordatagli dal cardinal Del Monte (il primo protettore romano del Caravaggio), che lo accoglie in casa e lo fa  entrare  in contatto con i Medici. Dal 1617 al 1621 Filippo, invitato dal cardinal Carlo de’Medici, si trasferisce alla corte fiorentina con uno stipendio fisso e numerosissime richieste di opere. Dopo la morte del Granduca Cosimo II nel 1621, Filippo rientra a Roma dove per una decina d’anni (vi muore nel novembre 1629) continua la sua caratteristica produzione di quadri di piccole dimensioni, ma s’impegna anche nella decorazione a fresco di dimore patrizie, soprattutto affascinato dal paesaggio romano con le sue rovine antiche nella cui rappresentazione si avvicina ai modi degli olandesi Poelenburgh e Breenbergh.  
Un'interessante mostra viene dedicata oggi proprio a Filippo Napoletano presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti fino al 27 aprile 2007, aggiungendo una sfaccettatura al già splendido diamante delle arti alla corte fiorentina del Seicento. Dopo trent’anni di studio e di ricerche in archivio, Marco Chiarini ha ricostruito nella sua monografia l’opera di Filippo, interessato ad illustrare aspetti fantastici e folcloristici del suo tempo con un realismo meticoloso ed ironico rivestito di colori vivaci e preziosi come i supporti che preferisce: il rame, il diaspro, la pietra di ’paragone’ o la ‘paesina’. Chiarini ne delinea la personalità distinguendola da quelle di Agostino Tassi, di Cornelis van Poelenburgh e di Bartholomeus Breenbergh, sotto i cui nomi si nascondevano tante sue opere. Infatti Filippo Napoletano, al suo tempo artista famoso, celebrato dai contemporanei Giulio Mancini, Giovanni Baglione e Cassiano dal Pozzo,  e fino a Luigi Lanzi,  come il creatore di composizioni stravaganti, di raffigurazioni di fuochi, di navigli, di scheletri, ma anche e soprattutto come specialista di battaglie e di paesaggi, era poi stato dimenticato. Per Firenze e per Palazzo Pitti un interesse particolare riveste la ricostruzione del triennio fiorentino di Filippo. Una cinquantina dei suoi quadretti di genere, dei suoi quadri sacri e di storia, e dei suoi paesaggi dipinti per il granduca Cosimo II e allora distribuiti nelle stanze del suo appartamento, ritornano nello stesso palazzo, riuniti nella Sala Bianca.     Accanto alla monografia, un’agile Guida alla mostra , scritta da Marco Chiarini, è stata prodotta dalla casa editrice Centro Di per accompagnare i visitatori nel percorso espositivo.
Filippo Napoletano alla corte di Cosimo II de' Medici (1617-1621)
Sala Bianca, Galleria Palatina, Palazzo Pitti
Fino al 27.04.2008
 
Nicoletta Curradi
 
 
 


Nicoletta Curradi

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